PDI^2

Post Archivio n° 22

personale, web June 8, 2008 10:22 pm (Save post)

In formazione! Sovraccaricare!

L’Autore continua a non avere accenti sulla tastiera, ma comincia a prenderci la mano. Se continua in questo modo scrivere diventa troppo facile, dovrei eliminare qualche consonante, credo. Ad ogni modo questo post va letto come archivio, non compreso. D’altronde, anche in assenza di koan espliciti, bisogna ricordare che i maestri dello zen sono sassi e pietre, e che comprendere rimane superfluo rispetto al non comprendere.

  • Tendenzialmente sul lavoro sono divenuto iperproduttivo, il trucco sta nel delegare a P. il 90% del lavoro che dovrei fare io, tanto a lui non va di fare quel che dovrebbe fare lui. Nel frattempo, io gioco a Bubbles 2, ma non leggo i feed, altrimenti mi sento che spreco tempo.
  • Quindi scusate, LettAutori, se commento cose che avete scritto nel mese scorso. Se usate un tumblelog (e non avete i commenti essendo vittime di una scuola di pensiero che divide il microblogging dal microcommenting) invece state tranquilli, non avrei commentato lo stesso.
  • Comunque, noto una crescente frattura nell’esercito degli autori. Tre mesi fa scrivevano tutti le stesse cose, ora ognuno parla del suo. Per favore risincronizzatevi, altrimenti non capisco una mazza.
  • Ad esempio, se NRK non me lo avesse fatto notare su IRC non avrei mai scoperto che Amazon era crollata. Completamente, incapace di gestire otto richieste su dieci, in una pioggia di Http/1.1 Service Unavailable. e We’re sorry, eppure non ho trovato menzione del fatto da nessuna parte. Voglio dire, amazon, fuori dal core business, vende servizi che sono fondati sul fatto che ci siano svariati 9 nell’uptime.
  • E poi cavolo, google ha cambiato icona, e la nuova, stilosa variante mi sta sulle balle. Io li rivoglio sfigati di stanford, non fighetti.
  • Si, sono oscuro e frammentario. Eraclito, come me, era un geek con forti bisogni insoddisfacibili.
    Ma quanto incomprensibile? Quanto spingere per far comprendere lo scherzo della serie numerica nascosta nel lipogramma racchiuso nella citazione annidato nell’indovinello avvolto nel mistero dentro un enigma?
  • Poco, lo so, son contento che i lettori me li sono scelti con cura.
  • Riguardo il punto getting laid, la recente elezione della playmate dell’anno ha risvegliato sopiti appetiti, non colpevolizzatemi. Poi uno si chiede come mai AC si sia trasferito in canada.
  • Bilanciando sesso e romanticismo, come non linkare questa piccola magia fatta con l’ipod? Il film da cui viene questa colonna sonora non posso nominarlo, ma invece di farlo posso linkare il pozzo di cabal, dal quale sto rubando troppa roba ultimamente.
  • E invece, ritornando geek per un attimo, come non linkare get your data out? Se solo Danny Ayers rispondesse alle mail che gli mando potrei anche dirvi come fare review fighette in RDF..
  • E tornando al gioco di parole, P. mi ha dimostrato che dopo una certa soglia diventa impossibile scrivere una frase della forma xxxxxx in questa frase ci sono sei x. Problemi a conoscere un matematico.
  • Ma tutto questo era per linkare Pangramming, geniale idea. Io non posso firmarmi per bene dato che non hanno implementato correttamente OpenID 2.0, ma AFAICT il mio pangramma sembrerebbe quello minimo in inglese. Fatemi sapere se mi battete :)
pensieri a ritroso

personale June 7, 2008 10:38 pm (Save post)

L’Autore, avendo perduto la propria tastiera italica, non ha disposizione vocali accentate. Ma, Caro Lettore, so che non me ne vorrai quando leggendo troverai quelle che non scrivero.

Son stato al cliff of moher, uno strapiombo sul mare qua nell’isola di smeraldo, fichissimo ma ho scoperto che soffro di vertigini, cosa che non era in passato, credo sia la paura di morire.
Va a capire come mai, ma quando hai 15 anni non hai paura che la vita finisca in quel momento, poi man mano che passa il tempo e che potresti anche andartene, visto che il grosso l’hai fatto, la paura aumenta.

