PDI^2

L’europa in pace

personale March 17, 2013 3:05 pm (Save post)

Io seguo, e ho seguito, diversi corsi online. Per evitare di fossilizzarmi a rifare sempre le stesse robe tristi da informatico, qualche tempo fa ho iniziato a seguire “The modern world” su coursera, che è storia. Arrivati al 1914 comincia la parte che bene o male ce la possiamo ricordare.

Però mi hanno colpito le parole del professore, ve le riporto con leggerissime modifiche

If the causes are so abundant, why the shock? They expected peace, so let’s flip this question.
Why would most well informed people, expect peace, in the summer of $YEAR, when you can look back and see so many causes for the war?
Well, they’d expected peace first off because Europe had been pretty darn peaceful.
It had been peaceful for a year, five years, ten years, 20, 30, 40 years. There had been some wars in the Balkans. True.
Back in $TIMEAGO there’d been a $SMALLTHING between $COUNTRY1 and $COUNTRY2 and so on.
But general war in Europe? There had been a war between some of the
powers waged in the $FARPLACE back in the $SIXTY_YEARS_AGO, but a general war encompassing
Europe, touching on commerce, on the seas had to go back to $WORLD_CONFLICT nearly
100 years earlier.
So peace seemed like the norm. […] Very influential books were published Saying that it was increasingly
inconceivable that there could even be a general war because the condition of peace was so much in the interest of business.
Did people understand that there were chronic tensions, imperial rivalries, military buildups?
Sure, they all understood that. They’d had that for years and those sorts of things were managed.
That kind of tension, that rivalry, managed in a variety of different ways. For instance, when you turn on your
automobile, inside your engine there are hundreds, thousands of controlled little explosions.
How come all these explosions, people setting fire to gasoline under the hood of your car, doesn’t just blow-up all these
automobiles all the time?
Well, because we’ve perfected, over time, ways of managing all that combustion, channeling all that combustion.
And people thought, well we’ve learned how to manage chronic tensions in Europe.

Pensieri sulla corazzata kotiomkin

personale March 5, 2013 8:38 am (Save post)

Qualche giorno fa i giornali titolavano, in merito a eventi di cronaca nera successi a roma, “Roma Violenta“.

Per qualche ragione il mio cervello automaticamente completava la frase con “..la polizia s’incazza“. Provo a googolare e l’autosuggest mi suggerisce “Roma Violenta: la cinevox si incazza” (sta su amazon se volete cliccare su un affiliate link).

Quest’ultima è una collezione di musiche da poliziotteschi italiani degli anni ‘70, che per quanto interessante non risponde alla domanda: ma perché questo doppio titolo è familiare, e addirittura non solo a me?

Non sono riuscito a scoprirlo, se avete idee contattatemi. Ma indagando ho ritrovato “La Polizia S’Incazza“, uno sketch di Luca e Paolo ispirato a.. uno pseudofilm citato in “Il secondo tragico fantozzi“.

Come chiaramente ogni mio lettore si ricorderà, gli impiegati frustrati dalla visione di dodici ore di corazzata Kotiomkin si ribellano e preso il controllo dei mezzi di proiezione costringono il megadirettore a guardare a rotazione “giovannona coscialunga, l’esorciccio e la polizia s’incazza“. Ora, la cosa interessante è che mentre i primi due sono film reali, il terzo è uno pseudofilm che non è mai esistito.

Ma la scena è talmente iconica che in qualche modo si è trapiantato nell’inconscio collettivo della nazione e ancora oggi sembra un titolo ragionevole.

