Supponi, Caro Lettore, di essere tu dalla parte dell’Autore.

Sorvola per un attimo sul fatto che hai quattro blog, una dozzina di presenze su vari egomegafoni online, libri pubblicati, articoli e poesie scritte nel bagno dell’autogrill. E pensa a me che non so cosa scrivere.

È che ha riaperto blogbabel (yay!) e sono in duemilionesima posizione e la mia autistima ne risente.
E poi devo quantomeno notificare, as usual, che non sono morto. Pensa che brutto che tu passi qua, commenti, e io sto al camposanto.
Voglio dire, almeno portami un fiore lì, non c’è manco il captcha.

Ad ogni modo, stavo pensando che devo scrivere qualcosa ma non mi viene in mente cosa. Sono intenzionato a trovare un argomento però, per cui ho deciso di partire dal titolo.
È dovuto a un poster nel salone con con foto di un labrador cucciolo. Sulla destra c’è Sunflower II di sean hoyland e sulla sinistra c’è la mappa della Terra di Mezzo. Assumo significhi qualcosa, sebbene non abbia idea di chi sia sto sean hoyland.

Comunque, titolo. Non serve nemmeno tradurlo, perché a dire cane te lo insegnano subito in tutte le lingue. Viene da chiedersi perché, dato che nel 90% dei casi userai parole come “avvocato”, “calcolatore” e “birra”. Eppure si imparano i nomi degli animali, nell’implicito assunto che il discorrere di esseri senzienti renda più affascinanti che discorrere di avvocati e computer.

Il sottoscritto, ad esempio, sa che orso in hindi si dice bhālū.
Come l’orso di Kipling! diranno subito i miei piccoli lettori.
Si, ma anche l’equivalente dell’italico “cesso”, di persona non piacente.
E sa dire talpa in ungherese, vakond.
Come.. direte voi interrompendovi e tossicchiando, ma io potrei dirvi che deriva da vak, che significa cieco.
Cieco come una talpa immagino sia una astuta figura retorica. Non nel senso di allitterazione, ma di quella figura retorica che si chiama figura retorica. Questa era un’anafora, mi pare. Questa e quella sono mise en abime, forse. Quella era anche una tail recursion, questa lo è.

Ad ogni modo, ultimamente sembra che le parole mi dicano parecchio. E in un sacco di posti diversi.
Torniamo ad esempio al bagno dell’autogrill.

Molti, in un gioioso atto di teppismo adolescenziale, han scritto se vuoi scopare chiama $cellulare_di_amico nel bagno. O chi ama la figa tiri una riga. Per non parlare della serie di freccie che ti fa girare di 180° prima di annunciarti che stai pisciando fuori dalla tazza.
Mi scuso con i lettori donna che non possono usufruire di questo potente strumento pedagogico.

Ad ogni modo, tutto il mondo scrive ste cagate nei bagni, Stepehen King ci ha anche scritto un racconto molto bello, Tutto ciò che ami ti verrà portato via. Pensa che fatica scrivere un racconto nel bagno.
Ma D. , turkmeno/svedese mi faceva notare che in italia abbiamo dei testi molto più complessi che da loro.

In effetti, giusto un paio di settimane fa sono andato a fare il mio penultimo esame, e sono andato al bagno ad economia. Perché è isolato, pulito, e ha una bella vista di roma.
Molti odierni capitani d’impresa con il titolo Ing. hanno scoperto con stupore che dalla tazza del sesto piano di economia si può appoggiare il gomito sulla finestra e guardare la capitale, anche se non lo ammettono.

Lì ho scoperto una rassegna di poesie sulla porta del bagno. Sul tema, appunto di quel bagno. Giuro che ce n’è una in terzine concatenate, sul fatto che quando non hai possibilità e sei solo con te stesso, e casa è lontana, almeno il bagno di economia ti fa star bene.
Tutto quel che ami ti sarà portato via, ma avrai comunque un bagno, e in fondo è un po’ come una casa.

La parola casa non so da dove derivi, però ho sempre trovato interessante che in inglese ci siano due parole per dire casa, una nel senso di edificio e una nel senso di posto dove si vive. O per dirla con il dizionario Home: the place where one lives permanently. Permanently, tieni a mente per dieci secondi.

Ora, l’Autore doveva andare a londra a trovare quantomeno G., visto che altri londinesi son tornati a casa troppo presto. E finalmente c’è riuscito, sulla via di ritorno da roma a galway. L’esperienza gli ha insegnato che:

  • esiste chi (M.) si fa 19 ore di autobus da dublino a londra
  • certe cose non ti lasciano mai. Giovedì mattina esame, prima domanda, equazioni di maxwell. Lascio università, città, nazione, passo la manica, prendo il treno, il munifico ospite mi recupera a notte fonda e mi scodella a casa. E in cucina trovo un foglio con su scritte le equazioni di maxwell.
  • non fai in tempo a lasciare A. appena trasferitosi a dublino che quando passi da londra si è già trasferito lì
  • this list item intentionally left blank
  • a londra puoi trovare P. che teoricamente conosci da un decennio ma non hai mai visto prima
  • alcuni oggetti nel piatto del ristorante messicano sono involucri e non vanno dilaniati a morsi finché non interviene la cameriera a fermarti
  • bere birra in boccali di peltro è un’idea ragionevole

E prima di partire E. mi ha detto, cavolo sei sempre in giro.