Che sto comunque morendo poco per volta, avendo appurato che non soltanto partire equivale a morire, ma anche restare quando partono gli altri, e nelle due settimane precedenti ho salutato troppe persone.
Sto diventando un fenomeno negli addii, anche se ogni volta mi tocca spiegare che no, dai, ma quale addio, ci si rivede presto.
Continuo a crederci, ma comincio a rompermi.

Prima, di quello, son tornato in irlanda dalla scozia. Edimburgo credo sia la cittadina migliore in cui son stato nell’ultimo anno, ma i dettagli li racconto un’altra volta.

In scozia si mangiano haggis & nippies & tatties.
Stomaco ripieno di frattaglie tritate, una pappa di turnip o parsnip (famiglia delle rape, credo) e patate.

Buonissimo, specie se ci metti sopra un ettolitro di birra (alla pompa, non gasata, ovunque), e sei a trovare amici che non vedi da tempo, e discuti con un kazako di politica internazionale, con una tedesca orientale del fatto che da bambina non avesse le caramelle, con due irlandesi del fatto che ormai siete un po’ compatrioti.
E poi puoi scoprire che salute si dice in scozzese come si dice in irlandese, viva la grande famiglia goedelica, mentre dammi un bacio in polacco suona stranamente simile al tuo idioma nativo, plausibilmente colpa della birra.

Ma il primo giorno che sono arrivato non era facile berla, visto che per un attimo ho vissuto l’ennesima parodia dello spot mastercard:

  • autobus dall’aeroporto a casa del tuo migliore amico: 5 pound
  • viaggio aer arann irlanda-scozia: euri 42.50
  • taxi che ti porta all’aeroporto di galway: 15 euri
  • il tassista che ti dice “tranquillo, ora starai meglio“, dopo che hai vomitato fuori dal finestrino, non ha prezzo.

Ora, Lettore, la scena punk viene facilmente spiegata sapendo che la sera prima l’Autore era finito in un party a casa di una sconosciuta indossando un cappello da cowboy verde (?) che il collega tedesco aveva rubato a qualcuno in ufficio (??).

Tu, confidente telematico, sai che sono tendenzialmente timido e socialmente inetto, e immagini giustamente che un filino di liquore sia concesso per vincere l’imbarazzo. Eppure fallisci nell’immaginare le dosi, e che ormai non reggo una bottiglia di vodka come una volta. Specie
se gli amici che vengono dal continente la comprano all’aeroporto, da cento centilitri.

Ovviamente, prima della festa vivande e ulteriori bottiglie si erano avvicendate a cena con capo, colleghi & due tizi in visita.
Lista delle cose da fare nella vita: mangiare, bere e scambiarsi aneddoti su amsterdam con un finlandese non vedente di due metri: check.

In morte del fratello Fujitsu

personale May 27, 2008 10:10 am (Save post)

Ci sono dei momenti in cui l’uomo si avvicina all’infinito.

Ad esempio, quando l’hard disk del tuo mecbùc muore per un mechanical failure senza nemmeno un warning di SMART o di disk utility, facendoti perdere quei 6 giga di foto degli ultimi due anni che eri sicuro di aver backup’ato ma i cui backup non riesci ormai a trovare, e quel giga che avevi deciso di salvare in un hard disk esterno che però non avevi ancora comprato.

In questi momenti, quando ti rendi conto che sei già al terzo fallimento hardware su questo portatile dopo che ti è esplosa la batteria e si è fusa la scheda logica, ti senti vicino a $DEITY, e se non ci sei vicino è perché il numero di bestemmie lo ha fatto girare dall’altra parte.

i piaceri della vita

personale, blogosfera May 11, 2008 2:29 pm (Save post)

Ricevo la catena di sant’antonio da estroversa e una volta tanto ha una sua utilità, dandomi occasione di parlare di cose che altrimenti non saprei quando dire.

Tra le cose che amo ci sono i racconti brevi, l’ultimo è stato del vedere la ragazza perfetta al 100% in una bella mattina d’aprile.
Il fatto è che spesso in un racconto breve in genere c’è una bella idea. Se invece un libro è lungo uno si perde in tutte le descrizioni dei sentimenti dei personaggi eccetera.
Prendi Raissa, da Le Città Invisibili, come funzionerebbe se fosse lunga cento pagine?
Quel micro capolavoro che è la sentinella non perderebbe significato?
L’ultima domanda non diventerebbe inutilmente noiosa?
Insomma, i raccontini fanno piacere perché ti fanno sentire intelligente e parte di un circolo di persone intelligenti che legge i raccontini, e allo stesso tempo non richiedono sforzo. Molto moderno e 2.0. E rilinko un omaggio perché tamas è un grande.