Ma questo non è interessante quanto l’altro pseudofilm usato in questa sequenza: “La corazzata kotiomkin di Serghei M. Einstein”. Questo film non esiste, e non è mai esistito se non in questa scena di fantozzi.
Quello che è esistito è “La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ėjzenštejn”, e cito da wikipedia:

Non essendo possibile utilizzare scene originali de La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ėjzenštejn, uno dei capolavori del cinema russo d’avanguardia, in fase di sceneggiatura si decise di farne una parodia; anche il nome del regista venne opportunamente modificato: Sergej M. Ėjzenštejn divenne “Serghei M. Einstein”. Per questo le scene della gradinata di Odessa visibili nel film furono girate dal regista Luciano Salce sulla Scalea Bruno Zevi, di fronte alla Galleria di arte moderna, e la pellicola venne maltrattata per ottenere un effetto di invecchiamento. Il famigerato “occhio della madre” è pertanto quello dell’attrice italiana Alba Maiolini.

La mise en abime di aver “costretto” i dipendenti a ri-girare quella scena non è notata su wikipedia ma per me è poesia pura. Tra l’altro c’è anche una chicca, se rivedete Fantozzi, in una scena si vede la locandina del film di Ėjzenštejn col titolo italiano (Potemkin), che quindi tende a sfumare ancora di più il margine tra film visto e non. Roba da controllo della mente guerrafreddesco.

La cosa che io trovo ancora più interessante è il fatto che (in Italia e per quelli della mia generazione) lo pseudofilm abbia quasi completamente rimpiazzato il film reale.

Ricordo anni fa la mia prima conversazione con un mio amico che, frequentando il DAMS, aveva dovuto vedere il film di Ėjzenštejn.
Ovviamente lui sosteneva che il film non durasse affatto “18 bobine” (il vero film dura solo 75 minuti) e che non fosse una noia intollerabile (ma quello poteva essere ascritto all’essere uno studente fighetto radical chic del DAMS). Il fatto che lui continuasse a correggermi (”POtionkin!” “ma che cazzo dici, lo ricordo benissimo che dicono KOtionkin!”) non mi ha mai fatto venire il più piccolo dubbio. E nemmeno a lui.

Mi chiedo quali altri film possano non essere mai esistiti, ma continuino a vivere una semivita nella mente del pubblico, in attesa che qualcuno li giri e li metta su amazon diventando miliardario, sul modello degli pseudobiblia di cui avevamo parlato tanto tempo fa. E se esistono pseudilibri e pseudofilm, che altri pseudo ci sono? Pseudomusiche? Pseudoteatro sicuramente si, forse pseudopoesia?

Quando scoprirò altro provvederò a dirvelo.

sui cereali e le farfalle temporali quantistiche

personale January 25, 2013 1:38 pm (Save post)

In cui si discute del Papilio tempestae degli avventisti del settimo giorno e della lingua tedesca. Non dite che non eravate statio avvisati.

Il tedesco è una lingua interessante di cui non so un’acca, ma una cosa che so è che in tedesco sono molto comuni i termini ottenuti componendo parole diverse. È per questo che al giorno d’oggi abbiamo termini bellissimi come zeitgeist (lo spirito del tempo) e Rindfleischetikettierungsüberwachungsaufgabenübertragungsgesetz (legge sulla delega degli obblighi di supervisione sul marchio di bestiame e sull’etichettatura delle bistecche) o “Schadenfreude” (godere delle altrui disgrazie).

Ci dice qualcosa il fatto che i teutonici abbiano un termine come schadenfreude che tendenzialmente non esiste nelle lingue di popoli meno malvagi? (la malvagità dei tedeschi non è una mia invenzione, è il secondo suggerimento su google per “i tedeschi sono”)

O alternativamente, ci dice qualcosa il fatto che l’italiano non abbia un termine come mudita (essere felici della gioia altrui)?

Ai posteri l’ardua sentenza. Il punto chiave per me era scoprire se il tedesco abbia un termine che indica “effetti inattesi di un evento iniziale”. Apparentemente no, ma le regole compositive del tedesco mi dicono che posso inventarmene una. Mi serve semplicemente di imparare un’altra lingua.

Attenzione, Caro Lettore, non ti sto parlando del noto “effetto farfalla”.
L’effetto farfalla significa: piccoli cambiamenti nelle condizioni iniziali portano a cambiamenti imprevedibili nei risultati finali.
E “imprevedibili” non significa che i geni della ranocchia faranno cambiare sesso ai dinosauri.
Significa che per sapere se i dinosauri cambieranno sesso devi fare tutti i calcoli invece di saperlo a occhio.

