PDI^2

Scontri a Budapest.

personale, erasmus October 24, 2006 2:52 pm (Save post)

È meno peggio di quel che pensate, ma c’è un bel casino.
Quasi quasi mi metto a fare il citizen journalist, ma che dovrei dirvi?
Che il 99% della gente è calma e serena e sono solo pochi esaltati che fanno rumore? Che ho visto bambini giocare su un tank del ‘56 e poi nella stessa piazza il coinquilino J. si è beccato una sassata e i lacrimogeni? Suvvia, il mio balcone ha la vista panoramica sulla rivoluzione, e delle nove persone che erano a casa mia ieri sera 7 erano per le strade poco prima, avrei un sacco di cose da dirvi, ed un sacco di foto e di filmati, ma al momento sottomano ho poca roba. Se proprio volete fate un fischio, ma tanto saranno pieni flickr e youtube.

E poi siamo realisti, non posso mica dirvi che sono più bravo io fare rivolte di questi, o che praticamente non hanno rotto nanche una vetrina, o che da Astoria a Blaha Luiza, 400 metri di strada per 5 ore di “lotta”, non c’è stato un singolo oggetto che abbia colpito i poliziotti e le persone manganellate saranno state più o meno sei, e in modo molto gentile. Che addirittura i rivoltosi invece di prendere delle transenne per fare una barricata le hanno lasciate a 4 tizi che erano rimasti a guardia di attrezature audio. Si, sono andati lì, uno gli ha detto “no queste ci servono” e loro se ne sono andati dopo aver contrattato: ne han prese solo la metà.

Il giornalista serio deve parlarvi di roba tipo feriti e migliaia di manifestanti. Magari farvi vedere la foto del coglione per strada che si inginocchia davanti alle candele (saggiamente incitato dai fotografi). Se poi è di sinistra dovrà dirvi che sono manifestanti di destra o magari neonazisti, e se magari è di destra inneggerà alla popolazione che chiede giustizia e libertà (abile artificio antinomico, peraltro). Se è un 31337 blogger journalist italiano probabilmente vi darà il link al photoset su flickr e commenterà la nuova uscita di firefox.

Sempre che almeno le notizie degli scontri e della festa per i 50 anni della rivoluzione siano arrivati (come credo ma non so per certo).
Potrebbe incuriosirvi che 50 anni fa’, a Roma, la gente aveva manifestato per solidarietà, e addirittura c’erano stati scontri per strada. Ma erano fatti più seri, e il mondo era più piccolo.

Pycon Uno

programmazione, blogosfera, italia October 21, 2006 2:48 pm (Save post)

I due compari si stanno dando da fare.. a febbraio la prima conferenza italiana dedicata a python. Figata! e la fanno quando sono anche io nel bel paese!

Un certo brusio di fondo mi fa sospettare una conferenzuccia in arrivo anche per ruby, ma è giusto che si vada in ordine di anzianità dei linguaggi.

Eppure ancora io sogno la mia conferenza ideale, dedicata a tutti quei linguaggi che non sono Java e C#, in cui si possa discorrere delle differenze tra le metaclassi in python e smalltalk, delle similitudini tra i blocchi in perl e ruby , di come la programmazione monad-style haskellista sia applicabile ed utile in lisp e di come la gestione della concorrenza in erlang si correli a quella in alice. Magari un giorno.
UPDATE:

febbraio, non settembre, come fa giustamente notare lawrence, e link corretto. Si scusate mi sto esaurendo.

spigolature da budapest: l’ungheria

personale, erasmus October 15, 2006 1:19 pm (Save post)

Solitudine è quando stai da solo al pc perché i coinquilini stanno da qualche parte nel mondo, sorseggiando birra da una tazza IKEA e mangiando pane e salame. Ma siamo seri, solitudine è solo quando questo ti intristisce, e invece io sto qua allegro a sentirmi i Cure.
Che tanto per dirlo, la prima discussione intima che ho avuto col coinquilino C. era a riguardo di Just Like Heaven. Show me how you do that trick, the one that makes me laugh, she said. E dice più questa frase che l’intero stilnovo.

Parlando di salame, iniziamo questa seconda raffica di nozioni eterogenee partendo dall’idea che il salame ungherese ovviamente qua non si trova. Il che non è poi troppo strano, vista la quantità devastante di fraintendimenti culturali tra italia e ungheria.
Non ultimo, il fatto che il bel paese qua si chiami olaszorsag, cosa che causa riflessioni del tipo “come possono chiamare una nazione in un modo così differente dal nome vero”?
Ovviamente il fatto che l’ungheria si chiami effettivamente Magyarorszàg[1] è un dettaglio scarsamente rilevante nell’ottica dell’imperialismo culturale.