Poi mi piace mangiare. Ma non nel senso che a tutti piace mangiare, nel senso che io sinceramente passerei 24 ore su 24 a tavola se fosse possibile attaccarmi un collettore all’esofago.
Mentre sto qui che penso a cercare di spiegarvi perché anche le semplici onomatopee di cacciagione e grappolo e quaglia mi evochino sughi e salse che mi colano sul mento in realtà ho la salivazione a mille come alien, o un pavloviano quadupede.
Io appartengo a quella genìa a cui gli amici dicono che se ci piacesse scopare quanto mangiare saremmo da rinchiudere.
Mi sento di negare, ma credo sia solo un meccanismo autoprotettivo della mia virilità.
La realtà è che c’è altro, come diceva winnie-the-pooh, oltre al momento in cui finalmente senti sapa e formaggio o bucatini e pancetta o tuorlo e limone che si fondono sulla lingua.. c’è quel momento subito prima quando già stai quasi per sentirne il sapore e tutti i tuoi sensi stanno in attesa di quel singolo istante in cui finalmente arriverai alla conclusione di quell’attesa eterna di durata infinitesimale. Ecco, quello è il momento migliore.

E poi mi piace fare le pernacchie sulla pancia dei bambini. Nel senso, quando gli tiri su la maglia e appoggi la bocca semiaperta sulla pancia e soffi l’aria muovendo la testa di qua e di là e viene fuori un brpbrpbrpbrp e loro ridono e poi tu gli dici ti arrendi o chiedi pietà o adesso basta e loro dicono di no e tu continui.
Ho provato con altri soggetti e, sebbene sia gradevole, non è allo stesso livello, forse perché le/i mie/i cuginette/i ridono meglio.
Quegli aggettivi stupendi che si trovano nei libri riguardo le risate, tipo argentine, per i miei piccoletti sono vere, quando ridono senti lo sfavillio.

Poi, mi piace sentire parlare la gente, forse perché non ho mai granché da dire. Ovviamente, chiunque mi conosca potrà negare dicendo che parlo a raffica ma sotto sotto mi sento silenzioso.
E poi quando una persona parla di qualcosa di cui è appassionata si sente, ed è gradevole. Io dal canto mio ritengo il 99% dello scibile umano inferiore a qualsiasi cosa stia facendo in quel momento, però mi piace quando me lo spiegano.
Se finiamo a parlare insieme, mantenete la calma, la parte del “ti annoio?” potete saltarla, al massimo tenete da parte i “non hai capito niente” e i “$mia_materia non è una pseudoscienza!“. Tendo a essere stupido e involontariamente polemico.

Mi piace svegliarmi vicino a una ragazza, sentirne l’odore, la pelle, l’espressione serena, e notare ogni volta quel fatto curioso che non russa.
Anche se ovviamente questo è connesso, per me, a incredibili dolori alla schiena, crampi al braccio, temperature vulcaniche su un arto e artiche su un altro, e fondamentalmente un sonno di merda. Però è bello lo stesso.

E mi piace stare a dire stupidaggini con gli amici, non importa se davanti a una birra o sotto il portone di casa o alle 7 di mattina su un divano a guardare le repliche di manimal e automan. C’è qualcosa di profondo nello stare a chiacchierare di cose che non hanno la minima importanza, raccontarsi qualche fatto completamente inutile che si è sentito alla radio, ricordarsi di quella cazzata che è successa in gita alle medie, e cose così.

Si, a pensarci bene sono simili a quelle della mia adescatrice in questo giochino, anche se più diverse da quella che ha adescato lei. Vorrà dire qualcosa, ma non sono abbastanza intelligente per capire perché.

Ah e mi spias, non propago queste cose esplicitamente, ma se volete proseguire la catena mandate un trackback e vi linko& commento ex post ;)

tempismo (2)

free, fun May 5, 2008 2:51 pm (Save post)

Perché queste cose non esistevano quando ne avevo bisogno?

Lo so, anche io odio i post corti, ma ho da fare.