Comunque, il problema che interessa me è come chiamare quella relazione tra due eventi connessi causalmente in modo non ovvio.

Ad esempio, consideriamo William Miller. Willy nel 1833, cominciò a dire alla gente che nel 1843 gesù cristo sarebbe tornato sulla terra. Il buon Miller era uno studioso, ed aveva riflettuto sulla bibbia com metodi moderni per l’epoca, e oltretutto ci aveva riflettuto per una decina d’anni prima di pubblicare. Oltretutto era pure stato elastico

“If Christ comes, as we expect, we will sing the song of victory soon; if not, we will watch, and pray, and preach until he comes, for soon our time, and all prophetic days, will have been filled.”

Poi mandò un paio di articoletti a un giornale locale. dopodiché la cosa gli prese un po’ la mano e nel ‘43 ormai c’erano milioni di persone che aspettavano.
Quando nel ‘44 avvenne il “Great Disappointment” ognuno sostanzialmente si fece una sua interpretazione. Tipo exception_notification su github.

Comunque, dal “millerismo” nacque in seguito la Chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno, fork cristiano di medio successo che ha più membri dell’ebraismo e a cui potete dare l’8 per mille se vi va.

In che modo questo è collegato alla tempesta, o alla farfalla?
Ebbene, gli avventisti sono stati nel corso del tempo araldi di questioni sociali importanti come la “dieta sana”. Fu avventista, ad esempio John Harvey Kellogg, un americano che fece successo vendendo certi fiocchi di mais da mangiare col latte e aprendo centri salutisti in giro per gli US.

Mr Kellogg era convinto anche che la carne fosse la causa di quasi tutte le malattie, e che i cibi andassero mangiati il più insipidi possibile sennò c’era rischio che venisse voglia di fare l’amore, che anche quello faceva male. Morì a 91 anni, senza aver vissuto un giorno.

PS
scusate l’assenza biennale, ho trovato due minuti liberi solo adesso.

Spigolature dalla norvegia: Toastmaster & whaletoast

personale August 22, 2010 5:18 pm (Save post)

Warning, come sempre le seguenti note possono essere frammentarie, erronee o false, caveat emptor.

La norvegia è un posto che sarebbe facile mettere da parte come irrilevante.

D’altronde, cos’è che viene dalla Norvegia?
Ok, forse Ibsen. E Munch. E un pezzo di Dahl. E i Troll. E un sacco di petrolio. E il toast di balena. E probabilmente uno dei peggiori piatti al mondo (ma qua si apprezza la cucina d’elite). E un tipo che ha scoperto l’america nel secolo X o XI. E i vikinghi in generale, penso.

Insomma, per una nazione che ha ad oggi meno di 5 milioni di abitanti, se la sono cavata, forse.

La norvegia io l’ho vista col freddo e col caldo. Più o meno, è identica.
Certo, quando fa -30°, le giornate durano 4 ore e bevi akvavit per scaldarti non è come quando fa 25 gradi, le giornate ne durano 20 e bevi akvavit per dormire, però grossomodo è lo stesso.

In norvegia, non esistono le linee rette. Il primo postulato di euclide è infatti insegnato come

Tra due punti qualsiasi è possibile tracciare una ed una sola retta incontrando almeno un lago. O una montagna. O un fiordo.

Questo ha effetto sul piacere di guidare e girare per la nazione in auto o moto. Il nugolo di strade panoramiche, piazzole di sosta, aree picnic, scorci a piombo su qualunque cosa, un numero ridicolo di cascate, di cartelli che indicano il pericoloso attraversamento di pecore/mucche/alci/renne/cervi/troll, sono tutte cose che fanno si che per andare dal punto A al punto B il tempo necessario sia sempre un ordine di grandezza maggiore del previsto.

