personale November 16, 2007 11:58 pm (Save post)
Vienna, strano a dirlo, è piena di viennesi.
Nei caffè, negozi, ristoranti e strade, quasi non si siano rassegnati al fatto che, fondamentalmente, vivono in un altro quartiere della Città, quella uguale un po’ dappertutto nel primo e nel secondo mondo, dove il cittadino vero sono io, Turista.
E sono così austriaci da avere per strada le edicole faidaté, cioè delle buste con i giornali dentro che tu apri, prendi, e metti responsabilmente i soldi per pagare, invece di prenderli tutti, scassinare la scatolina dei soldi e incendiare la busta.
Così come, sulla metropolitana, ci sono rivistine appese da leggere tra una fermata e l’altra, non inchiodate alla parete come mi aspetto io, barbaro, ma semplicemente appese a un perno.
Oltretutto, i viennesi si mostrano gentili. Un vecchietto ci si avvicina, senza parlare niente di una lingua a noi nota, perché ci vede che armeggiamo con la cartina. Da indicazioni e va via sorridendo. Come sorride la gente dell’ostello, e quella dei bar. Subdoli asburgici oppressori, cercano di mascherarsi da persone cortesi e aperte, ma io in cuore mio canticchio la canzone del piave.
Che poi, dettaglio interessante, fu l’inno italiano ufficioso dal ‘46 al ‘47. E a ben vedere, ha in comune con l’inno di mameli solo l’odio per l’aquila austriaca. Che oltretutto attualmente non la sente nessuno quella strofa, tutti conoscono solo la prima, e dicono stringiamoci a corte invece che stringiamci a coorte, e a me girano le palle che le coorti siano così dimenticate.
Gli austriaci invece ci tengono alle memorie. A vienna non puoi fare due metri senza vedere la faccia di mozart o i baffi di franz joseph. Ceccopeppe, per i nemici.
Inspiegabilmente, pare abbiano anche una passione per gli anni ‘50, visibile nella diffusione di una specie di caffè viennese in franchising che si chiama “Aida”, dove le cameriere si vestono come Joanie Cunningham e l’arredamento è in quel fantastico abbinamento giallo nicotina/marrone catrame che è ormai rintracciabile solo in alcuni dei più malfamati bar sport degli appennini, gestiti da una signora di nome rita. A me piacciono, sia chiaro.
Aida. Perché a vienna ci tengono alla musica, abbastanza da avere spacciatori di concerti per strada come a ibiza ci sono i PR delle discoteche, solo che invece di essere abbronzati e fighi questi sono paludati in strane palandrane.
Sicché al centro passeggi tra psicotici in vestiti ottocenteschi, che cercano di convincerti ad andare a un concerto o all’opera, ed hai sulla testa luminarie natalizie che sembrano candelabri da un miliardo, e ti guardi intorno e continui a vedere reinterpretazioni di amedeo e francesco, in marzapane, cioccolata, porcellana e quasi quasi ti aspetti che parta il Danubio Blu.
E invece arriva la pioggia. Perché vienna è il posto con il peggior tempo del mondo. Inizialmente pensavo fosse perché era novembre, ma poi ritorno e continuo a incontrare gente e gli dico bellissima vienna, peccato facesse un freddo porco bastardo e piovesse e tirasse vento, e mi dicono che si, in effetti pure quando ci son stati loro era così. Ci fosse uno che mi dica che beh, è un peccato, col sole è ancora meglio.
Per cui la passeggiata si trasforma in una corsa a tappe: dall’ostello al bar al museo al palazzo al caffé alla metro e così via, saltando da un rifugio all’altro e facendo tappa nei tipici chioschi che uno si aspetta a vienna.
Ovvero, il tipo che vende caldarroste, nascoste dallo pseudonimo italico “maroni“, con una r sola, e il chiosco che vende salsicce, dove sono costretto a scoprire di ignorare la differenza in origine tra wiener, bratwurst e frankfurter.
La prima ricerca su google mi fa anche scoprire che i wurstel sono austriaci, e che se lo dico a un tedesco verrò deriso.
D’altronde è il destino di chi cerca qualcosa, di passare per fesso, ed in ciò non posso non ricordare di aver incontrato uno spagnolo, inspiegabilmente erasmus a olomuc, che era a vienna cercando un posto più caldo, dopo aver fallito miseramente con praga, cracovia, budapest e bratislava. Ripeti con me: sud, costa, caldo, nord, continente, freddo.