Spigolature da Galway: il Cosa e il Come

personale May 4, 2008 2:23 pm (Save post)

Stavo per unirmi al gruppo “persone che ascoltano più musica di quanto sia salutare e hanno paura dei ragni e non riescono mai a trovare una penna” su lastfm, poi ho deciso di optare per la creazione di People who Listen To Random Music (si, unisciti anche tu, please).

Perché in effetti non ascolto troppa musica, non mi fanno paura i ragni e so benissimo dove sono le penne. In un altro edificio, in genere.
Però boh, mi pare che in realtà dovrei rientrarci, c’è un’affinità di processo se non di risultato.

Qua a galway ho conosciuto diversi migranti ed erasmus locali. Sono identici ai miei, si ubriacano, si leccano vicendevolmente, e si fanno cinquecento foto a sera che poi sembrano tutte uguali, ma tu lo sai che quella faccia in quella foto l’hai fatta per quella battuta e che poi dopo sei finito nella stanza del frigo con qualcuno, e per te è speciale anche se tanto tua madre non capisce, continua a dirti ma non esci mai etc etc.

E però io non c’entro niente. Vedi riflessioni sull’identità culturale. Però mi ritrovo quando parlo con X., il collega cinese, anche se non abbiamo una mazza in comune.

Per la cronaca, è quello che arrivato qua, valicato il Great Firewall of China, disse “Flickr è molto più interessante ora che vedo le foto!“.

Con X. abbiamo avuto momenti di grande incomprensione. Ah, il tuo nome significa gatto bianco! No, veramente significa sole del mattino, che è quando sono nato.
Ah, scusa. E poi pure lui ha problemi espressivi. Ho passato venti minuti cercando di capire che cavolo di libro fosse “The Legend of the Moth-Man“. La leggenda dell’uomo falena, mi pare di ricordare un film.. solo che X. sosteneva fosse un libro collegato allo sviluppo software. Era the mythical man month.

Insistentendo per fargli indossare il cappello da leprecano il giorno di san patrizio ho scoperto che “tua moglie ti fa un cappello verde” è come si dice da lui per intendere le corna. Continuo a chiedermi perché si dica “corna” in un sacco di lingue. Come “reggere la candela/moccolo“.
Curiose risonanze culturali.

A proposito, ho trovato un bug nel dizionario del mac, AKA l’Oxford American Dictionary. Loro non riescono a spiegarsi l’etimologia di “hovel“, cioè di una piccola struttura dove tenere le pecore. Dai, che la sapete.

Comunque, il baratro culturale che divide X. da noi europei è evidente soprattutto riguardo il tibet, i.e. lui sostiene che noi non possiamo capire perché abbiamo le notizie di una sola campana, e allibisce riguardo alle scritte free tibet che troviamo in giro. E che je devi dì.

D’altronde, la permanenza in europa gli ha aperto la mente, ma non abbastanza, perché poco prima di tornare a casa se n’è uscito con
Peccato che non sono andata ad amsterdam, ho sentito che lì il porno è legale.
Guarda che il porno è legale in tutta europa, a amsterdam sono legali le puttane.
Il tono con cui ha risposto “Really?” è purtroppo impossibile da replicare.

La cosa bella del posto dove sto è che ci sono persone che vengono da tutto il mondo. E io comunque mi sento che non c’entro un cavolo.

Gli ultimi due giorni li ho spesi parlando con un sunnita che ha recentemente scoperto che la bibbia è stata leggermente corretta negli ultimi duemila anni.
Lui è di mentalità aperta e capisce che l’importante sono le idee di fondo, è un ragazzo intelligente e un caro amico.
Però insiste che il corano ha dati oggettivi, tipo che ha previsto che gli uomini avrebbero volato. E che je devi di.

Anche parlare con D., il mio coinquilino vietnamita è illuminante, ad esempio ora so che hanno il fidanzamento a quattro livelli.

Il giorno del matrimonio viene deciso il giorno del fidanzamento che viene deciso il giorno del pre-fidanzamento che viene deciso il giorno in cui i futuri consuoceri si conoscono. Lui per ora ha l’anello di primo livello, e soffre perché per diventare super sajan^W^W^Wfar venire la fidanzata a vivere qui con lui dovrà aspettare anni, visto che senza matrimonio non le danno il permesso di soggiorno.
Dice che in italia è più facile. Sarà.