Per non parlare di attraversare laghi e fjordi con il traghetto, fermarsi a prendere un caffè (recente usanza, apparentemente, è di vendere una tazza nei distributori di benzina, che poi può essere riempita in ogni altro delle stesse catene fino a fine anno), schivare un trattore o aspettare che la mucca indicata nel paragrafo precedente si levi dalla strada (niente ungulati affascinanti né creature immaginarie, solo mucche e pecore per me).

Altra cosa che a me è apparsa uguale, è la cucina. Alce, salmone, pesci in barattolo con spezie non identificate, flatbrød e burro salato, formaggio al sapore di mou. Insalata di patate venduta in secchi da 10 litri. Tutto ottimo, tranne un’altro formaggio di cui non ricordo il nome che equivale più o meno a un boccone di segatura e fumo. I miei ospiti locali hanno infatti specificato che è un gusto acquisito. Probabilmente in lunghe sessioni di tortura.

In ogni cosa comunque è visibile lei, la spesso dimenticata, e talvolta senza senso, Identità Nazionale.
In norvegia, ai matrimoni c’è chi indossa i vestiti tradizionali.
In norvegia, qualsiasi cosa ti diano ti dicono “have you tried norwegian X?” (cfr: “hai mai assaggiato X” in italia, dove al massimo si aggiunge un aggettivo regionale).
In norvegia, le fattorie sono tutte color “rosso fattore”, anche perché è sovvenzionato dallo stato.
In norvegia, chiunque parla inglese e si lamenta delle strade e di come guidano ad oslo (?).

D’altronde, la norvegia è enorme, sottopopolata, è stata a tratti un pezzo solo con le nazioni confinanti, si è fatta una dozzina di carestie, e fondamentalmente sta nel culo del mondo e non m’è tanto chiaro perché un popolo ci si sia stabilito.
Secondo me i vikinghi son stati scacciati a nord da tutto il resto dei popoli europei e poi si son costruiti la fama di feroci guerrieri grazie ad astute operazioni di marketing.

Ma si diceva: ad ogni punto nella storia dopo l’anno mille, i norvegesi hanno sentito la necessità di ribadire che sono diversi dagli altri. Tant’è che non sembra ma come dice una delle faq di sci.lang sulla differenza tra dialetti e lingue, norvegese e danese sono dialetti della stessa lingua. E approfittiamo per citare anche qui Max Weinreich

“Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina”

Ad ogni modo: a noi le identità piacciono, e se questo implica tollerare che ogni norvegese ti dica che l’affetta formaggio a pialla è un’invenzione norvegese, si può tollerare.

E poi sono diversi. In norvegia, la gente studia medicina per poi essere mandata in un posto random così che i medici competenti siano distribuiti uniformemente.
Hanno un sito di dating online per gente che vive nelle fattorie. Festeggiano beati incredibili come Sant’Olaf e vanno tutti a caccia e per quel che ho visto io non sanno cosa sia una fabbrica. D’altronde, più del 30% del PIL è estrazione e raffinazione di petrolio e gas, che i vicini non hanno, forse c’entra qualcosa.

In norvegia io sono stato a visitare amici, ed al loro matrimonio.

Posso dirvi questo dei matrimoni da loro: sono belli, e un po’ diversi dai nostri ma non tanto. Come ci si aspetterebbe in qualunque nozze, si mangia (ma meno portate che da noi) e si beve (più o meno come da noi) si fa rumore (ma da me in genere urlando “un brindisi per $people” mentre lì apparentemente ci si limita a battere con le posate sui bicchieri per chiedere un bacio degli sposi).
Epperò ci sono un paio di tradizioni che da me non si usano ma che sono interessanti.

La prima, è la geniale intuizione di abusare della sposa (o dello sposo) quando il partner si assenta per andare in bagno. Sostanzialmente appena gli invitati se ne accorgono si fiondano su lei/lui rimasto al tavolo a baciarlo. Non so se il processo si estenda alla prima notte di nozze, forse ci si nasconde nell’armadio in mutande.