Di positivo c’è che di posti al chiuso da vedere ce ne sono un mare. Il museo del Belvedere, ad esempio è una figata. Certo, ho dovuto trascinare via la mia compagna di viaggio che rischiava un estasi da sindrome di stendhal, e dopo venti minuti di schiele ti chiedi come mai il resto del mondo non abbia l’uccello in mano o le gambe aperte, ma è fico. Così come il castello di schonbrun, fantastico.
Tornando al danubio, c’è da dire che anche a budapest ci sono dementi vestiti in abiti inspiegabili che cantano l’opera per strada e spacciano volantini, solo che in genere sono belle figliole cresciute a gulyas e peperoni crudi invece che pancottoni allevati a schnitzel e salsicce.
Ah, lo schnitzel, descritto nelle memorabili parole di CitySpy come “prendi un animale, schiaccialo, impanalo e friggilo“.
È mangiando uno schnitzel in una piazza trovata per caso, che si scoprirà essere il centro di un notissimo mercatino, che ritrovo la mia città. Perché nel micro-ristorante io ed E. ci guardiamo intorno e ci accorgiamo che tutti, nel locale, sono turisti, tranne i gestori che sono russi. E subito fuori ritrovo le stimmate della Città, i venditori di pizza e di kebab, il sushibar e la bancarella che vende vestiti anni ‘60/’70, la stessa che si muove da trentanni attraverso una specie di continuum-mercatino da portobello road a christiania a via sannio.
Niente da fare, più ci si muove più si resta nello stesso posto. Una mia amica incolpa le frontiere aperte, si lamenta del fatto che i suoi amici stanno in dieci nazioni diverse. Che ormai la prima frase in un approccio non è più prendi qualcosa, ma where are you from. Non potremmo bloccare tutti per una decina d’anni, dice lei, che si abituino a stare in un posto, sposino persone che vengono da cento chilometri di distanza e parlino di pettegolezzi condominiali invece che di differenze culturali? Magari solo cinque anni?
A me verrebbe da essere d’accordo, che pure a me da ai nervi di avere amici in culo al mondo, ma ho appena bevuto una bottiglia di vino francese, una ungherese ed una italiana, e mi sento un po’ ipocrita. O brillo, che dir si voglia.


Oh bella e chi ci stai facendo a Vienna in questo periodo?
Ricordo che a me gustava troppo andare in giro a chiedere una sorta di cappuccino, con un nome che aveva qualcosa a che fare con un film di fantascienza solo che ora non ricordo niente
Comment by Federico — November 17, 2007 @ 12:35 am
bentornato
Comment by Pierre — November 17, 2007 @ 1:14 am
federico: il melange, “la spezia” di dune, ovviamente! Ho scoperto or ora che è un’idea originale viennese, e non come pensavo di un barista imbecille di milano.
pierre: felice di ritrovarti qui
Comment by gabriele — November 17, 2007 @ 10:55 am
io invece ricordo bel tempo, mi pare che in una settimana pioviggino una sola notte. Era un settembre di 15 o 16 anni fa.
Comment by Nicola — November 18, 2007 @ 11:46 pm
nicola: grazie, mi dai speranza
Comment by gabriele — November 19, 2007 @ 9:51 am
Si il melange! Me lo sono ricordato ieri sera urlandolo senza senso quando stavo guidando
Comment by Federico — November 19, 2007 @ 11:56 am
Me fai ammazza’.
Comment by Nicola Larosa — November 20, 2007 @ 2:41 pm
Buongiorno, commento a nome del blog Corona’s. Essendo Lei un grande esperto web, abbiamo pensato di chiederLe un parere per giudicare una miglioria tennnica che intendiamo apportare al nostro blog. Ci darebbe una mano?
Cordiali saluti. Segretariaprecaria
Comment by the segretaria — November 23, 2007 @ 3:20 pm
Allora sono proprio stato fortunato a Vienna a beccare a Maggio una settimana con una media di 22C°!!!
Comment by Diego — February 6, 2008 @ 6:40 pm
Posts like this brighten up my day. Tnhaks for taking the time.
Comment by Lakisha — June 2, 2011 @ 10:16 am
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Comment by hlpzfxe — June 3, 2011 @ 11:06 am
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Comment by fcintileho — June 4, 2011 @ 8:39 am