PDI^2

Spigolature dalla norvegia: Toastmaster & whaletoast

personale August 22, 2010 5:18 pm (Save post)

Warning, come sempre le seguenti note possono essere frammentarie, erronee o false, caveat emptor.

La norvegia è un posto che sarebbe facile mettere da parte come irrilevante.

D’altronde, cos’è che viene dalla Norvegia?
Ok, forse Ibsen. E Munch. E un pezzo di Dahl. E i Troll. E un sacco di petrolio. E il toast di balena. E probabilmente uno dei peggiori piatti al mondo (ma qua si apprezza la cucina d’elite). E un tipo che ha scoperto l’america nel secolo X o XI. E i vikinghi in generale, penso.

Insomma, per una nazione che ha ad oggi meno di 5 milioni di abitanti, se la sono cavata, forse.

La norvegia io l’ho vista col freddo e col caldo. Più o meno, è identica.
Certo, quando fa -30°, le giornate durano 4 ore e bevi akvavit per scaldarti non è come quando fa 25 gradi, le giornate ne durano 20 e bevi akvavit per dormire, però grossomodo è lo stesso.

In norvegia, non esistono le linee rette. Il primo postulato di euclide è infatti insegnato come

Tra due punti qualsiasi è possibile tracciare una ed una sola retta incontrando almeno un lago. O una montagna. O un fiordo.

Questo ha effetto sul piacere di guidare e girare per la nazione in auto o moto. Il nugolo di strade panoramiche, piazzole di sosta, aree picnic, scorci a piombo su qualunque cosa, un numero ridicolo di cascate, di cartelli che indicano il pericoloso attraversamento di pecore/mucche/alci/renne/cervi/troll, sono tutte cose che fanno si che per andare dal punto A al punto B il tempo necessario sia sempre un ordine di grandezza maggiore del previsto.

Per non parlare di attraversare laghi e fjordi con il traghetto, fermarsi a prendere un caffè (recente usanza, apparentemente, è di vendere una tazza nei distributori di benzina, che poi può essere riempita in ogni altro delle stesse catene fino a fine anno), schivare un trattore o aspettare che la mucca indicata nel paragrafo precedente si levi dalla strada (niente ungulati affascinanti né creature immaginarie, solo mucche e pecore per me).

Altra cosa che a me è apparsa uguale, è la cucina. Alce, salmone, pesci in barattolo con spezie non identificate, flatbrød e burro salato, formaggio al sapore di mou. Insalata di patate venduta in secchi da 10 litri. Tutto ottimo, tranne un’altro formaggio di cui non ricordo il nome che equivale più o meno a un boccone di segatura e fumo. I miei ospiti locali hanno infatti specificato che è un gusto acquisito. Probabilmente in lunghe sessioni di tortura.

In ogni cosa comunque è visibile lei, la spesso dimenticata, e talvolta senza senso, Identità Nazionale.
In norvegia, ai matrimoni c’è chi indossa i vestiti tradizionali.
In norvegia, qualsiasi cosa ti diano ti dicono “have you tried norwegian X?” (cfr: “hai mai assaggiato X” in italia, dove al massimo si aggiunge un aggettivo regionale).
In norvegia, le fattorie sono tutte color “rosso fattore”, anche perché è sovvenzionato dallo stato.
In norvegia, chiunque parla inglese e si lamenta delle strade e di come guidano ad oslo (?).

D’altronde, la norvegia è enorme, sottopopolata, è stata a tratti un pezzo solo con le nazioni confinanti, si è fatta una dozzina di carestie, e fondamentalmente sta nel culo del mondo e non m’è tanto chiaro perché un popolo ci si sia stabilito.
Secondo me i vikinghi son stati scacciati a nord da tutto il resto dei popoli europei e poi si son costruiti la fama di feroci guerrieri grazie ad astute operazioni di marketing.

Ma si diceva: ad ogni punto nella storia dopo l’anno mille, i norvegesi hanno sentito la necessità di ribadire che sono diversi dagli altri. Tant’è che non sembra ma come dice una delle faq di sci.lang sulla differenza tra dialetti e lingue, norvegese e danese sono dialetti della stessa lingua. E approfittiamo per citare anche qui Max Weinreich

“Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina”

Ad ogni modo: a noi le identità piacciono, e se questo implica tollerare che ogni norvegese ti dica che l’affetta formaggio a pialla è un’invenzione norvegese, si può tollerare.