Ovviamente, anche con lui ci son stati momenti di imbarazzo. Tipo, ah, io l’ho baciata una volta una vietnamita, a budapest. Ah, tua sorella studia lì?
Vallo a sapere che il governo ungherese ogni anno emette borse di studio per studenti vietnamiti in nome di una emisecolare fratellanza comunista.

La cosa curiosa è che oltre a D. vivo con tre irlandesi, con i quali non ho un rapporto.
D. si sveglia la mattina alle 5, e si mette a fare ginnastica.
Non vuole mai venire a bere con me, tende a chiudersi in camera a giocare col portatile ma cazzo, almeno qualche volta abbiamo mangiato insieme, gli altri sono ombre che passano, dicono hahriuduin e scompaiono.

Gli unici contatti che son riuscito ad avere sono stati:

  • con M. quando abbiamo visto una maratona di futurama insieme
  • con J. quando mi ha spiegato l’hurling (sport a metà tra rugby e il gioco in cui devi portare un uovo tenendo un cucchiaio in bocca)
  • con S. quando l’ho svegliato alle 8 del mattino di domenica, lui che rientra alle 5 dal lavoro, e s’è lamentato del fatto che da due settimane gli finivo l’acqua della doccia

insomma, sono anche persone gentili e comprensive ma puttana eva voglio un contatto umano, questi si comprano ognuno il sale per conto proprio.
Macinino da 25 grammi, 2.90 euro. Io ho preso la busta da un chilo per 80 cent e gli ho detto di usarla, per favore, ma non ho avuto successo.

Forse è per affinità di solitudine che mi trovavo meglio a parlare col koreano, solo e abbandonato in europa, che con i polacchi,tipo il 25% della popolazione irlandese. Al supermercato c’è la zona con soli prodotti polacchi. Il capo sostiene che a volte sottotitolino i film in polacco.

Comunque, sarei più polacco che koreano. Una notte l’ho spesa confrontando i diversi sistemi di leva obbligatoria.
La polonia è l’italia com’era, c’è la gente che si fa riformare per non fare la naja, e però sai se domani devi fare un concorso.., e ci sono quelli che si fanno scartare usando il trucco dell’eccesso di numero che però lo puoi fare solo se conosci qualcuno del ministero e ci sono quelli che fanno il servizio civile ma se però vuoi fare il carabiniere. Siamo identici, carabinierato a parte.
Il povero koreano invece si fa due anni obbligatori, a 18 anni e fanculo i rinvii. A nightmare, è il suo sunto.

E poi almeno un po’ di polacco lo so. Due parole: “puttana” si dice kurva e “si” si dice tak. No, non le ho imparate nello stesso contesto.

Insomma, com’è che mi sento più in intimità con uno che in comune con me ha solo il numero di cromosomi rispetto a quelli che sono identici?

Per non parlare degli irlandesi che sono sostanzialmente gli italiani se ci fosse stato un miracolo economico negli ultimi dieci anni.
Sono sporchi, socievoli, coatti e rumorosi.
Qua ci sono addirittura i tamari con le auto assettate e i neon sotto il pianale, che credevo ci fossero solo sotto l’obelisco all’eur.

Che poi, dove cazzo vai a correre con i tuoi 1000 cavalli che qua non esiste una strada sensata?

Voglio dire, questa è una nazione in cui dopo quindici anni di boom ancora non hanno costruito un’autostrada tra la prima e la terza città della nazione. Un po’ come se roma, bologna e firenze fossero collegate solo con strade provinciali. Si, provinciali, non statali.

Gli irlandesi sono un popolo barbaro, non c’è un cavolo da fare. Vedetevi living in barbaropoli perché è bellissimo e poi vi convincerà di questa cosa, se nutriste dubbi.
La differenza con l’italia è che penso si lamentino meno. Forse è che sono disinteressati o che non capiscono.

Però sono amichevoli, specie qua a galway che è un po’ più irlandese di dublino. Qua esci e nei pub trovi i vecchietti che ti attaccano bottone, e i gruppo di 5 o 6 persone che improvvisano con fiddle e tutto il resto. Tra gli incontri curiosi: peter, un pischelletto che mi ha citato uno nessuno centomila, il vecchietto che mi ha spiegato come dire baciami il culo (frase molto più importante di quel che sembri), lo psicotico che è stato due anni a vagabondare in italia e cercava di spiegarmi come l’endecasillabo sciolto italiano sia la forma più elevata di poesia al mondo.

