programmazione, personale August 7, 2008 10:45 pm (Save post)
Ovvvero, quando sono arrivato a galway ero una persona semplice, e riparto più complicato, se non più complesso.
Guardavo l’ontologia più diffusa al mondo, foaf, ad esempio. La usano livejournal, vox, opera e un milione di altri siti.
Serve a descrivere persone, e relazioni tra di esse, ma siccome è stato il primo vocabolario ad avere un’ampia diffusione, è diventato un contenitore per una marea di robe astrattissime, come ad esempio “topic” che collega una pagina al soggetto della stessa.
Eppure, se volessi specificare il nome di una persona, fondamentalmente non funziona. Perché hai le proprietà “name”, “surname”, “first_name”, “givenname” e “familyName”.
Indovina quali devi usare? E come specificare un secondo nome? E perché non c’è un filo di consistenza nel dare un nome alle proprietà?
Broken. E come fissarlo? Lasciando il problema aperto per anni.
Il semweb’aro medio non pensa a risolvere un problema. Pensa a risolvere meta-meta-problemi. O a fare proof of concept che poi la gente adotta lo stesso e restano broken per anni. RDF Review anyone?
Io ad esempio ho provato a chiedere di poter collegare una vcard a una foaf:Person. Semplicemente, avere una proprietà foaf:hasBusinessCard.
Ne è nata una discussione su come gestire le proprietà, come gestire automaticamente gli aggiornamenti delle ontologie, e come usare un metodo di sviluppo basato su personae e uno pseudolinguaggio naturale che sia machine readable.
Due mesi dopo, quella singola riga di codice per aggiungere una cosa che a me serviva ancora non esiste.
Eppure dopo un po’ ti infettano, un pomeriggio parlando con paolo ho incominciato a dirgli che dovevo scrivere un’ontologia per gestire dei prodoti e che però era scomodo da fare con i tool esistenti e quindi avrei dovuto scrivere un tool per farlo ma che sarebbe stato meglio scrivere uno strumento che mi permettessi di generare questo tool e…
Stai diventando un semanticwebb’aro, mi ha detto lui. Ha ragione, solo che era una complessità che aveva senso, per me.
Allo stesso modo, io sono arrivato a galway rubyista, e me ne rivado javanese.
Poco prima di partire, paolo s’è messo a scrivere una servlet che gestisse i ping per il nostro progetto (pensa: tu mi dici un url, io recupero la pagina).
Si poteva risolvere in dieci righe in modo stupido. Lui s’è messo a scrivere la cosa, poi ha generalizato per astrarre il database, e per rendere tutto testabile, e per avere diverse strategie di fetch. A un certo punto s’è girato e m’ha detto sono arrivato a scrivere una abstract factory, sto diventando un javista.
La cosa drammatica è che tutta quella complessità non era assurda per me, ma motivata,tutto aveva perfettamente senso, solo che non si riusciva a vedere a occhio perché invece di essere due righe di codice erano diventate mille.
Quando un ambiente ti porta a pensare cose complicate, è difficile pensare semplicemente.
Antoine de Saint-Exupery, dicendo “perfection is achieved, not when there is nothing left to add, but when there is nothing left to remove” lo diceva ignorando i fattori sociali.
La perfezione è raggiunta quando non c’è niente da togliere, ma la tua impressione di necessità cambia sempre in base all’ambiente.
Non serve a niente bollire l’acqua prima di berla. Il fatto che fosse infetta a galway l’estate scorsa ti fa rivalutare la cosa.


Mi sto perdendo. Tra le altre cose non riesco a capire quale necessità complessa ti abbia portato a citare Saint-Exupéry in inglese… persino en.wiki riporta quella stessa citazione nella lingua natale di Saint-Ex.
Polemiche a parte, o forse no, sono stupito nel constatare che nel concetto di “web semantico” non sembra esserci posto per quello che a prima vista mi era sembrato il suo obiettivo primo, ovvero la ricerca di una logica umana e la sua semina nelle interfacce utente.
In ogni caso, caro Gabriele conosciuto in queste pagine, bentornato. E se posso esprimermi in questi termini: riprenditi. Ci sono ancora tanti problemi divertenti (e tante ricerche di soluzione ancora più divertenti) che ostacolano noi mortali raso terra e che non aspettano altro che uomini brillanti per essere risolti.
Comment by Pierre — August 8, 2008 @ 10:12 am
in inglese perché.. mh.. credo perché wikiquotes mette in grassetto la cosa in inglese e quindi nel mio cervello ha preso priorità su quella in francese. Però potremmo dire che è una pressione ambientale data dal aftto che non l’avevo trovata su wikiquote italiana
Il semweb.. mh.. non lo so. Sono uno che la mattina ci crede e la sera no, ma teniamo gli occhi aperti. Per esempio, la BBC ha abbandonato i microformat e cominciato ad usre RDFa, che è figo ™.
E si, ci sono un sacco di problemi da risolvere e fidati ho perso un filo di autostima ma ho sempre un ego come il piemonte, e ovviamente _devi_ permetterti
Comment by gabriele — August 9, 2008 @ 7:42 am
Visto parlavi di complessita’ e abstract factory ti lascio questo link: http://discuss.joelonsoftware.com/default.asp?joel.3.219431.12
Comment by Gustavo — August 11, 2008 @ 7:39 am
Sempre interessanti i tuoi post sul mistico mondo del Semantic Web.
Leggendoti, spero possa esistere una via di mezzo tra la formalità del metodo di lavoro dei ricercatori e le soluzioni raffazzonate che spesso si incontrano sul campo.
Comment by Sergio — August 18, 2008 @ 9:18 pm
gustavo: ah, grazie, l’avevo letto tempo fa ma non ricordavo più dove, è bellissimo
sergio: grazie, io son convinto esista una via di mezzo.. l’unico dubbio è quanto ci metteremo ad arrivarci
Comment by gabriele — August 27, 2008 @ 11:31 am
Con i soldi che sta raccogliendo ci arriveremo solo quando ci sarà qualcosa di “più figo ™” su cui investire, scrivere, pubblicare, parlare, …
“”"
La perfezione è raggiunta quando non c’è niente da togliere, ma la tua impressione di necessità cambia sempre in base all’ambiente.
“”"
Se l’impressione di necessità che il tuo ambiente induce è sufficiente a giustificare il tuo tempo e le tue energie (una domanda a cui puoi rispondere solo tu) o il tuo compenso (una domanda a cui può rispondere solo per chi lavori o ricerchi), stai facendo un passo molto sicuro, piccolo quanto basta per non essere compromettente, sufficientemente ordinario da poter essere annullato o sostituito senza troppi forzi. E’ il tuo ambiente che lo richiedeva, quello che hai fatto è anonimo,
Per la stima che ho sviluppato nei tuoi confronti leggendo quanto hai pubblicato sul web, credo che dovresti pretendere di più da te stesso
Comment by Scettico Ammiratore — August 30, 2008 @ 1:56 pm