E poi sono diversi. In norvegia, la gente studia medicina per poi essere mandata in un posto random così che i medici competenti siano distribuiti uniformemente.
Hanno un sito di dating online per gente che vive nelle fattorie. Festeggiano beati incredibili come Sant’Olaf e vanno tutti a caccia e per quel che ho visto io non sanno cosa sia una fabbrica. D’altronde, più del 30% del PIL è estrazione e raffinazione di petrolio e gas, che i vicini non hanno, forse c’entra qualcosa.

In norvegia io sono stato a visitare amici, ed al loro matrimonio.

Posso dirvi questo dei matrimoni da loro: sono belli, e un po’ diversi dai nostri ma non tanto. Come ci si aspetterebbe in qualunque nozze, si mangia (ma meno portate che da noi) e si beve (più o meno come da noi) si fa rumore (ma da me in genere urlando “un brindisi per $people” mentre lì apparentemente ci si limita a battere con le posate sui bicchieri per chiedere un bacio degli sposi).
Epperò ci sono un paio di tradizioni che da me non si usano ma che sono interessanti.

La prima, è la geniale intuizione di abusare della sposa (o dello sposo) quando il partner si assenta per andare in bagno. Sostanzialmente appena gli invitati se ne accorgono si fiondano su lei/lui rimasto al tavolo a baciarlo. Non so se il processo si estenda alla prima notte di nozze, forse ci si nasconde nell’armadio in mutande.

La seconda è il “toastmaster” persona (o persone, da noi erano due, ma non so se sia normale) incaricata di dirigere i brindisi. In pratica ad intervalli regolari i tizi si alzano, declamano qualcosa e introducono la persona che farà il discorso, noi ce ne siamo beccati una mezza dozzina, e pur non capendo una mazza, abbiamo apprezzato.

Che in fondo, come si dice, per certe cose non servono parole.

Guida Galattica per gli Autostoppisti: And Another Thing

personale, lettura July 18, 2010 2:26 pm (Save post)

Warning: potrebbe contenere spoiler

È da un bel po’ di tempo che non scrivevo, e dubito di ritornare a farlo con frequenza a breve termine, ma il bello di avere un blog è che puoi scriverci comunque quando vuoi dire qualcosa.

E ho qualcosa da dire.

Ho appena finito di leggere And Another Thing che altro non è che il sesto libro della trilogia della guida galattica.

Solo che nel frattempo Douglas Adams è passato nella prossima vita, per cui il libro non è stato scritto da lui ma da Eoin Colfer, non m’è ben chiaro il perché.

Ora, io ho letto un certo numero di n-logie, in cui gli ultimi capitoli sono stati scritti da altri che l’autore originale, per capitalizzare brutalmente sui fan. Alcuni casi, come la pubblicazione di tutta la roba post-tolkieniana sono tollerabili.
Altri, come la conclusione di Dune, un po’ meno.

Per cui, quando ho scoperto che esisteva un seguito della guida galattica (che finisce con, beh, finisce che non può esserci un seguito) sono partito da un discreto livello di scetticismo.

Eppure, il libro è molto più piacevolo di quel che mi aspettassi.

Genesi di questo blog
Caro Lettore, prima di andare avanti dobbiamo chiarire una cosa: mai notato il titolo di questo blog?
PDI^2 sta per “Propulsione D’Improbabilità Infinita”.
Io non sono bravo a ricordare le cose, e non potrò mai essere un vero fan che recita a memoria i personaggi dei libri o film che ama. Però li amo lo stesso.

La guida galattica per l’autostoppista è non solo uno dei miei libri preferiti.
Nella mia lista di libri senza cui non sarei la persona che sono, è praticamente l’unico che non avrei potuto sostituire con nient’altro.
La Guida è in un sacco di modi il modo in cui avrei voluto vivere.

Quella gioia che c’è in ogni paragrafo, quel fatto che le cose vanno a puttane ogni due minuti però si va avanti comunque che sul pianeta accanto c’è qualcosa di figo e tutti da$DEITY in giù hanno cose di cui pentirsi che però vabè, capita e andiamo avanti.

I Vogon che vengono schifati dall’evoluzione, cercare qualcosa da bere mentre l’universo finisce, i topi che citano bob dylan, il pangalactic gurgle blaster, il robot depresso e le porte che godono ad essere aperte. Non c’è una singola cosa nei 5 libri che non abbia amato (tranne la bistromatic, che era un po’ fiacca).