Eh no, non sono sempre in giro, è che continuo a tornare a casa. (Vedi che hai fatto bene a tenere il pensiero?)
Da galway sono tornato a casa a roma, a fare esami, incontrare amici, mangiare melanzane alla parmigiana, e lamentarmi del caldo.
Poi sono tornato a casa a londra, dove m’è rimasto il cuore della prima vacanza da solo, a incontrare amici, mangiare fish & chips e lamentarmi del governo.
Poi sono tornato a casa a galway, a lavorare, lamentarmi della pioggia, mangiare rustler e incontrare gli amici.
Fra una settimana me ne torno a casa a cerveteri, che è casa in italia quando parlo con qualcuno che sa dov’è.
Poi me ne ritorno a casa a budapest, poi si vedrà.

Casa mia, il posto dove uno vive per sempre, è distribuita.

O forse non ce l’ho più una casa. O come diceva la canzone baby everywhere I lay my hat is my home.
D’altronde, tornando al titolo, non è forse vero che un cane è a casa dove è il padrone?

Non lo so, è una frase che ho appena inventato, ma mi sembra credibile. La credibilità di una frase è molto più importante della sua effettiva realtà.

Ad esempio, Bob Dylan si è inventato una frase di Lincoln:

Metà della gente può avere in parte ragione sempre
Alcune persone possono avere completamente ragione a volte,
Ma non possono avere tutti ragione tutto il tempo

Che è una bella frase, ma quella vera era

You can fool some of the people all of the time,
and all of the people some of the time,
but you can’t fool ALL of the people ALL of the time.”

(per dettagli, qui)

D’altronde anche la frase di dylan è inventata, perché è impossibile tradurla perfettamente.
Avrei voluto provarci per bene ma mi è passata la voglia perché recentemente su wikipedia son finito su questo.

Apprezzate la la poesia dell’esempio: l’esclamazione gavagai quando passsa un coniglio può essere “Toh, un coniglio” ma anche “Ach, stasera piove”.

Io credo che tradurre sia una delle cose più belle del mondo, ma dedicata a pochi eletti. Noi poveracci ci proviamo ma non viene mai tanto bene.
Perché, appunto, le parole dicono tanto e in un sacco di modi diversi.

Consideriamo ad esempio, Jabberwocky. Si tratta di un poemetto scritto da lewis carrol, uno che di nonsense se ne intendeva, e che narràla vicenda epica dell’uccisione del Jabberwock, usando tutte parole inventate.

La prima volta che ne ho letto una traduzione era in Goedel, Escher, Bach, An Eternal Golden Braid. Il Jabberwock si chiamava Mascellodonte. L’intera poesia, comunque, si basa sull’inventare parole che sembrano vere ma non lo sono.
Credo sia rilevante anche notare che l’autore di “Godel, Escher, Bach, Un Eterna Ghirlanda Brillante” ha anche scritto un libro sul tradurre.
Non l’ho letto, ma penso sia interessante. E poi, bisogna aver fiducia in Hofastdter per il solo motivo che si autodefinisce pilingual.

Ad ogni modo, non perdiamoci in chiacchiere e fanfaluche,
Dire cose che sembrano vere quando non lo sono, volendo, è una gradevole metafora dello scrittore. O del giornalista di gossip. O del politico. O dell’innamorato.
C’è gente che ci ha scritto interi libri, e non parlo di bruno vespa, ma di quel piccolo gioiello che è la gnosi delle fanfole, il cui autore ha anche inventato il termine metasemantica. Anche questo come termine a me pare inventato, devo esser sincero.

Ad ogni modo, roba inventata, che sembra abbia un senso ma non ce l’ha. O viceversa. A me piacciono ste cose.

L’altro giorno ad esempio ho scoperto che se pieghi gli indici verso l’interno della mano, e poi unisci le mani in modo che i polsi si tocchino e le dita restino all’interno, mentre fai toccare i polpastrelli delle altre, quattro , poi non riesci a dividere gli anulari.
C’è un’ovvia speigazione fisiologica che io ignoro, ma la teoria per cui l’ho scoperta era più carina.
In particolare, si basava sull’idea che il pollice rappresenta i genitori, l’indice fratelli e sorelle, il medio sei tu, l’anulare il/la tuo/a sposo/a, e il mignolo i figli.

Per ogni dito, ognuno farà la sua vita con te per un po’, e poi smetterà. Solo l’anulare resterà tutta la vità con te.

È una cagata lo so, ma quantomeno è più poetico che cercarei di dimostrare che è impossibile leccarsi il gomito. No veramente, è impossibile.

Riassumendo: cani, poesie nel bagno, case, parole che dovrebbero significare qualcosa e non altro, e lincoln che dice che puoi fregare qualcuno per un po’, mica per sempre.
E si, Caro Lettore, misà che mi sono innamorato.