PDI^2

Ragioni per cui amo ruby numero 1002, 1003

ruby, oop, java October 30, 2005 9:39 pm (Save post)

Ispirato da una discussione su wup.it, mi sono tornati in mente questi due esempi del perché preferisco ruby a java:

Come mettere un array di tipi base in una lista
Sostanzialmente, l’unico modo (che io conosca) è farlo a mano.
Riscriversi un bel ciclo ogni volta, error prone come piace a noi.
Si noti che esiste un Arrays.asList(Object[]) ma visto che i tipi base in java non sono oggetti, non funziona.
Non solo, per quel che ne so non è neppure possibile scrivere un metodo generico che trasformi un array in una List, in quanto a livello di linguaggio non c’è un’associazione tra i tipi primitivi e le rispettive classi Boxed.
Ovviamente si può risolvere con una sfilza di if/else ma non è che sia un granché come soluzione.

null non è un oggetto
Il che significa che non posso scrivere null.equals(foo).
Il che a sua volta significa, ad esempio, che un metodo per verificare l’uguaglianza tra due oggetti Pair, cioè dei contenitori di coppie di numeri, in ruby sarebbe:

 class Pair
  def == (other)
   first == other.first  and  second == other.second
  end
 end

mentre in java viene una cosa come questa (scrollare fino alla riga 43, poi sono 42 righe di codice, java5, la versione che dovrebbe semplificare tutto) [link alternativo senza note/sintassi colorata].
E c’è chi dice che non avere distinzioni tra tipi primitivi e non sia una cosa buona :D

MiniRecensione: A me le guardie!

lettura 4:14 pm (Save post)

Non è il più bel libro di Terry Pratchett che mi sia capitato di leggere, ma è divertente e scorrevole (e decisamente meglio di “Maledette Piramidi“).

In questo ottavo libro della saga del Mondo del Disco pubblicato da Tea in Italia, si ritrovano gli spunti che la caratterizzano, a partire dalla dedica iniziale:

Potete chiamarle Guardie di Palazzo, Guardie Cittadine o Guardie e basta. Qualunque nome abbiano, in ogni opera di genere fantasy-eroico il loro scopo è lo stesso: più o meno al capitolo 3 (o dopo dieci minuti di film) irrompono nella stanza, attaccano l’eroe uno alla volta e vengono massacrati.

Per chi non lo conoscesse, Pratchett è è un autore che riesce a giocare con i cliché del genere fantasy senza suonare scontato e prevedibile, ma avendo sempre una comicità fresca e paradossale che si annoda su se stessa infilando in un unico cappio antieroi da film noir, magia, leggende metropolitane moderne e (pseudo)scienza (esistono altri libri che parlino sia di draghi che di spazi frattali?) , il tutto come se un senso ci fosse davvero. O forse c’era e sono io che adesso non me lo ricordo più.

I protagonisti del libro sono i resti della guardia cittadina di Ankh-Morpork, la citta principale del mondo del disco, oramai ridotta a 3 soli membri ma che viene rimpinguata dall’arrivo di un nano alto due metri e dieci assolutamente candido e pieno di pericolosissime buone intenzioni.

Nel mentre, l’associazione segreta dei Confratelli Elucidati della Notte D’Ebano (tre porte più giù dei Confratelli Illuminati di Ee) cerca di evocare un Drago, in modo che possa attaccare la città, ed il tutto allo scopo di far si che un legittimo erede al trono, vacante come in qualsiasi storia fantasy che si rispetti, venga fuori da qualche parte portando una spada magica e risistemando il regno per il meglio, così come sempre accade in questi casi.
Ogni riferimento a guerre a fine di pace è puramente necessario.

Infine, per chi lo conosce, il Bibliotecario in questo libro si prende una bella parte portandoci persino a fare una passeggiata nello Spazio-B del quale non è dato parlare in questa sede.

Ok, non è la Guida Galattica per L’Autostoppista, ma è decisamente da leggere.

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