La seconda è il “toastmaster” persona (o persone, da noi erano due, ma non so se sia normale) incaricata di dirigere i brindisi. In pratica ad intervalli regolari i tizi si alzano, declamano qualcosa e introducono la persona che farà il discorso, noi ce ne siamo beccati una mezza dozzina, e pur non capendo una mazza, abbiamo apprezzato.

Che in fondo, come si dice, per certe cose non servono parole.

Guida Galattica per gli Autostoppisti: And Another Thing

personale, lettura July 18, 2010 2:26 pm (Save post)

Warning: potrebbe contenere spoiler

È da un bel po’ di tempo che non scrivevo, e dubito di ritornare a farlo con frequenza a breve termine, ma il bello di avere un blog è che puoi scriverci comunque quando vuoi dire qualcosa.

E ho qualcosa da dire.

Ho appena finito di leggere And Another Thing che altro non è che il sesto libro della trilogia della guida galattica.

Solo che nel frattempo Douglas Adams è passato nella prossima vita, per cui il libro non è stato scritto da lui ma da Eoin Colfer, non m’è ben chiaro il perché.

Ora, io ho letto un certo numero di n-logie, in cui gli ultimi capitoli sono stati scritti da altri che l’autore originale, per capitalizzare brutalmente sui fan. Alcuni casi, come la pubblicazione di tutta la roba post-tolkieniana sono tollerabili.
Altri, come la conclusione di Dune, un po’ meno.

Per cui, quando ho scoperto che esisteva un seguito della guida galattica (che finisce con, beh, finisce che non può esserci un seguito) sono partito da un discreto livello di scetticismo.

Eppure, il libro è molto più piacevolo di quel che mi aspettassi.

Genesi di questo blog
Caro Lettore, prima di andare avanti dobbiamo chiarire una cosa: mai notato il titolo di questo blog?
PDI^2 sta per “Propulsione D’Improbabilità Infinita”.
Io non sono bravo a ricordare le cose, e non potrò mai essere un vero fan che recita a memoria i personaggi dei libri o film che ama. Però li amo lo stesso.

La guida galattica per l’autostoppista è non solo uno dei miei libri preferiti.
Nella mia lista di libri senza cui non sarei la persona che sono, è praticamente l’unico che non avrei potuto sostituire con nient’altro.
La Guida è in un sacco di modi il modo in cui avrei voluto vivere.

Quella gioia che c’è in ogni paragrafo, quel fatto che le cose vanno a puttane ogni due minuti però si va avanti comunque che sul pianeta accanto c’è qualcosa di figo e tutti da$DEITY in giù hanno cose di cui pentirsi che però vabè, capita e andiamo avanti.

I Vogon che vengono schifati dall’evoluzione, cercare qualcosa da bere mentre l’universo finisce, i topi che citano bob dylan, il pangalactic gurgle blaster, il robot depresso e le porte che godono ad essere aperte. Non c’è una singola cosa nei 5 libri che non abbia amato (tranne la bistromatic, che era un po’ fiacca).

Il che, ovviamente, ha causato la sua buona parte di problemi per una quindicina d’anni quando la mia risposta di default a ogni domanda è stata “quarantadue”.

Insomma, “And Another Thing” dovevo leggerlo anche a costo di lanciarlo contro la parete dalla rabbia.

E invece, non è stato così.

Scusate per il disturbo

Ritrovare Arthur, Ford, Zaphod e Trillian è stato come rivedere amici che hai perso di vista ma con cui hai fatto un sacco di cose da ragazzino. Certo, non è la stessa cosa ma fondamentalmente rimane un filo che vi unisce.

Ed Eoin Colfer, che io conoscevo solo per i libri per ragazzi della serie di Artemis Fowl (non capolavori, ma godibili) s’è guadagnato rispetto. Secondo me, nel libro si vede che è stato scritto da un altro appassionato. Certo, ci sono un po’ di ammodernamenti di contesto che stonano forse un po’, ma son pure passati trent’anni, e adesso ci troviamo con una versione quasi concreta della guida galattica, anche se gli manca il “don’t panic” e un bel po’ di ironia.