Vale la pena ricordare che io e M. siamo anche stati importunati da un gruppo di vecchiette che tornavano da una partita a golf, tra che bei capelli e vieni honey che ti insegno lo swing ho finalmente capito cosa prova una donna infastidita da un gruppo di maschiacci. È una figata.

Ma galway è città del mondo, sono uscito poche volte ma ho comunque conosciuto più spagnole/i che irlandese/i, per dirne una. Quelli che brindano nella lingua locale invece che nella loro, e che conoscono tutti i compatrioti nel raggio di cento miglia. Uguali, pure loro, a come sono io?
Ah, comunque si dice slainte o shlainte, che dovrebbe pronunciarsi “slancia” perché la t è la c e la e è la a in fin di parola, e significa letteralmente salute, come al solito.

Qua ci sono un sacco di cigni, belli bianchi e col muso nero.
Non fanno versi, per cui li chiamano cigni muti, e quindi dicono se hai un problema, va a dirlo al cigno che almeno lui ti sta a sentire. Io di problemi veri non ne ho, ma magari vado lo stesso, a farmi spiegare sto fatto, queste differenze tra il come e il cosa.

Dove cavolo sta galway o che cos’è il semantic web (for dummies)

personale, web May 1, 2008 9:59 pm (Save post)

Insomma, io arrivo qua al DERI che è il posto migliore del mondo per la ricerca sul semantic web, e non ne so una mazza.

Prima di partire a tutti quanti ho detto che sarei andato in irlanda a fare la tesi.
Che bello, dove?
Galway.
oh… su cosa?
Semantic Web.
oh..

Non è andata sempre così ma spesso.

Ora, che respiro trifogli & triple posso rispondere a entrambe le non domande mai poste.
La prima risposta è “sta a mezza altezza, a sinistra“.
La seconda è “il modo più semplice di cambiare il mondo“.

No, non ci credo neanche io a certe cazzate, ma comincio a essere agnostico.

La favola del web
C’era una volta un re, diranno subito i miei piccoli lettori.

Infatti, e il re voleva andare in vacanza a parigi a fine maggio o inizio giugno.
Ora, avendo notato che l’erba voglio non cresceva neanche nel proprio giardino, si rivolse a google, ma google si limita a fare ricerche testuali e quindi continuavano ad uscirgli fuori recensioni di alberghi a parigi, offerte di pacchetti turistici per proletari, e una cavolo di bionda idiota.

Markup Language
Ora, voi lo sapete che il web è fatto di codice che viene letto dalle macchine.
Basterebbe scrivere in modo che una macchina possa capirlo

questa pagina parla dell’albergo “Faustine”, situato vicino agli champs elisee, costo 2000 euri a notte in suite imperiale, libero a giugno

e un motore di ricerca lo troverebbe subito.

Eh, ma come si fa a dire tutta sta a roba a un camputer?
Tre parole per volta.

RDF
RDF è un modo per dire le cose in modo che i computer lo capiscano:
gabriele è umano
gabriele conosce michele
gabriele è-autore-di questo-blog

L’ultimo è bruttarello e disonesto, ma il concetto non cambia.
La triste realtà è che qualsiasi cosa si può descrivere con triple così. Se non ci credete, basta che fate la prova interrogatorio:

Qual’ è il soggetto?
Io
Qual’è il verbo?
Illuminarsi
Quando?
Al mattino
Di cosa?
D’immenso

Ad ogni modo, esistono un po’ di formati per trascrivere questa roba, uno in XML, altri più human readable. I computer capiscono comunque.

Ma gabriele chi è?
Gabriele è l’autore di questo blog, che a questo punto si fa anche girare le scatole che ancora non lo sapeste.
Per il semantic web’aro medio invece, è un URI.

In pratica, invece di dire “gabriele” dovreste dire che ne so, http://riffraff.info/gabriele#me.
Quando due documenti parlano di http://riffraff.info/gabriele#me il computer riuscirà sagacemente a capire che sono la stessa cosa.

Se io ho un file in cui dico che http://riffraff.info/gabriele#me è una persona, che si chiama “Gabriele Renzi” e paolo
ha un file in cui dice di conoscere http://riffraff.info/gabriele#me il computer potrà dire “paolo capriotti conosce gabriele renzi”.

