personale, web May 1, 2008 9:59 pm (Save post)
Insomma, io arrivo qua al DERI che è il posto migliore del mondo per la ricerca sul semantic web, e non ne so una mazza.
Prima di partire a tutti quanti ho detto che sarei andato in irlanda a fare la tesi.
Che bello, dove?
Galway.
oh… su cosa?
Semantic Web.
oh..
Non è andata sempre così ma spesso.
Ora, che respiro trifogli & triple posso rispondere a entrambe le non domande mai poste.
La prima risposta è “sta a mezza altezza, a sinistra“.
La seconda è “il modo più semplice di cambiare il mondo“.
No, non ci credo neanche io a certe cazzate, ma comincio a essere agnostico.
La favola del web
C’era una volta un re, diranno subito i miei piccoli lettori.
Infatti, e il re voleva andare in vacanza a parigi a fine maggio o inizio giugno.
Ora, avendo notato che l’erba voglio non cresceva neanche nel proprio giardino, si rivolse a google, ma google si limita a fare ricerche testuali e quindi continuavano ad uscirgli fuori recensioni di alberghi a parigi, offerte di pacchetti turistici per proletari, e una cavolo di bionda idiota.
Markup Language
Ora, voi lo sapete che il web è fatto di codice che viene letto dalle macchine.
Basterebbe scrivere in modo che una macchina possa capirlo
questa pagina parla dell’albergo “Faustine”, situato vicino agli champs elisee, costo 2000 euri a notte in suite imperiale, libero a giugno
e un motore di ricerca lo troverebbe subito.
Eh, ma come si fa a dire tutta sta a roba a un camputer?
Tre parole per volta.
RDF
RDF è un modo per dire le cose in modo che i computer lo capiscano:
gabriele è umano
gabriele conosce michele
gabriele è-autore-di questo-blog
L’ultimo è bruttarello e disonesto, ma il concetto non cambia.
La triste realtà è che qualsiasi cosa si può descrivere con triple così. Se non ci credete, basta che fate la prova interrogatorio:
Qual’ è il soggetto?
Io
Qual’è il verbo?
Illuminarsi
Quando?
Al mattino
Di cosa?
D’immenso
Ad ogni modo, esistono un po’ di formati per trascrivere questa roba, uno in XML, altri più human readable. I computer capiscono comunque.
Ma gabriele chi è?
Gabriele è l’autore di questo blog, che a questo punto si fa anche girare le scatole che ancora non lo sapeste.
Per il semantic web’aro medio invece, è un URI.
In pratica, invece di dire “gabriele” dovreste dire che ne so, http://riffraff.info/gabriele#me.
Quando due documenti parlano di http://riffraff.info/gabriele#me il computer riuscirà sagacemente a capire che sono la stessa cosa.
Se io ho un file in cui dico che http://riffraff.info/gabriele#me è una persona, che si chiama “Gabriele Renzi” e paolo
ha un file in cui dice di conoscere http://riffraff.info/gabriele#me il computer potrà dire “paolo capriotti conosce gabriele renzi”.
Occhio, che un URI può essere praticamente tutto, basta che è unico.
Ad esempio, quello che c’è qua sopra non porta da nessuna parte, ma se l’URI è effettivamente un documento sul web, allora siete nel magico mondo dei Linked Data, che è più fico.
Povero re, e povero anche il cavallo
Tornando al nostro re, il computer si trova il file e vede un albergo libero vicino ai campi elisi
Il protagonista è nobile, ma anche ignorante, e non ha idea del fatto che gli champs elisee siano a parigi.
Il computer però può andare in un grande database di informazioni geografiche, dove trova la tripla champs elisee è-nella-città-di parigi .
A questo punto il computer ha trovato tutte le informazioni, il re se ne va in vacanza e scoppia la rivoluzione.
Potere al popolo
A questo punto avete capito il semantic web. Il resto è tutta roba in più.
Se state pensando ah beh ma che cosa complessa è impossibile non funzionerà è perché il complesso militare-tecno-industriale vi ha educati a pensare così.
Voi siete abituati a pensare che ogni volta che andate su un sito dovete mettere i dati. Che se volete parlare di libri anobii, scrive.it e le recensioni sul vostro blog sono scollegate. Che ogni volta che cercate qualcosa i risultati sono sempre un po’ a caso. Che gli amici su facebook sono uguali a quelli su linkedin e su myspace, ma che dovete ridirglieli tutte le volte. Che mica google è magico.
Ecco, fino ad oggi vi hanno detto cazzate. Sembro beppe grillo, lo so, ma è così.
Potere diffuso
La verità è che da anni i software che usiamo pubblicano dati in formati machine readable.
I calendari online, i link su wordpress, le vcard, il link che mettete quando volete dire che il vostro sito è sotto licenza creative commons.
