personale, erasmus October 6, 2006 12:27 pm (Save post)
Caro Lettore, non sono ancora dedito all’acido lisergico, semplicemente ho passato l’ultimo weekend a bratislava, partendo e tornando da budapest.
4 ore di autobus, con lo sconto studenti sotto i 26 anni sono circa undici euri, ovviamente il sottoscritto lo prende sotto la coda avendoli compiuti ad agosto e ne spende venti, mentre i suoi otto compari di tre nazionalità differenti strabuzzano gli occhi scoprendo l’età del nostro. Ma va bene così.
Bratislava, ridente cittadina sulle rive del danubio, che là si chiama dunaj e non è affatto blu ma verdastro, si rivela posto inadatto allo sprovveduto turista fai da te, in quanto c’è penuria di ostelli ed alberghi, e quindi i prezzi lievitano, e sarebbe stato il caso di organizzare il viaggio con più di otto ore di anticipo.
I generi necessari alla sopravvivenza del gruppo, birra e vodka, seguono uno schema abbastanza semplice. Prezzi europei al centro, e post sovietici in periferia. Ciò fa si che il Vostro spenda 2 euri per una birra da 33 il sabato sera, e un euro per mezzo litro più un hot dog il giorno dopo.
Il problema è che, diciamocelo, non si capisce dove stia il centro di questa cavolo di città. Zone della stessa sembrano completamente degradate pur essendo a tre metri dalla via principale, il che rende più complessa e dispendiosa la vita dei nostri personaggi, che riescono comunque ad ubriacarsi in massa, rimediare tre pasti caldi e intrattenere rapporti con la fauna locale. Lo scrivente passa parecchio tempo a parlare con uno slovacco che ovviamente non parla inglese ma mastica qualcosa di italiano.
Si, slovacco, sono fidanzato. Ma per i curiosi, le slovacche sono le tipiche bellezze slave, due metri di capelli biondi e occhi azzurri. Gli slovacchi, invece, sono le tipiche bellezze slave, due metri di alcolizzato molesto con espressione criminale.
Alla salute si dice “nasdrovie”, pressappoco come in slovenia, russia, ucraina e bielorussia. Ma perché preoccuparsi di imparare una lingua slava?
Bratislava è visibilmente una provincia del bel paese, come ci confermano i seguenti fatti:
- un negozio su tre ha un nome italiano, o è di una marca italiana.
- un ragazzino di undici anni ci da’ indicazioni in italiano per arrivare ad un ostello
- il trenino turistico descrive i posti prima in italiano e poi in inglese
- il primo volantino che troviamo che parla di posti dove mangiare indica come prima scelta un ristorante italiano
- nel museo delle armi (che ha senso visitare, sta in una torretta con vista sulla citta) ci sono foto di un reparto militare slovacco che si chiama “fonte d’amore” mentre sfila davanti al re d’Italia
- l’addetto alle informazioni nel palazzo del Primate (entrata gratis per gli studenti) si dilunga in una discussione sui relativi meriti di prodi e berlusconi
Mentre i compagni di viaggio si interrogano sul motivo per cui gli slovacchi siano italiani trovano tempo per girare la città. Che diciamocela tutta, non è granché. Non si può dire che sia brutta, ma budapest gli fa 6-0 6-0. Roma, città dello scrivente, non gioca neanche nella stessa categoria. Riformulo: non è neanche lo stesso sport.
Il castello è carino da fuori, ma all’interno è ridicolo. La cattedrale non è granché, ma i palazzi colorati, parlamento, comune e “stare mesto” sono carini. Le chiese ortodosse sono simpatiche, specie se trovate un rito in atto. Le spose pare vestano di azzurro invece che di bianco. Però ovviamente la cosa più caratteristica della città sono le statue.
In pratica gli slovacchi, in preda a droghe non specificate, hanno infilato un po’ ovunque bronzi che mostrano un personaggio che fa qualcosa. L’operaio che esce dal tombino, il paparazzo, quello sulla panchina etc, e questo risveglia nei turisti la produzione di quell’ormone particolare che li porta a fare foto idiote, motivo per cui noi, totate di trecento foto in un mese di erasmus, raddoppiamo il numero in due giorni.
Tra i piatti locali sperimentati: una cosa che assomiglia pericolosamente ai ravioli ed una sorta di polpette fritte. Anche qua, abuso di panna acida ovunque come in ungheria.
Conclusione: vale la pena di girare qualsiasi città al mondo, compresa questa, ma non mettetela in cima alla lista.