Occhio, che un URI può essere praticamente tutto, basta che è unico.

Ad esempio, quello che c’è qua sopra non porta da nessuna parte, ma se l’URI è effettivamente un documento sul web, allora siete nel magico mondo dei Linked Data, che è più fico.

Povero re, e povero anche il cavallo
Tornando al nostro re, il computer si trova il file e vede un albergo libero vicino ai campi elisi
Il protagonista è nobile, ma anche ignorante, e non ha idea del fatto che gli champs elisee siano a parigi.

Il computer però può andare in un grande database di informazioni geografiche, dove trova la tripla champs elisee è-nella-città-di parigi .

A questo punto il computer ha trovato tutte le informazioni, il re se ne va in vacanza e scoppia la rivoluzione.

Potere al popolo
A questo punto avete capito il semantic web. Il resto è tutta roba in più.
Se state pensando ah beh ma che cosa complessa è impossibile non funzionerà è perché il complesso militare-tecno-industriale vi ha educati a pensare così.

Voi siete abituati a pensare che ogni volta che andate su un sito dovete mettere i dati. Che se volete parlare di libri anobii, scrive.it e le recensioni sul vostro blog sono scollegate. Che ogni volta che cercate qualcosa i risultati sono sempre un po’ a caso. Che gli amici su facebook sono uguali a quelli su linkedin e su myspace, ma che dovete ridirglieli tutte le volte. Che mica google è magico.

Ecco, fino ad oggi vi hanno detto cazzate. Sembro beppe grillo, lo so, ma è così.

Potere diffuso
La verità è che da anni i software che usiamo pubblicano dati in formati machine readable.
I calendari online, i link su wordpress, le vcard, il link che mettete quando volete dire che il vostro sito è sotto licenza creative commons.

Solo che non conviene a nessuno dirvelo.
Eh già perché tutti quelli che hanno i vostri dati si cagano addosso a pensare che voi questi dati potreste metterli da qualche parte dove tutti possono usarli, e non solo loro.
È per questo che OpenID è stupendo, perché finalmente la rete ha detto a google, microsoft e yahoo: Io so’ io, e voi non siete un cazzo.

Il Semantic Web è la stessa cosa, solo che invece di liberare qualche dato personale, li libera tutti.

Ora, potrei parlarvi di ontologie, reasoning e cosa faccio davvero, ma penso di aver già annoiato abbastanza.
Se voleste sapere qualche altra cosa, basta che fate un fischio.

Augurissimi!

personale 3:50 pm (Save post)

Non dovrei farlo, ma lui ha le doti comunicative di una marmotta e quindi facciamo che vi informo io.

Tanti auguri a Roberto de Ioris, e a sua moglie Roberta per l’arrivo di Serena, 3 kili di futura programmatrice & sistemista.

Boh, vorrei dire un sacco ma sto qua a sorridere come uno scemo e non mi viene niente :)

portishead @ lastfm

web April 22, 2008 8:20 pm (Save post)

shhhhh, Third dei portishead è in streaming su last.fm. Amo internet, alle volte.

Ah, si qua comunque tutto bene, ne scriverò, prima o poi.

Spigolature dall’Irlanda: dublino, e poi dublino

personale April 7, 2008 11:03 pm (Save post)

L’Irlanda per quel che ho capito io dopo un mese e mezzo, non esiste. O meglio, ce ne sono una marea, che è la stessa cosa.

Prendi Dublino, una città che dovrebbe chiamarsi “città del guado fortificato” (baile àtha cliath) ma che ha finito per chiamarsi “stagno nero” (dubh linn).
Dublino è una città piccola, ma per andare da una parte all’altra ci vogliono ore.
È il cuore dell’eire, ma le scritte in gaelico non si trovano quasi mai.
È la capitale dell’isola di smeraldo, ma di verde non se ne vede granché, eppure i prati del trinity college son stupendi… e non ci si può camminare.

Ah, mi correggo i prati del College of the Holy and Undivided Trinity of Queen Elizabeth near Dublin.
Pure quello pensa di non essere a dublino, al massimo vicino, e invece sta al centro.