D’altronde, come interagire con un popolo che esiste da sempre per fatti suoi? Il ceppo ugro-finnico comprende solamente ungheria e finlandia, e l’unica parola vagamente simile tra le due lingue è “bomba a mano”. Tra l’altro l’assenza di un sottofondo greco-romano ha prodotto dei mostri, come l’università in cui studio, il Mùegyetem, traducibile grossomodo come “politecnico”.

Secondo le mie fonti, il nome è composto da due parti: mu, abbreviazione di muszaki (tecnologia) ed egyetem, che sarebbe università. Senonché egyetem è una parola inventata duecento anni fa, _copiando_ la versione latina, ovvero costruendo una parola che iniziasse con “uno” (egye).
E la cosa più interessante è che “mu” da solo significa falso. Per cui politecnico significa una cosa come “falsa università” o forse “falso unico”.

Ad ogni modo, nonostante la falsità delle proprie istituzioni, l’ungheria ha prodotto menti eccelse, tra cui l’inventore del trasformatore, rubik (quello del cubo) e biro (quello della penna a sfera). Alcuni magiari sostengono di aver inventato il motore a scoppio, ma ho forti dubbi a riguardo. In compenso credo sia ungherese il motore senza pistoni di cui non ricordo il nome, basato su una specie di trapezio semovente.

A proposito di glorie passate, ho finalmente visto l’ultimo monumento dell’epoca comunista, che la popolazione vorrebbe abbattere ma che non può essere toccato a causa di accordi con la russia. Il monumento, una stele abbastanza inutile che mi pare sia dedicata al milite ignoto dell’armata rossa, sorge in una piazza interessante per due motivi: prima c’era la sede del Partito e l’ambasciata russa, che sono state sostituite rispettivamente da una banca e da quella americana. Queste si che sono allegorie.

Tra l’altro tale piazza sorge vicino al parlamento, ed è regolarmente colma di gente che continua a manifestare da un mese. Ma non è la frangia estremista nazifascista che vorrebbero farvi pensare. Ci sono i nonni con le bandiere da cui strapparono il logo socialista, bambine coi palloncini e papà col figlioletto in spalla.

Certo, va detto che sono papà brutti, come il 98% dei maschi ungheresi, e al contrario delle ragazze, che sono invece molto carine. Come questo sia possibile, e come possa essere possibile nonostante gli incroci tra queste due popolazioni, è una domanda a cui è difficile dare risposta, la teoria corrente è che dipenda dal cromosoma Y, ma non me ne intendo troppo di genetica.

Infine, saltando di palo in frasca, palma d’oro della settimana al coinquilino C. che nel tentativo di imboscarsi con una fanciulla si è sentito dire la simpatica frase “è meglio di no, tu sei ubriaco, io sono ubriaca, potremmo fare cose che non vogliamo veramente”.
Credo che la mettano anche nei manuali di conversazione, in modo simile a “non sei come immaginavo”[2] e “non sei tu, sono io”.
A giudicare dalla frequenza con cui.. emh.. viene fuori l’argomento.. credo che la frase che più meriterebbe di stare in quel manuale è “ho le mie cose”. In caso vi servisse, pare funzioni dire “in The Period”, occhio alle maiuscole, o “in The Hard Days”. I portoghesi, nettamente più avanti, dicono che “il benfica gioca in casa”[3].

Ovviamente il pensiero di C. è stato “si, potremmo fare qualcosa che non vogliamo tipo avere questa conversazione”, il ragazzo è sfidanzato ed ovviamente non è che da lucido pensi “oh no, devo mantenermi puro”. Il che è stato perfettamente espresso come it’s not like: I drink, I want to fuck. I _breath_, I want to fuck.

[1] per quel posso dire, la parola va letta come må*årorsag dove å è un suono tra o ed a. L’asterisco serve a rappresentare la lettera gy, che ha un suono intermedio tra g, gh, j, d e y ed è impronunciabile a meno di essere calabresi. Per visualizzare bene un punto intermedio tra cinque cose può essere utiile pensare ad uno spazio toroidale.

[2] secondo studi alieni basate sulla frequenza d’uso, la frase pare significhi “buongiorno”, sebbene alcuni linguisti di proxima centauri osservando che al 99% viene detta da donne ritengono sia in realtà “buongiorno signore” [cit]

[3] le espressioni slang portoghesi sono fantastiche, e credo valga la pena di investire una nota per dire che nel biliardo per dire “passami la stecca corta” dicono “passami il rui barros” :)

V.V. Online again

personale October 13, 2006 2:08 pm (Save post)

festeggiate con me, Valentino ha (ri)aperto un blog. Speriamo che sia costante :)
Sarà stata l’influenza di ludo, che chiedeva blog in italiano per lui e per lawrence, e cazzarola ha funzionato due volte su due (lawrence in ita). Non è che il prossimo post potrebbe essere “a quando un 30 e lode in Reti Logiche per gabriele” ?