Il che, ovviamente, ha causato la sua buona parte di problemi per una quindicina d’anni quando la mia risposta di default a ogni domanda è stata “quarantadue”.

Insomma, “And Another Thing” dovevo leggerlo anche a costo di lanciarlo contro la parete dalla rabbia.

E invece, non è stato così.

Scusate per il disturbo

Ritrovare Arthur, Ford, Zaphod e Trillian è stato come rivedere amici che hai perso di vista ma con cui hai fatto un sacco di cose da ragazzino. Certo, non è la stessa cosa ma fondamentalmente rimane un filo che vi unisce.

Ed Eoin Colfer, che io conoscevo solo per i libri per ragazzi della serie di Artemis Fowl (non capolavori, ma godibili) s’è guadagnato rispetto. Secondo me, nel libro si vede che è stato scritto da un altro appassionato. Certo, ci sono un po’ di ammodernamenti di contesto che stonano forse un po’, ma son pure passati trent’anni, e adesso ci troviamo con una versione quasi concreta della guida galattica, anche se gli manca il “don’t panic” e un bel po’ di ironia.

Colfer non è Adams, e la genialità di alcuni pezzi della Guida manca (vaso di petunie anyone?) ma non è un misero pastiche, né una fanfic infima.
Quando l’autore va a ripescare Thor, personaggio che poteva essere completamente dimenticato nel tourbillon di apparizioni dei cinque libri non sembra essere mancanza di idee, ma genuino lavoro nel ricollegare pezzi apparentemente scollegati, cosa che rendeva la guida così deliziosamente “comprensiva”.

Ed il titolo stesso è una perla, essendo una citazione da “So Long, and Thanks for all the Fish”

The storm had now definitely abated, and what thunder there was now grumbled over more distant hills, like a man saying “And another thing…” twenty minutes after admitting he’s lost the argument.

Se c’è una differenza, ma può darsi me la sia inventata io condizionato come sono da informazioni extra-libro: la guida era, chiaramente, british. Questo è, decisamente, irish.
Colfer è irlandese, e così è uno dei personaggi nuovi nel libro.
C’è un pianeta, e un continente, che si chiamano Cong, e Innisfree.
E mentre la guida aveva quell’aria di aplomb inglese (di un secolo fa?) di Arthur che cerca il tè in accappatoio su un’astronave, “And Another Thing” ha l’allegra barbarie degli irlandesi (moderni?) che usano parole straniere senza ragione sbagliandone lo spelling.

Il libro è spiritoso, ritmato e ben scritto. Ci sono una mezza dozzina di deus ex machina, solo che se in qualsiasi altro libro uno si sarebbe avvelenato il sangue, nella guida sono, boh, quasi necessari.

C’è anche quel pizzico di coraggio di mettere dentro personaggi/cose/eventi che nell’originale non c’erano e che non stonano, ma senza esagerare.
Inizia che non ti convince, poi pian piano ti prende e poi finisce con un finale che, si è sensato, ma forse si poteva fare di più.

Insomma, non è male, se vi capita, provate a leggerlo, senno chiedetemelo e se posso ve lo presto :)

breve sintesi degli ultimi mesi

personale, lettura September 13, 2009 4:45 pm (Save post)

Ho trascurato il blog a lungo, per un sacco di ragioni diverse.

In primo luogo, mi manca il tempo di scrivere, in secondo luogo, mi manca la voglia.

Riguardo la prima ragione, la spiegazione è semplice: ragioni lavorative e personali mi tengono abbastanza occupato.

Ah, già, non l’avevo detto, credo, che sono passato nel felice mondo dei pagatori di irpef.

Una startup, una buona idea, problemi interessanti, e persone fantastiche con cui lavorare. E abbiamo il biliardino. 90% java (e almeno in un pezzo l’ho scelto io, pensate un po’), perché alcune cose ci venivano più facili così, un po’ di ruby & python come glue, un bel pezzo in objective-c (guess why).
C’è del web, ma come piattaforma, più che come interfaccia.

Non vi punto al nostro sito perché per ora è praticamente un placeholder e ce ne vergognamo un po’ (layout con table!), ma sappiate che “we’re always hiring“, quindi in caso pingatemi e vi dico di più, la sede è milano, per ora.