Forse la fregatura è nel modo in cui uno la vede per come se la aspetta, e se cercava la città cosmopolita, piena di gente e di donnine che girano in top&minigonna sotto la pioggia (senza calze) la trova subito.
O se cercava i localini in Temple Bar, le chiese di pietra e i fiumi di birra. O se la immaginava sporca, disorganizzata e con i bus in ritardo. O con i fish&chips, e l’irish breakfast servito tutto il giorno. O con le bandierine tricolori, e un leprechaun (lepricano, leprecane, folletto) che fa l’occhiolino ogni venti metri. Dublino sta lì, si fa trovare comunque.

Io, arrivando la prima volta, dopo sette ore di ritardo, per un totale di nove in aeroporto più tre di volo, l’ho trovata come pensavo: fredda, e piena di pioggia. Grazie a dio c’ho trovato anche qualche faccia amica.

Il tipo che mi ha indicato il bus per arrivare in centro, la coppia che mi ha accompagnato dal bus fino alla Spire, il quartetto italo-spagnolo (quante possibilità ci sono di incontrare altre due persone che capiscono l’ungherese, in eire?) che mi invita a prendere una birra.
E ovviamente M. & G. che mi recuperano e mi confortano di fronte a una cena a tema, koreana.

Pensando a questi ultimi, un moto di riconoscenza mi molge il cuore, solo in parte limitato dal fatto che mi hanno fatto fare due giorni con 30 chilogrammi di valigie sulle spalle, bastardi. Quantomeno con M. mi son rifatto (ma no, macché ti assicuro che nello sky bar al settimo piano della guinness storehouse non soffrirai di vertigini!), per G. devo aspettare di andare a londinium (della seconda ospitalità di M., dei fortunosi incontri in aeroporto e di all night long di lionel ritchie parlerò poi).

Si, lo so, birrerie e distillerie in cui ottenere diplomi da assaggiatore di whisky sono trappole per turisti, ma io quello sono. E poi almeno adesso so che:

  • la parola whisky deriva dal goedelico ouisce beatha, leggasi “uiske bat”, che altro non vuol dire che “acquavite”
  • la jameson & sons ha il controllo del 90% del mercato whiskesco irlandese, attraverso vari marchi
  • il malto tostato è particolarmente gustoso
  • la guinness non è fatta con la melmosa acqua del Liffey
  • la mamma di Guglielmo Marconi era la nipote del signor Jameson
  • l’arpa della guinness non è un simpatico logo, è una miniatura di una vera arpa

A proposito di guinness, è vero, qui ha un sapore diverso. Non me ne sono accorto quando sono arrivato, ma quando sono ritornato in italia. Sarà che sto diventando irlandese, e qui l’intera nazione si identifica con un marchio.
Qui la birra nera (che nera non è, è rossa) è una specie di mix tra garibaldi, la ferrari, la pasta, toto cutugno e fabio grosso.
L’ufficio del turismo vende gadget della guinness, tra i piatti nazionali c’è lo stufato alla guinness, ogni bar vende guinness, e la famiglia guinness ha pure ricostruito un po’ di monumenti.
Un mio coinquilino quasi sviene quando mi ha visto berne una dalla lattina senza averla lasciata posare in un bicchiere adatto.

Tornando a dublino l’ho trovata diversa. Forse perché c’era il sole, o forse perché non avevo trenta chili sulla schiena, o forse perché ero in crisi d’astinenza da malto tostato.
Stavolta era più rumorosa, turistica, e piena di eroi e di scrittori morti.
Tra wilde, joyce, yeats, beckett, stoker etc viene da chiedersi se qua abbiano mai insegnato matematica.

Ma a me poesia ed epica non son mai piaciute, preferisco ricordarmi Swift, che qua gestì una chiesa, propose di usare i bambini irlandesi come cibo di lusso, e si fece seppellire. Sopra alla tomba scrissero:

È andato dove l’indignazione non può più straziargli il cuore.

Già, perché al buon jonathan dava ai nervi la povertà degli irlandesi, il fatto che non potesse tornarsene in inghilterra e il resto del clero. Gli irlandesi, ovviamente gli vogliono bene, visto che negli ultimi duemila anni li han quasi sempre presi a calci nel sedere, e una voce amica vale tanto.

Poveracci, persino nel castello, dove c’è la statua della giustizia, l’han messa che dà le spalle alla città, e quando pioveva i piatti della bilancia si riempivano, e si inclinava.

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