Solo che non conviene a nessuno dirvelo.
Eh già perché tutti quelli che hanno i vostri dati si cagano addosso a pensare che voi questi dati potreste metterli da qualche parte dove tutti possono usarli, e non solo loro.
È per questo che OpenID è stupendo, perché finalmente la rete ha detto a google, microsoft e yahoo: Io so’ io, e voi non siete un cazzo.
Il Semantic Web è la stessa cosa, solo che invece di liberare qualche dato personale, li libera tutti.
Ora, potrei parlarvi di ontologie, reasoning e cosa faccio davvero, ma penso di aver già annoiato abbastanza.
Se voleste sapere qualche altra cosa, basta che fate un fischio.


Yeah yeah yeah! Tell it brother! La miglior introduzione al Semantic Web che abbia mai letto! Sei un grande! Smack! B-D
Sì, voglio sapere perché il DERI è meglio di SIMILE! ;-D
E Beppe Grillo è un grande! Evviva tutti i conspiracy theorists!
E il tuo blog non supporta OpenID! ;-P
Comment by Nicola Larosa — May 2, 2008 @ 6:34 am
Complimenti! Veramente un’ottima introduzione al web semantico.
Però… però…
Sulla carta sono tutti ottimi sistemi, e anche una volta collaudati funzionano veramente bene ma… ma il passaggio che mi lascia maggiori dubbi è come standardizzare tutto l’ambaradan in modo che possa funzionare in maniera distribuita su internet.
In ogni caso aspetto altri tuoi post sull’argomento!
Comment by Sergio — May 2, 2008 @ 11:21 am
nicola: deri vs simile è come.. mh.. django vs RoR.. loro sono troppo più
bravi nel marketing per fare un confronto sui fatti
Eh lo so che non support OpenID, solo che è una fatica migrare, ma appunto, è il discorso sulla Portabilità dei Dati
Sergio: quoque tu che hai microformat e RDFa nel template! (se nn ricordo male, dovrei averti indicizzato un paio di settimane fa
)
Vero, è un problema, solo che prima pensavo fosse impossibile poi..
una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor.
100 milioni di pagine che ignoravo ma che in realtà già integravano RDF.
Un po’ per volta, un po’ per volta.
Comment by gabriele — May 2, 2008 @ 12:16 pm
Si si: anche io ho i miei buoni rdf, se non sbaglio sono parte della licenza creative commons e simile a quelli che hai anche tu.
Se non sbaglio il set di dati è il Dublin Core e appunto dovrebbe essere facile da leggere per una macchina perché si tratta di uno standard condiviso.
Ma per tutto il resto occorrerà una standardizzazione dei set di “verbi” per far funzionare il tutto: ovvero l’rdf può essere anche la grammatica, ma le parole per comporre le frasi in grado di far comunicare le macchine ci sono?
Comment by Sergio — May 2, 2008 @ 4:15 pm
Due anni fa avevo sentito uno dei massimi esperti al mondo parlare di Semantic Web e ne ero rimasta affascinata (non mi si chieda il nome del tizio perché non lo ricordo, sei giorni dopo aver compiuto 30 anni e i neuroni già a bruciarsi come mai prima d’ora). Il concetto è affascinante, anche se non essendomi mai davvero “applicata” non è che riesca proprio a cogliere i dettagli; spero dunque ne scriverai ancora.
Per vari motivi, in questo momento mi interesserebbe molto capire come il SW influenza il concetto di comunicazione - mi spiego meglio, almeno spero: per non saper né leggere né scrivere, mi viene da pensare che il modello tradizionale mittente/messaggio-mezzo/destinatario sia stravolto, o comunque cambi radicalmente. Ma è davvero così? e se lo è, che succede? Se ti va di rispondere e di scrivere un post fammi un fischio che corro a leggerlo!
Comment by odiamore — May 3, 2008 @ 4:34 pm
Dopo tutto sto spiegone sul Semantic Web, forse non gradirai il semplice e stupidotto meme che ti ho passato, ma… ormai è andata così!
Comment by EstroVersa — May 4, 2008 @ 1:17 pm
odiamore: ok, ci provo
estroversa: ok, non è pessimo
Comment by gabriele — May 4, 2008 @ 8:58 pm
Questo post ti ha reso ufficialmente il mio “divulgatore scientifico” preferito..complimenti!
Comment by Stefano — May 4, 2008 @ 11:33 pm
stefano: onorato, ma diceva Fermi: occhio a non credere ai divulgatori che non insegnano le cose giuste
Comment by gabriele — May 5, 2008 @ 11:49 am
Cazzarola, questo post non va su del.icio.us, va sulla Bibbia!
Comment by Andrea@BV — May 10, 2008 @ 1:11 am