Per quel che riguarda il personale, sono ri-finito a vivere a budapest, anche se ancora non sono riuscito ad avere il tempo di incontrare gusty, ma ho ancora speranza. Continuo a non capire una mazza della lingua e finalmente ho fatto l’errore che temevo da tempo, dire ” sul culo” invece di “salute” (approx una lettera di differenza).

Sono stato a malta (cfr: the italian who went to malta) e se un giorno avrò tempo scriverò uno “spigolature” su quello.

Sono riuscito a incontrare una marea di gente interessante dentro e fuori dal mio mero ambito tecnico, e un giorno scriverò anche di loro.

Ho iniziato a leggere le ton beau de marot, il libro di hofstadter sull’arte della traduzione, ma che come al solito va molto oltre. Qua, ne avevo parlato e massimo mi aveva detto di leggerlo. Un uomo, una garanzia, è fantastico.

Ho anche ascoltato tutta la trilogia di his dark materials. L’esperienza dell’audiolibro è stata interessante, a parte uno stridio nella spina dorsale per alcuni attori.
La trilogia in se, mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca per il finale, peccato perché i primi due libri promettevano bene, sostanzialmente: The Chronicles of Narnia: cattolicesimo = His Dark Materials : gnosticismo. Il lettore fedele sa benissimo che da queste parti ermete trismegisto è sempre visto con piacere.

E ho iniziato anche To Mock a Mockingbird. Stimolante.

Ah, ma già la seconda motivazione. Non c’ho voglia di scrivere, non so bene perché.. forse non ho molto da dire, o ne ho troppo. Probabilmente, mi manca solo un libro che mi faccia pensare, ah che figo questo stile, e mi venga voglia di scimmiottarlo, come ci son stati gli hofstadter, benni, calvini, echi, pennac, lem, gaiman etc.

A proposito di scimmiette, ho anche giocato il primo episodio di Tales of Monkey Island. Bello, però mi serve ancora un pollo di gomma.

De professionalitate diariorum (come di dice giornalista in latino?)

web, italia June 19, 2009 7:56 am (Save post)

Stavo leggendo il sole24ore e ho letto una notizia sul mondiale di F1 che va in pezzi. Ci sono tante scuderie che non si iscriveranno, e poi ci sono

Ferrari, Toro Rosso e Red Bull, che sono di fatto iscritte, ma contro la loro volontà

Oh, interessante fammi gugolare questa cosa. Ah, com’è che la stessa frase esce sul sito della gazzetta? Cavolo è lo stesso blocco. “oggi scadeva..”.
C’è anche lo stesso svarione “innalzare il budget cup” (non mettete gli stagisti che non sanno l’inglese a fare i revisori di bozze, per favore).

Ma sempre nella prima pagina delle ricerche, ecco anche il Corriere, non a caso il quotidiano più letto d’italia insieme alla gazzetta. Anche qui “di fatto iscritte, ma contro la loro volontà” e “budget cup”.

Il fatto che sia replicato su una dozzina di altre testate online mi pare accettabile, ma cavolo, i quotidiani nazionali.
E c’è pure un albo per garantire che i giornalisti siano professionisti.

TvTrope e altri topi

personale, web, lettura June 3, 2009 8:36 pm (Save post)

Sebbene possa sembrare irrilevante, utimamente ho letto tutto DM of the Rings, un web-comic basato sulla geniale intuizione che i giochi di ruolo sono eredi diretti di Tolkien, ma qualsiasi RPGista troverebbe la storia contenuta nel Signore degli Anelli ridicolmente ovvia.
Puro. Genio.

Avendo letto interamente il fumetto, ed essendo rimbalzato su un’altra dozzina, alla fine sono capitato su TvTropes. Credo diventerà la mia nuova homepage.

Per quel che capisco, il sito è un wiki tematico, e ce ne sono così tanti. Quello che ha di meraviglioso ai miei occhi è che mi ricorda Il Wiki, quello originale, di Ward Cunningham, per il fatto che i link sono su proposizioni invece che nomi, e per l’aria di “contatto personale” che si respira. Tra l’altro sul wiki di ward ho ri-scoperto che c’era la mia pagina, edit 2004, che era questa

I like coding. I like python, ruby, and struggle to understand lisp.
But I’m a student and I have to use java all over the place. Go figure.

Notansi che ho potuto aggiornare il testo in quanto da poco non sono più studente. Sarà una casualità? Non ci crediamo più.

