personale August 29, 2007 11:03 am (Save post)
Ritorno allo spirito originale delle spigolature, perché c’è tanto da annotare.
Perché è difficile passare dieci confini in ventidue giorni, quando arrivi da una parte coi piedi hai ancora la testa indietro, o avanti, e ti si ammucchiano le idee.
Per cui, mentre cerchi una bicicletta a copenaghen, ti viene da chiederti se forse era ad amsterdam che c’erano le bici a gettone usa-e-abbandona, e sei già a budapest quando parli con una danese che ti dice che beh, se non ne trovi da affittare ti conviene rubarne una, lo fanno tutti, è per questo che il 99% delle bici sono vecchie e arrugginite, così uno non si preoccupa del furto, e uscendo dall’ufficio se non la trova ne prende un’altra, tanto quella che aveva era ottenuta nello stesso modo.
L’unica costante universale che ti aiuta a tenere traccia dello spostamento è il prezzo del kebab, che ha ormai una diffusione maggiore di hot dog, hamburger e pizza messi insieme.
In spagna una volta mi colpirono le cartoline che ritraevano la località vacanziera come una paella di gente festante, ora capisco che il kebab che mangio da un egiziano a berlino è rappresentazione migliore della nostra zingarata.
Prendi tante fettine di personalità simili e distruggile con la cottura lenta del treno e il tranciamento del dormire male. Quando sono massacrate mischiaci un po’ di verdure pseudolocali, qualche imprevista salsa emotiva e un po’ di piccante che non guasta mai. Chiudile con cura in una pita vacanziera, così che non finiscano sul resto della tua vita, e innaffiale con la birra.
Tra l’altro, a proposito di birra, dovreste conoscere quel meccanismo intelligente che si usa in olanda, ove l’acquisto di una birra per tre euri contiene un euro di deposito per il bicchiere.
Per cui, restituendo il bicchiere vuoto, si ottiene un euro in moneta, o una nuova birra a due euro.
Per cui, restituendo tre bicchieri, si ottiene una nuova birra gratis, e un bicchiere che vale un euro.
Per cui, io e P. ci ubriachiamo come dei deficienti, guadagnando 4 euro.
Ora, il fatto di vedere bicchieri raccolti dall’immondizia, sciacquati sommariamente e riempiti è abbastanza spaventoso, ma due notti in treno e la prospettiva di dormire a bordo canale (perché ogni ostello/pensione è pieno, toh, c’è il gay pride) abbattono parecchie barriere mentali.
D’altronde più vivo più mi rassegno: la cultura di igiene & ordine & pulizia è prettamente italica (o portoghese, ma il bel paese e l’estrema europa sono la stessa nazione in realtà, testimone l’uso del bidet), altro che svizzera.
Io e P. ci preoccupiamo un po’ vedendo signore tedesche che in treno lasciano infanti gironzolare ed infilarsi in bocca le scarpe dei vicini, ma dovrò arrivare fino ad Esztergom per vedere una madre lasciare un altro bimbo a gattonare su una pista ciclabile.
I danesi che scorreggiano come draghi nella cabina del treno fanno effetto, e la presenza di un numero spropositato di punkabbestia barboneggianti a berlino anche, ma sono irrilevanti se confrontate con i bagni nel bosco di Christiania: un buco nel terreno, un paravento, un ombrello.
E, ovunque, i pissoir. Orinali, pisciatoi, vespasiani, ma con quell’accento francese che è come pulirsi il culo con la seta.
Lettore, lungi da me criticare i bagni chimici (dalla regia mi suggeriscono che in ungheria si chiamino toi toi, nome adorabile), anzi.
Ma l’idea di mettere una spirale di ferro battuto nel mezzo di una piazza, senza adeguato sistema di ricambio acquatico ne’ sostanze antiodoranti, sinceramente collide con la mia sensibilità.
Grazie al cielo, tale sensibilità si è affinata molto nell’ultimo anno. Si è acutizzata.
Al punto che adesso riesce a passare tra una porcata e l’altra, e a non farmi preoccupare del fatto che il 15 agosto io e P. arriviamo in una citta straniera, e automaticamente andiamo a casa di un rumeno che non abbiamo mai visto o sentito, insieme a due italiani e a due francesi che l’ospite ha conosciuto qualche giorno prima, e stiamo tutti lì, in venti metri quadri di spazio, con un letto a due piazze, due sacchi a pelo, una poltrona e un pollo arrosto.
Che diciamocelo, dopo esser stati in una stanza da 68 persone a copenaghen, è un passo avanti.