Intimately

erasmus October 12, 2006 12:16 pm (Save post)

Svegliarsi e partire la giornata con i lamb, Mi spiace per voi, che non avete una canzone con il vostro nome (beh, 7 ottavi) per svegliarvi. E quindi scusate se parto in un delirio che sembro isabella santacroce, con ripetizioni, ’stammatina gira così.

Email: giovedì shooting party, prenotare in advance.
Shooting Party? Fico pistole a vernice! Ma no, scemo, sarà shot as in shortini di rum e pera e palinka e sant’hubertus e vodka e brandy. Ah cazzo hai ragione, questo ha più senso. Email, again: se volete il kalashnikov, costa di più. Dissolvenza a stella.

Happy birthday to you/ feliz cumpleano a ti/ tanti auguri a/ nessuno/ happy birthday to you. Ci sono momenti in cui è appropriato cantare canzoni da festa anche se non è la festa di nessun presente. dopo ci vogliono otto minuti di spiegazioni, che farete meglio a evitare. E tenete lontani i portoghesi, la cui versione di “tanti auguri” è straordinariamente complessa, e non contiene nemmeno una ripetizione. D’altronde ci sono momenti di festa in cui è meglio stare zitti, e sentirsi pensare.

Tra una festincasa e l’altra, arriva la polizia una volta su due. Ed il bello è quando la polizia non viene, e io sono sul balcone interno a fumare solo, per il discorso di cui sopra, e la vicina mesozoica si avvicina e chiede in spagnolo se sia il compleanno di qualcuno. E non so come ci capiamo, ma ci capiamo, si lo è. E mi regala una bottiglia di vino, invece di chiamare la madama.

Tokaji, lo chiamano qua. E in UE litighiamo con gli ungheresi per la quasi omonimia di un vino che non ha niente a che vedere col nostro tocai. Ma strasburgo è lontana, e pure bruxelles, quindi siamo liberi di farcela da noi l’europa unita, su solide basi alcoliche, ed annettendo nazioni più o meno confinanti come la tailandia, il giappone e l’etiopia. Confidando che anche se la tua religione vieta l’alcool, sei comunque ubriacone in spirit. Ah ah, spirit.

La Mia Teoria Linguistica Unificata si basa sul concetto che ogni lingua sia in realtà un dialetto dell’italiano. L’indizio di ieri è “cul sec”, versione transalpina del bere in un colpo solo. Da me non si dice, ma dalle parti della mia dolce metà dicono appunto “a culo asciutto”. In spagnolo è Hidalgo.

Il che mi ricorda che devo scaricare un po’ di guccini da internet, anche se in realtà mi sta sulle palle, ma ogni tanto c’è bisogno di sentire Don Chisciotte. Sto ricostruendo la mia cultura in un paio di giga. Primo downoad:

È ‘na canzone senza titolo, tanto pe’ cantà, pe’ fa’ quarche cosa, nun è gnentede straordinario, è robba der
paese nostro, che se pò cantà puro senza voce, basta ‘a salute.
Quanno c’è ‘a salute c’è tutto. Basta ‘a salute e ‘n par de scarpe nòve, pòi giràtutt’er monno.
E m’accompagno da me.

Ciao Ni’ , ce manchi. Ciao cuccy, mi manchi.

E il coinquilino J. mi dice “hai visto, la ragazza del finlandese? Ieri stava impazzendo perché sarebbe arrivata oggi”. J. è così anche per me, lo sai? Yes but is not like you’re counting days. 18. Oh, sorry.

Lunedi festa da noi, “bring something stupid” edition. Vi farò sapere come va, l’altra volta ho dovuto cacciare via la gente alle sei e mezza del mattino. Dal mio letto. E manco se ne sono andati, sono solo passati in un altra stanza.

TRM out!

ruby, personale, ruby-it October 11, 2006 4:02 pm (Save post)

The Ruby Mine vuole essere per ruby qualcosa di simile a quel che è TSS per Java, e cazzarola, l’inizio è buono, ho visto qalcosa delle cose ce verranno e c’è da leccarsi le orecchie. Vabè, conoscendo la gente che scrive, non mi aspettavo niente di meno.
Detto tra me e te, Caro Lettore, avrei sempre voluto aggiungere un’interfaccia editoriale al wiki, e permettere alla gente di postare news & articoli, stile perl.it ma aperto. Mea culpa, non l’ho mai fatto.
Meglio così, tanto non avrei mai raggiunto questi livelli di professionalità :) .