Torniamo a TvTrope. Si tratta di un wiki dedicato alla raccolta, descrizione e correlazione di differenti trope, che da quel che capisco sono quelli che a me a scuola avevano descritto come topos (topoi?). Insomma, idee ricorrenti.

TvTropes è una miniera. Non solo ci sono le varie pagine lui incontra lei, lei ama lui, lui cambia stato sociale, eroe/antieroe, tragedia/commedia/viaggio e così via, ma ci sono anche tutti quelli a cui un disadattato come me può aspirare. I setting After The End, i topic come Attack of the Killer Whatever, il discorso Do Not Taunt Chtulu etc.

Non solo, ad ogni trope sono associati riferimenti per dozzine di anime, fumetti, libri e film in cui il topos può essere individuato. Si, significa che partendo da qualcosa si finisce per avere una lista semi infinita di roba da voler leggere o vedere.

Non è per quello che sono sparito dalla blogopalla (blog topos: NonSonoMortoAncora), ma magari potete tenervici occupati un po’ anche voi. Come esca, Caro Lettore, ti lascio una citazione dalla pagina sul cyberpunk

“Anything that can be done to a rat can be done to a human being. And we can do most anything to rats. This is a hard thing to think about, but it’s the truth. It won’t go away because we cover our eyes. THAT is cyberpunk.”
— Bruce Sterling

E buona lettura :)

geekitude

web April 17, 2009 7:07 am (Save post)

L’ultima volta che son stato a milano, son stato ospite di C8E, gentile personaggio che se avesse una homepage a quest’ora avrebbe PR9 come Adobe.com.

Ci tengo a precisare che son stato da lui una sola notte quando mi ha cordialmente ospitato dopo esserci fatti qualche pinta in una birreria belga che non so dove sia. Ma questo è irrilevante.

La cosa che è rilevante è che a casa sua ho potuto giocare con un ufo radiocomandato e una macchinina radiocomandata che cammina sui muri invece che sul pavimento.
Oggettivamente, una figata pazzesca.

Leggendo poi qualche tempo fa un post di aghenor ho sghignazzato per la battuta (it’s a trap!) e convenuto sul fatto che la mia ragazza non vrebbe capito (d’altronde, manco ha visto star wars).

Mi chiedo, a volte, se ci sia un valore nell’essere geek senza speranza. Se serva a qualcosa passare del tempo in quei posti scuri e malfamati della rete tipo 4chan.

O tipo twitter, che è un po’ come 4chan ma più noioso. Per usare le parole di ludo, “la cacofonia della blogosfera” è aumentata su twitter, che è non un egomegafono in cui il 90% della gente vuole parlare ma non ascoltare, ma che alla fine è divertente lo stesso. Eh si, pare che ora abbia un account pure io. Ovviamente non seguite me però, seguite @basementdad, cosìcché un personaggio posticcio sia il primo a raggiungere il milione di utenti, siamo già a 300k in due giorni :)

Facebook Developer Garage a Milano

programmazione, web April 16, 2009 7:51 am (Save post)

Se siete a Milano il forse vi interesserà partecipare al Facebook Developer Garage, evento dedicato a chi usa facebook come una piattaforma per lo sviluppo e non solo come tool per rompere le palle a quella che al liceo era una figa ma non gliela ha mai data.

No, certo è un esempio a caso.

Ad ogni modo, penso sia la prima volta che si tiene un evento simile nel bel paese il che lo rende anche più interessante. E poi visto che passo da milano e potrei esserci pure io è una buona occasione per vedermi, no? ;)

Ad ogni modo l’appuntamento è in via San Barnaba, una prima bozza di programma la trovate qua e se avete qualcosa da presentare io sarei felice di vederlo anche in anteprima :D

Ma Mica Mi Ami, la soap che mancava

web, fun March 24, 2009 11:56 am (Save post)

Mai voluto recitare in una soap?
O forse volevate partecipare a un progetto transmediale?
O avete sempre creduto che il futuro è nella user generated fuffa?

Beh in ogni caso, andate a farvi un giro sul sito di Ma Mica Mi Ami, soap online con quel twist che mancava. A scanso di equivoci, il riferimento primario non è né Dallas né Beautiful, ma Sogni D’Amore, la telenovela piemontese.

I casting sono aperti, vedete se trovate il ruolo per voi :)

Una buona azione: donare il sangue

personale March 21, 2009 10:35 am (Save post)

Tre anni fa, in uno dei miei primi post, parlai di donare il sangue.

