personale August 22, 2010 5:18 pm (Save post)
Warning, come sempre le seguenti note possono essere frammentarie, erronee o false, caveat emptor.
La norvegia è un posto che sarebbe facile mettere da parte come irrilevante.
D’altronde, cos’è che viene dalla Norvegia?
Ok, forse Ibsen. E Munch. E un pezzo di Dahl. E i Troll. E un sacco di petrolio. E il toast di balena. E probabilmente uno dei peggiori piatti al mondo (ma qua si apprezza la cucina d’elite). E un tipo che ha scoperto l’america nel secolo X o XI. E i vikinghi in generale, penso.
Insomma, per una nazione che ha ad oggi meno di 5 milioni di abitanti, se la sono cavata, forse.
La norvegia io l’ho vista col freddo e col caldo. Più o meno, è identica.
Certo, quando fa -30°, le giornate durano 4 ore e bevi akvavit per scaldarti non è come quando fa 25 gradi, le giornate ne durano 20 e bevi akvavit per dormire, però grossomodo è lo stesso.
In norvegia, non esistono le linee rette. Il primo postulato di euclide è infatti insegnato come
Tra due punti qualsiasi è possibile tracciare una ed una sola retta incontrando almeno un lago. O una montagna. O un fiordo.
Questo ha effetto sul piacere di guidare e girare per la nazione in auto o moto. Il nugolo di strade panoramiche, piazzole di sosta, aree picnic, scorci a piombo su qualunque cosa, un numero ridicolo di cascate, di cartelli che indicano il pericoloso attraversamento di pecore/mucche/alci/renne/cervi/troll, sono tutte cose che fanno si che per andare dal punto A al punto B il tempo necessario sia sempre un ordine di grandezza maggiore del previsto.
Per non parlare di attraversare laghi e fjordi con il traghetto, fermarsi a prendere un caffè (recente usanza, apparentemente, è di vendere una tazza nei distributori di benzina, che poi può essere riempita in ogni altro delle stesse catene fino a fine anno), schivare un trattore o aspettare che la mucca indicata nel paragrafo precedente si levi dalla strada (niente ungulati affascinanti né creature immaginarie, solo mucche e pecore per me).
Altra cosa che a me è apparsa uguale, è la cucina. Alce, salmone, pesci in barattolo con spezie non identificate, flatbrød e burro salato, formaggio al sapore di mou. Insalata di patate venduta in secchi da 10 litri. Tutto ottimo, tranne un’altro formaggio di cui non ricordo il nome che equivale più o meno a un boccone di segatura e fumo. I miei ospiti locali hanno infatti specificato che è un gusto acquisito. Probabilmente in lunghe sessioni di tortura.
In ogni cosa comunque è visibile lei, la spesso dimenticata, e talvolta senza senso, Identità Nazionale.
In norvegia, ai matrimoni c’è chi indossa i vestiti tradizionali.
In norvegia, qualsiasi cosa ti diano ti dicono “have you tried norwegian X?” (cfr: “hai mai assaggiato X” in italia, dove al massimo si aggiunge un aggettivo regionale).
In norvegia, le fattorie sono tutte color “rosso fattore”, anche perché è sovvenzionato dallo stato.
In norvegia, chiunque parla inglese e si lamenta delle strade e di come guidano ad oslo (?).
D’altronde, la norvegia è enorme, sottopopolata, è stata a tratti un pezzo solo con le nazioni confinanti, si è fatta una dozzina di carestie, e fondamentalmente sta nel culo del mondo e non m’è tanto chiaro perché un popolo ci si sia stabilito.
Secondo me i vikinghi son stati scacciati a nord da tutto il resto dei popoli europei e poi si son costruiti la fama di feroci guerrieri grazie ad astute operazioni di marketing.
Ma si diceva: ad ogni punto nella storia dopo l’anno mille, i norvegesi hanno sentito la necessità di ribadire che sono diversi dagli altri. Tant’è che non sembra ma come dice una delle faq di sci.lang sulla differenza tra dialetti e lingue, norvegese e danese sono dialetti della stessa lingua. E approfittiamo per citare anche qui Max Weinreich
“Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina”
Ad ogni modo: a noi le identità piacciono, e se questo implica tollerare che ogni norvegese ti dica che l’affetta formaggio a pialla è un’invenzione norvegese, si può tollerare.
E poi sono diversi. In norvegia, la gente studia medicina per poi essere mandata in un posto random così che i medici competenti siano distribuiti uniformemente.
Hanno un sito di dating online per gente che vive nelle fattorie. Festeggiano beati incredibili come Sant’Olaf e vanno tutti a caccia e per quel che ho visto io non sanno cosa sia una fabbrica. D’altronde, più del 30% del PIL è estrazione e raffinazione di petrolio e gas, che i vicini non hanno, forse c’entra qualcosa.
In norvegia io sono stato a visitare amici, ed al loro matrimonio.
Posso dirvi questo dei matrimoni da loro: sono belli, e un po’ diversi dai nostri ma non tanto. Come ci si aspetterebbe in qualunque nozze, si mangia (ma meno portate che da noi) e si beve (più o meno come da noi) si fa rumore (ma da me in genere urlando “un brindisi per $people” mentre lì apparentemente ci si limita a battere con le posate sui bicchieri per chiedere un bacio degli sposi).
Epperò ci sono un paio di tradizioni che da me non si usano ma che sono interessanti.
La prima, è la geniale intuizione di abusare della sposa (o dello sposo) quando il partner si assenta per andare in bagno. Sostanzialmente appena gli invitati se ne accorgono si fiondano su lei/lui rimasto al tavolo a baciarlo. Non so se il processo si estenda alla prima notte di nozze, forse ci si nasconde nell’armadio in mutande.
La seconda è il “toastmaster” persona (o persone, da noi erano due, ma non so se sia normale) incaricata di dirigere i brindisi. In pratica ad intervalli regolari i tizi si alzano, declamano qualcosa e introducono la persona che farà il discorso, noi ce ne siamo beccati una mezza dozzina, e pur non capendo una mazza, abbiamo apprezzato.
Che in fondo, come si dice, per certe cose non servono parole.


Da qui, questo triste qui, viene proprio voglia di andarci, in Norvegia. A luglio sono stato in Germania. Viene voglia di andare anche là. A marzo sono stato in Andalusia. Anche lì non c’è paragone con qui. A settembre vado in Sudafrica. Scommetto che adorerò anche quella terra.
Ma come mai poi, alla fine, si torna sempre qui a lamentarsi? Perché la speranza è l’ultima a morire? Chissà…
Comment by Taifu — August 22, 2010 @ 8:14 pm
Sono arrivato solo alla lista dei cibi terrificanti, ma sono le 8, e ora, con cognizione di causa, mi sento di sconsigliare a chiunque di andare a vedere quella roba prima di colazione. In compenso ora so come si chiama il Casu Marzu, che un vecchio amico mi ha propinato qualche anno fa
Comment by Pr — August 23, 2010 @ 6:08 am
taifu: eh come faresti ad avere le coordinate senza l’origine?
pr: ah, forse dovevo mettere un warning si, mi spias
Comment by gabriele — August 23, 2010 @ 9:35 am
Racconto bellissimo. Grazie
Comment by Jacopo Romei — January 19, 2011 @ 4:07 pm