Ma ora, per favore, la piantiamo di fare cose interessanti mentre il sottoscritto non è disponibile? ;P

Viaggi di ordine superiore - Bratislava

personale, erasmus October 6, 2006 12:27 pm (Save post)

Caro Lettore, non sono ancora dedito all’acido lisergico, semplicemente ho passato l’ultimo weekend a bratislava, partendo e tornando da budapest.

4 ore di autobus, con lo sconto studenti sotto i 26 anni sono circa undici euri, ovviamente il sottoscritto lo prende sotto la coda avendoli compiuti ad agosto e ne spende venti, mentre i suoi otto compari di tre nazionalità differenti strabuzzano gli occhi scoprendo l’età del nostro. Ma va bene così.

Bratislava, ridente cittadina sulle rive del danubio, che là si chiama dunaj e non è affatto blu ma verdastro, si rivela posto inadatto allo sprovveduto turista fai da te, in quanto c’è penuria di ostelli ed alberghi, e quindi i prezzi lievitano, e sarebbe stato il caso di organizzare il viaggio con più di otto ore di anticipo.

I generi necessari alla sopravvivenza del gruppo, birra e vodka, seguono uno schema abbastanza semplice. Prezzi europei al centro, e post sovietici in periferia. Ciò fa si che il Vostro spenda 2 euri per una birra da 33 il sabato sera, e un euro per mezzo litro più un hot dog il giorno dopo.

Il problema è che, diciamocelo, non si capisce dove stia il centro di questa cavolo di città. Zone della stessa sembrano completamente degradate pur essendo a tre metri dalla via principale, il che rende più complessa e dispendiosa la vita dei nostri personaggi, che riescono comunque ad ubriacarsi in massa, rimediare tre pasti caldi e intrattenere rapporti con la fauna locale. Lo scrivente passa parecchio tempo a parlare con uno slovacco che ovviamente non parla inglese ma mastica qualcosa di italiano.
Si, slovacco, sono fidanzato. Ma per i curiosi, le slovacche sono le tipiche bellezze slave, due metri di capelli biondi e occhi azzurri. Gli slovacchi, invece, sono le tipiche bellezze slave, due metri di alcolizzato molesto con espressione criminale.

Alla salute si dice “nasdrovie”, pressappoco come in slovenia, russia, ucraina e bielorussia. Ma perché preoccuparsi di imparare una lingua slava?
Bratislava è visibilmente una provincia del bel paese, come ci confermano i seguenti fatti:
- un negozio su tre ha un nome italiano, o è di una marca italiana.
- un ragazzino di undici anni ci da’ indicazioni in italiano per arrivare ad un ostello
- il trenino turistico descrive i posti prima in italiano e poi in inglese
- il primo volantino che troviamo che parla di posti dove mangiare indica come prima scelta un ristorante italiano
- nel museo delle armi (che ha senso visitare, sta in una torretta con vista sulla citta) ci sono foto di un reparto militare slovacco che si chiama “fonte d’amore” mentre sfila davanti al re d’Italia
- l’addetto alle informazioni nel palazzo del Primate (entrata gratis per gli studenti) si dilunga in una discussione sui relativi meriti di prodi e berlusconi

Mentre i compagni di viaggio si interrogano sul motivo per cui gli slovacchi siano italiani trovano tempo per girare la città. Che diciamocela tutta, non è granché. Non si può dire che sia brutta, ma budapest gli fa 6-0 6-0. Roma, città dello scrivente, non gioca neanche nella stessa categoria. Riformulo: non è neanche lo stesso sport.
Il castello è carino da fuori, ma all’interno è ridicolo. La cattedrale non è granché, ma i palazzi colorati, parlamento, comune e “stare mesto” sono carini. Le chiese ortodosse sono simpatiche, specie se trovate un rito in atto. Le spose pare vestano di azzurro invece che di bianco. Però ovviamente la cosa più caratteristica della città sono le statue.
In pratica gli slovacchi, in preda a droghe non specificate, hanno infilato un po’ ovunque bronzi che mostrano un personaggio che fa qualcosa. L’operaio che esce dal tombino, il paparazzo, quello sulla panchina etc, e questo risveglia nei turisti la produzione di quell’ormone particolare che li porta a fare foto idiote, motivo per cui noi, totate di trecento foto in un mese di erasmus, raddoppiamo il numero in due giorni.

Tra i piatti locali sperimentati: una cosa che assomiglia pericolosamente ai ravioli ed una sorta di polpette fritte. Anche qua, abuso di panna acida ovunque come in ungheria.

Conclusione: vale la pena di girare qualsiasi città al mondo, compresa questa, ma non mettetela in cima alla lista.

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