L’Autore chiede scusa al Lettore che ha apprezzato i suoi report da budapest, ma sta per tornare nel bel paese.

Il piano finale è stato compiuto con successo quasi completo, incontrando gli amici nel pub preferito, andando poi nella discoteca più scabrosa, effettuando finalmente la pisciata nel danubio che veniva rinviata da settembre e concludendo con la sigaretta sul balcone della casa che lo aveva ospitato negli ultimi mesi.
E lasciatelo dire, la mia città all’alba è favolosa.
Al momento si abusa la connessione ad internet dei ragazzi che gentilmente gli hanno salvato le chiappe ospitandolo per una settimana da quando è stato sfrattato.

E questo è il momento che si sta male, non perché la somma delle ore di sonno dell’ultimo mese è ad una sola cifra, e neanche perché si sta andando via, e neanche perché non si è riuscito a dire ciao a qualche persona cara.

Adesso si soffre per il fatto che a salutarti sono venute molte più persone di quel che credevi, comprese quelle che non avevi mai visto negli ultimi due mesi. Si sta male perché qualcuno ti ha fatto un regalo e non te l’aspettavi, e perché qualcuno che ti aveva detto non ci vedremo mai più a dicembre lo hai visto 5 volte negli ultimi 6 giorni. Perché le persone che credevi più pigre al mondo ti stanno accompagnando all’aeroporto svegliandosi alle 7 del mattino e facendosi un’ora di mezzi, e perché la tua vicina di (ex) casa ti ha incontrato in ascensore e ti ha detto che eri il suo preferito, anche se ti chiamava semplicemente “quello con i capelli lunghi”. Stai male perché le commesse del 24ore davanti casa ti hanno detto “arrivederci”, e perché nell’ultimo giorno hai conosciuto almeno trenta persone che stavano qui sin da settembre, e che ti hanno detto comuqnue che sono tristi perché parti. Perché la prima persona che hai conosciuto qui, e che non avevi più visto ha pianto abbracciandoti e parlandoti in italiano, anche se viene da un paese sperduto della catalogna, ma forse non è vero, è solo che ha parlato col cuore ed a un certo punto la grammatica e il lessico sono solo svolazzi sulla melodia dell’espressione.

Stai male, perché immagini cosa avrebbe potuto essere, è un’amputazione del senso della possibilità. Ma il nero è tale solo perché ha uno sfondo bianco.

E buonanotte, jo eiszakat Caro Lettore, ci si risente in italia.