Siccome l’ho rifatto di recente, colgo l’occasione per ribadire il messaggio: in italia c’è sempre scarsità di sangue, e donarlo è una cosa che richiede poco tempo e può aiutare a salvare una vita.

Ergo, se non siete già donatori, provate a farlo almeno una volta (e magari a diventare pure donatori di midollo osseo), un domani ad aver bisogno di sangue potrebbe essere una persona a voi cara, o voi stessi, o magari io (consistente grattata).

Come extra, la legge vi riconosce una giornata pagata, vi fate le analisi gratis e potete perdere mezzo chilo in un quarto d’ora ;)

Dottor Renzi, presumo

personale, studio March 17, 2009 7:08 pm (Save post)

Sono sia stanley che livingston, e dottore. Non di quelli che curano la gente, ma sono laureato in ingegneria informatica, almeno sembra.

E s’è laureato pure Stefano con me, e con voti migliori :)

Come si conviene alla fine di un ciclo, è giusto faccia delle riflessioni. Attenzione, sono riflessioni di uno che non sa tutto dell’università, solo la mia esperienza diretta. E poi, magari ora è diverso.

Occhio, che mi dilungo.

De passione
Io ho studiato in un’università che si chiamava “La Sapienza”, ma che per ignoti motivi ora si chiama “Sapienza - Università di Roma”. Immagino che il “La” sembrasse obsoleto dopo settecento anni.

All’università ci ho studiato parecchio. O quantomeno, ci sono stato iscritto per un bel po’.
Quando ho iniziato non sapevo praticamente nulla di computer, e nonostante “fondamenti di informatica” (aka liste concatenate, alberi, ricorsione e PASCAL, che si scriveva in maiuscole) ho continuato a non capirne nulla fino al secondo anno. Perché ancora non avevo la passione.

Per quella non sono stati utili i corsi, professori e libri.
Ci sono voluti, per primi, antonio, federico e luca.

Che d’altronde, mi hanno forse rovinato un po’ la vita, visto che quasi dieci anni dopo continuo a stare su IRC a perder tempo.

Ma forse è questo il punto dell’università, come degli user group, dei blog collettivi, di IRC e di USENET. Non importa imparare, ma conoscere persone che ti facciano venire voglia di farlo.

De educatione
Anche perché, in my very humble opinion, quello che uno impara nel mio corso di laurea è del tutto inutile. Io capisco che un ingegnere informatico non debba essere un programmatore, ma a due mesi dalla (loro) laurea c’erano persone che ancora mi dicevano che la complessità di un algoritmo non è un problema importante “tanto nella vita non capita mai“.

D’altronde, so come funziona un transistor perché elettronica è un corso obbligatorio, anche se non disegnerò mai un circuito integrato, ma magari alcuni dei miei colleghi lo faranno, quindi a loro sarà stato utile. Non so quanto, visto che abbiamo studiato su un testo del 1982, ma forse si.

Quantomeno, uno dovrebbe aver acquisito la forma mentis.

Che, detto fra noi, non so neanche quanto sia vero. Certo, l’esame di Analisi II è propedeutico allo studio della fisica che è propedeutico allo studio di.. mh.. ok niente nel mio caso, ma forse a qualcuno serve. Però dovrebbe dare una forma mentis.

La da davvero? Non lo so. Forse serve comunque per apprezzare xkcd.

La mia impressione è che la mia università sia impastoiata in un mix tra nostalgia per quando informatica era ancora elettronica, l’ossimoro “software engineering” e l’altro “computer science”.

E in tutto questo finisce per fallire in vari modi:

