Solitudine è quando stai da solo al pc perché i coinquilini stanno da qualche parte nel mondo, sorseggiando birra da una tazza IKEA e mangiando pane e salame. Ma siamo seri, solitudine è solo quando questo ti intristisce, e invece io sto qua allegro a sentirmi i Cure.
Che tanto per dirlo, la prima discussione intima che ho avuto col coinquilino C. era a riguardo di Just Like Heaven. Show me how you do that trick, the one that makes me laugh, she said. E dice più questa frase che l’intero stilnovo.
Parlando di salame, iniziamo questa seconda raffica di nozioni eterogenee partendo dall’idea che il salame ungherese ovviamente qua non si trova. Il che non è poi troppo strano, vista la quantità devastante di fraintendimenti culturali tra italia e ungheria.
Non ultimo, il fatto che il bel paese qua si chiami olaszorsag, cosa che causa riflessioni del tipo “come possono chiamare una nazione in un modo così differente dal nome vero”?
Ovviamente il fatto che l’ungheria si chiami effettivamente Magyarorszàg[1] è un dettaglio scarsamente rilevante nell’ottica dell’imperialismo culturale.
D’altronde, come interagire con un popolo che esiste da sempre per fatti suoi? Il ceppo ugro-finnico comprende solamente ungheria e finlandia, e l’unica parola vagamente simile tra le due lingue è “bomba a mano”. Tra l’altro l’assenza di un sottofondo greco-romano ha prodotto dei mostri, come l’università in cui studio, il Mùegyetem, traducibile grossomodo come “politecnico”.
Secondo le mie fonti, il nome è composto da due parti: mu, abbreviazione di muszaki (tecnologia) ed egyetem, che sarebbe università. Senonché egyetem è una parola inventata duecento anni fa, _copiando_ la versione latina, ovvero costruendo una parola che iniziasse con “uno” (egye).
E la cosa più interessante è che “mu” da solo significa falso. Per cui politecnico significa una cosa come “falsa università” o forse “falso unico”.
Ad ogni modo, nonostante la falsità delle proprie istituzioni, l’ungheria ha prodotto menti eccelse, tra cui l’inventore del trasformatore, rubik (quello del cubo) e biro (quello della penna a sfera). Alcuni magiari sostengono di aver inventato il motore a scoppio, ma ho forti dubbi a riguardo. In compenso credo sia ungherese il motore senza pistoni di cui non ricordo il nome, basato su una specie di trapezio semovente.
A proposito di glorie passate, ho finalmente visto l’ultimo monumento dell’epoca comunista, che la popolazione vorrebbe abbattere ma che non può essere toccato a causa di accordi con la russia. Il monumento, una stele abbastanza inutile che mi pare sia dedicata al milite ignoto dell’armata rossa, sorge in una piazza interessante per due motivi: prima c’era la sede del Partito e l’ambasciata russa, che sono state sostituite rispettivamente da una banca e da quella americana. Queste si che sono allegorie.
Tra l’altro tale piazza sorge vicino al parlamento, ed è regolarmente colma di gente che continua a manifestare da un mese. Ma non è la frangia estremista nazifascista che vorrebbero farvi pensare. Ci sono i nonni con le bandiere da cui strapparono il logo socialista, bambine coi palloncini e papà col figlioletto in spalla.
Certo, va detto che sono papà brutti, come il 98% dei maschi ungheresi, e al contrario delle ragazze, che sono invece molto carine. Come questo sia possibile, e come possa essere possibile nonostante gli incroci tra queste due popolazioni, è una domanda a cui è difficile dare risposta, la teoria corrente è che dipenda dal cromosoma Y, ma non me ne intendo troppo di genetica.
Infine, saltando di palo in frasca, palma d’oro della settimana al coinquilino C. che nel tentativo di imboscarsi con una fanciulla si è sentito dire la simpatica frase “è meglio di no, tu sei ubriaco, io sono ubriaca, potremmo fare cose che non vogliamo veramente”.
Credo che la mettano anche nei manuali di conversazione, in modo simile a “non sei come immaginavo”[2] e “non sei tu, sono io”.
A giudicare dalla frequenza con cui.. emh.. viene fuori l’argomento.. credo che la frase che più meriterebbe di stare in quel manuale è “ho le mie cose”. In caso vi servisse, pare funzioni dire “in The Period”, occhio alle maiuscole, o “in The Hard Days”. I portoghesi, nettamente più avanti, dicono che “il benfica gioca in casa”[3].
Ovviamente il pensiero di C. è stato “si, potremmo fare qualcosa che non vogliamo tipo avere questa conversazione”, il ragazzo è sfidanzato ed ovviamente non è che da lucido pensi “oh no, devo mantenermi puro”. Il che è stato perfettamente espresso come it’s not like: I drink, I want to fuck. I _breath_, I want to fuck.
[1] per quel posso dire, la parola va letta come må*årorsag dove å è un suono tra o ed a. L’asterisco serve a rappresentare la lettera gy, che ha un suono intermedio tra g, gh, j, d e y ed è impronunciabile a meno di essere calabresi. Per visualizzare bene un punto intermedio tra cinque cose può essere utiile pensare ad uno spazio toroidale.
[2] secondo studi alieni basate sulla frequenza d’uso, la frase pare significhi “buongiorno”, sebbene alcuni linguisti di proxima centauri osservando che al 99% viene detta da donne ritengono sia in realtà “buongiorno signore” [cit]
[3] le espressioni slang portoghesi sono fantastiche, e credo valga la pena di investire una nota per dire che nel biliardo per dire “passami la stecca corta” dicono “passami il rui barros”