erasmus May 3, 2007 9:36 pm (Save post)
dove l’Autore torna a Budapest, da vacanziero. Ospite di D. compare del primo semestre, e C., arrivato nel secondo, entrambi di bari.
Tra gli effettivi abitanti della casa figurano anche E. ed F., ragazze francesi del primo semestre con il quale non si è mai stretta amicizia profonda per una loro tendenza a non socializzare (leggasi: uscire, alcolizzarsi e darmela), di cui parleremo tra poco. Ve l’ho già detto, ma F. non me la diede a Ibiza 8 anni fa, sebbene continui a negare sostenendo che all’epoca aveva dodici anni e che non si chaiama Julie. Non ci sta neanche questa volta.
Tra gli abitanti non effettivi della nuova casa un paio di portoghesi, due bambini francesi, il fidanzato di E. in visita e un paio di ungheresi di cui parleremo un’altra volta, nel post che, lo so, attendete: donne & statistiche.
Comunque, è stata una casa abbastanza affollata, il che ha portato l’autore a dormire in 3 letti differenti, una poltrona e un sacco a pelo.
Ora, dormire in un sacco a pelo finché si ha un tetto sulla testa è ok.
Dormire in un sacco a pelo completamente devastati (parola del giorno: shitfaced) è ok.
Svegliarsi e notare un preservativo aperto (presumibilmente non usato) a venti centimetri dalla propria testa è invece preoccupante, specie se ci si ricorda benissimo di aver dormito con due uomini.
Ho detto Dormito.
D. inizialmente nega che il fatto sia possibile, con la frase storica “ma no, in quella stanza non si usano preservativi da ottobre“. Dissolvenza.
La verità è che i ragazzi italiani sono fondamentalmente fancazzisti e disordinati, come l’autore. Le coinquiline sono invece femmine, e per definizione più ordinate, pulite e rompiballe.
Si, è una generalizzazione. No, non mi crea dei problemi.
Le fanciulle posseggono inoltre dei tratti che le rendono ancor più differenti dai maschietti, ovvero: sono francesi e sono architetti. Non me la sento di dire che siano geneticamente diverse da me, ma il fatto che le pareti della cucina siano coperte con ricette in formato 7x5 incollate alle pareti in scala cromatica è inquietante.
Un’occhiata alla dispensa è altresì rivelatrice:
| italiani | francesi |
|---|---|
| pasta | latte di cocco |
| aglio | coriandolo |
| pomodoro | scaglie di mandorla |
| parmigiano | mousse al cioccolato |
Tutto questo per introdurre il concetto di questo post: l’identità culturale.
Fare il turista, fare l’erasmus, vivere con gente diversa, sono tutte cose che generano una lista di confronti da fare, di solchi che tiri tra Noi e Loro. È evidente che non sono un architetto francese, e questo lo sapevo anche prima di tornare a budapest.
Non sapevo però di essere un erasmus del primo semestre, che è parecchio diverso (e ovviamente migliore) rispetto al secondo.
Non sapevo di essere uno che si, ci torno sicuramente a in questa città, invece che uno no, non sarebbe la stessa cosa.
Uno di quelli che continua a comprare il vino scadente anche dopo che ha imparato a riconoscere l’etichetta, perché è tradizione. Che sperimenta liquori casalinghi ciprioti recuperati da uno a cui il coinquilino C. lo aveva chiesto 5 mesi fa. Che quando si sposta porta in dono liquori nazionali (io: caffè borghetti, G: limoncello, portoghesi: porto + vinho verde + ginja).
Che dorme sotto un portone per due ore perché non ha le chiavi e ha avuto la brillante idea di andarsene a casa da solo invece di restare in un locale in cui, ovviamente, c’è la più bella serata della storia dell’Uomo.
Insomma, uno continua a tracciare linee, suddivide i piani in semipiani, tirare fuori poligoni sempre più piccoli fino a che dice ecco, qua ci sono io, qua ci siamo noi, qui ci siamo altri noi, questa è un’altra versione di noi, e lì ci sono Loro. Che non è che Loro siano peggio, solo non sono Noi.
In questi dodici giorni ci si ritrova con un bel po’ della vecchia gente. Il coinquilino G. è tornato, ci sono 4 portoghesi + una, E., (ragazza, da perugia), viene per qualche giorno.
E tutti quelli che sono rimasti italiani, turchi, francesi, portoghesi, spagnoli, ungheresi, inglesi, tedeschi. Spiace non rivedere il gallese, una volta che potevo prenderlo per il culo sul rugby. E qualcuno mi spieghi come cavolo takuro sia finito a pomiciare con clotilde.
Pare quasi che non sia cambiato niente. Molta della stessa gente, molto dello stesso spirito, molti degli stessi spiriti.
Voglio dire, lo sai che è diverso, lo sai che questo tizio lo conosci da dieci giorni e non da 5 mesi.. eppure sai anche che non vuol dire un cavolo, e che quello che è rimasto un estraneo per mesi continua ad essserlo. Fa parte del non cambiare.
Nella prima notte, festeggiata all’insegna dell’autodistruzione, il sottoscritto ha la splendida idea di chiudersi il dito nella porta del bagno (in stile saloon, misteriosamente) di un locale. Viene portato a morire sul divanetto di un locale, e perfino lì, in uno stato di quasi coma, si sveglierà numerose volte quando gente che si credeva perduta per sempre passa a salutarlo.
All’autore capita anche di incontrare gente che aveva conosciuto a febbraio e di cui non ricorda niente, sono inconveniente causati dall’aver tenuto una presentazione su alcolici ungheresi & club & flat party ai nuovi erasmus.
No, non ero solo. Si, è stato imbarazzante. Si, lo rifarei.
E altri invece di cui si ricorda. Mi avevi detto che ti trovavi male, io t’avevo detto che poi sarebbe passata. Vero, va bene, e come poteva andare diversamente. Infatti, può solo andare bene. E poi Noi siamo i migliori erasmus non lo sapevi? Chiedi al portoghese G, che sta in visita, è andato a trovare amici anche a siviglia e amsterdam e te lo confermerà.
Mica è un caso che l’anno prossimo viene mio fratello.


Che spettacolo
Comment by passeroad — May 4, 2007 @ 8:07 am
Hai veramente del talento per la scrittura! Questi sono i post che apprezzo di più
Enjoy!
Comment by flevour — May 4, 2007 @ 12:50 pm
passeroad: yep
flevour: non credo di avere ’sto gran talento, ma ci provo.. però imo questo non è troppo riuscito
Comment by gabriele — May 4, 2007 @ 1:24 pm
ciao! Ho appena saputo di aver vinto il progetto Leonardo per Budapest e per quanto sia contentissimo di questo ero stato colto da un attimo di “presa a male” per i primi 30 minuti… leggere il tuo post mi ha decisamente messo di buon umore.. grazie
Ciao
Comment by Diego — February 2, 2008 @ 11:39 am
diego: _tutti_ quelli che conosco che hanno vissuto a budapest ne sono rimasti felici. Non vuol dire che tu ci starai per forza bene, ma probabilmente si
Comment by gabriele — February 2, 2008 @ 1:36 pm