  • “Industry-focus” mal-mirato tipo java al primo corso sulla programmazione, come imparare a leggere con la Divina Commedia. Dal paradiso. Credo sia possibile imparare a programmare usando java, ma non usando lo stesso programma che si usava col PASCAL (sempre maiuscolo).
  • “Science-focus” disconnesso. Nel corso di Informatica Teorica (von neumann, turing, church, automi etc) c’è una parte dell’esame in lisp. Nessuno ti dice perché. Nessuno torna mai più sul lambda calcolo. In Sistemi Distribuiti si studiano una marea di algoritmi e di problemi teorici. Nessun esempio di software reale, o di piattaforme esistenti.
  • Scomparsa di argomenti fondamentali. Provate a chiedere al 90% dei laureandi come funzioni l’allocazione di memoria in java. Intendo cose banali, tipo “dove stanno gli oggetti”. Credo di aver sentito il termine “heap” tre volte in nove anni. Tail call elimination? Sospetto che il concetto stesso di tail call sia ignoto ai più. Type system? Cazzarola, paolo, che ha fatto matematica, ha implementato un linguaggio in haskell come compito per casa, da noi credo che nemmeno venga mai nominato. Penso che alla domanda “dai una definizione di polimorfismo” la maggior parte dei miei colleghi non saprebbe rispondere
  • Rimanenze di esami ingegneristici senza senso. Chimica. Io ho amato chimica. Un esame bellissimo. E giuro su $DEITY che niente visto in tale esame mi è mai servito a niente nei 40 esami successivi.

Ovviamente, ci sono un sacco di persone che escono preparatissime. Gente che per quel che mi riguarda può vincere il turing award, disegnare CPU avanzatissime e sviluppare il prossimo BigTable o Dynamo . Solo che il 90% di chi si laurea non farà quello, scriverà codice java senza aver mai visto junit, porco giuda.

Però la mia università sta migliorando, credo. Adesso abbiamo corsi in inglese, una nuova sede ed internet wireless. Dopo la terza riorganizzazione da quando mi sono iscritto, forse i corsi sembrano riorganizzati in maniera da non studiare l’algoritmo di dijkstra 6 volte e magari imparare qualcos’altro. Io sono speranzoso.

De magistris
Io ho avuto dei buoni insegnanti, e ne ho avuti di pessimi.
Credo che il problema permanga sempre lo stesso, e sia comune ad altre realtà: professori che non amano (più?) l’insegnamento, o che soffrono ad insegnare a gente che se ne frega del loro argomento (e.g. fisica a un informatico, interesse prossimo a zero), o che hanno scritto slide dieci anni fa e non hanno voglia di aggiornarle (e.g. “MD5 is currently considered secure” nel 2009) o che, semplicemente, non sanno insegnare pur essendo ottimi ricercatori.

Ho diligentemente compilato il modulo per esprimere giudizi sul corso appena finito, ogni volta che ho potuto. Non ho mai notato differenze.

De Economie Sapientiae (questa l’ho inventata)
Forse la cosa che più mi è mancata è stato capire perché una cosa mi servisse. Qualche professore eroico ha messo a fine corso delle lezioncine da parte di persone esterne all’università che operano in campi contigui all’insegnamento. Avrei voluto averne sempre.

Se non mi viene fatto capire a che serve, come posso imparare qualcosa?
Non è poi troppo difficile cavolo:

  • turing completezza: “a volte ha senso avere un linguaggio non turing completo perché così puoi sapere da analisi statica che la cosa che spegne una centrale nucleare impazzita non entrerà in un loop infinito
  • NFA/DFA ed espressioni regolari: “per esempio le espressioni regolari in java Pattern.compile(”a+b?c*”)
  • natural language processing: “la società X produce questo tool che classifica notizie automaticamente, potremmo farne uno semplice usando questa tecnica…
  • teorema di bayes: “ad esempio, uno spam filter si può fare così (20 righe di codice)…

Quello che mi è mancato, e credo manchi a molti, è capire quale sia il valore di quello che studio. Gli studenti, io almeno, amano gli esami di progetto. Perché, vedi a cosa serve quello che studi. Io ho dato “Metodi Matematici per l’Ingegneria”, immagino sia utilissimo per qualcosa, ma non ho idea di cosa.

Conclusions and future work
Io penso che l’università sia bella, e utile. Forse non nel senso di imparare davvero, ma forse serve ad essere esposti a bacilli che poi potranno svilupparsi, oppure no.

Serve a conoscere qualche persona che può cambiarti la vita e a scoprire l’esistenza di qualcosa che potrà diventare una passione. Serve ad andare in erasmus, se possibile, e ad essere costretti a studiare cose che resterebbero sul limite del disinteresse ma che ex post si apprezzeranno.

Dopo quasi dieci anni, mi piacerebbe ricominciare.
E poi, adesso mi trovo come mi trovavo una mattina ad agosto nel ‘99, quando un amico mi ha svegliato, mi ha portato all’università e mi ha fatto iscrivere ad ingegneria.
E penso le stesse cose: mi iscrivo a lingue, scienze della comunicazione o economia?

Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Janis Joseph