Pare che le ultime recensioni le abbia fatte tutte su di lui, ma tant’è, anche questa è su un libro di Neal Stepehenson: The Diamond Age: Or, a Young Lady’s Illustrated Primer.

In pratica narra di un futuro cyberpunkish dove al posto delle classiche megamultinazionali ci sono i phyle, ovvero l’evoluzione globalizzata delle nazioni/etnie. I NeoVittoriani WASP, i comunisti sudamericani, il Regno Celeste di ispirazione confuciana etc etc.
E tutto gira grazie alle nanotecnologie, in una struttura in cui dall’alto discendono i Feed di naniti usati per costruire qualunque cosa, a un tempo garanzia di benessere e di immobilità sociale.

In questo futuro si svolge la storia di Nell, bambina con problemi che entra in possesso del Young Lady’s Illustrated Primer un libro interattivo destinato a formare la futura classe dirigente dei vittoriani (per evitare che si autodistruggano per mancanza di stimoli) e del creatore del libro, e dell’attrice che lo intepreta e dell’intero mondo civilizzato.

Come al solito Stephenson ammicca ai computer geek, e lo fa pesantemente: la piccola Nell nelle sue avventure nel libro si trova a programmare macchine di turing, assembly, lisp, passa alla crittografia e poi rimbalza sulla rod logic.

Il libro è scritto benissimo, e i dettagli sono abbastanza pochi da non appesantire la lettura e abbastanza frequenti da far sentire che il mondo è proprio qui, dietro l’angolo. Ritorna un altro tema (che mi pare) classico dell’autore, quello della commistione tra hardware e corpo, così come nel libro si mescolano la storia del mondo reale e quella della Principessa Nell, l’alter ego della ragazzina nella storia narrata dal Primer.

Sotto a questo, i due dei temi costanti del libro, la filosofia confuciana e il comportamento british dei Vittoriani, riescono a dare un senso organico ai comportamenti degli attori.

Capolavoro non so, ma altamente consigliato.