Colfer non è Adams, e la genialità di alcuni pezzi della Guida manca (vaso di petunie anyone?) ma non è un misero pastiche, né una fanfic infima.
Quando l’autore va a ripescare Thor, personaggio che poteva essere completamente dimenticato nel tourbillon di apparizioni dei cinque libri non sembra essere mancanza di idee, ma genuino lavoro nel ricollegare pezzi apparentemente scollegati, cosa che rendeva la guida così deliziosamente “comprensiva”.

Ed il titolo stesso è una perla, essendo una citazione da “So Long, and Thanks for all the Fish”

The storm had now definitely abated, and what thunder there was now grumbled over more distant hills, like a man saying “And another thing…” twenty minutes after admitting he’s lost the argument.

Se c’è una differenza, ma può darsi me la sia inventata io condizionato come sono da informazioni extra-libro: la guida era, chiaramente, british. Questo è, decisamente, irish.
Colfer è irlandese, e così è uno dei personaggi nuovi nel libro.
C’è un pianeta, e un continente, che si chiamano Cong, e Innisfree.
E mentre la guida aveva quell’aria di aplomb inglese (di un secolo fa?) di Arthur che cerca il tè in accappatoio su un’astronave, “And Another Thing” ha l’allegra barbarie degli irlandesi (moderni?) che usano parole straniere senza ragione sbagliandone lo spelling.

Il libro è spiritoso, ritmato e ben scritto. Ci sono una mezza dozzina di deus ex machina, solo che se in qualsiasi altro libro uno si sarebbe avvelenato il sangue, nella guida sono, boh, quasi necessari.

C’è anche quel pizzico di coraggio di mettere dentro personaggi/cose/eventi che nell’originale non c’erano e che non stonano, ma senza esagerare.
Inizia che non ti convince, poi pian piano ti prende e poi finisce con un finale che, si è sensato, ma forse si poteva fare di più.

Insomma, non è male, se vi capita, provate a leggerlo, senno chiedetemelo e se posso ve lo presto :)

breve sintesi degli ultimi mesi

personale, lettura September 13, 2009 4:45 pm (Save post)

Ho trascurato il blog a lungo, per un sacco di ragioni diverse.

In primo luogo, mi manca il tempo di scrivere, in secondo luogo, mi manca la voglia.

Riguardo la prima ragione, la spiegazione è semplice: ragioni lavorative e personali mi tengono abbastanza occupato.

Ah, già, non l’avevo detto, credo, che sono passato nel felice mondo dei pagatori di irpef.

Una startup, una buona idea, problemi interessanti, e persone fantastiche con cui lavorare. E abbiamo il biliardino. 90% java (e almeno in un pezzo l’ho scelto io, pensate un po’), perché alcune cose ci venivano più facili così, un po’ di ruby & python come glue, un bel pezzo in objective-c (guess why).
C’è del web, ma come piattaforma, più che come interfaccia.

Non vi punto al nostro sito perché per ora è praticamente un placeholder e ce ne vergognamo un po’ (layout con table!), ma sappiate che “we’re always hiring“, quindi in caso pingatemi e vi dico di più, la sede è milano, per ora.

Per quel che riguarda il personale, sono ri-finito a vivere a budapest, anche se ancora non sono riuscito ad avere il tempo di incontrare gusty, ma ho ancora speranza. Continuo a non capire una mazza della lingua e finalmente ho fatto l’errore che temevo da tempo, dire ” sul culo” invece di “salute” (approx una lettera di differenza).

Sono stato a malta (cfr: the italian who went to malta) e se un giorno avrò tempo scriverò uno “spigolature” su quello.

Sono riuscito a incontrare una marea di gente interessante dentro e fuori dal mio mero ambito tecnico, e un giorno scriverò anche di loro.

Ho iniziato a leggere le ton beau de marot, il libro di hofstadter sull’arte della traduzione, ma che come al solito va molto oltre. Qua, ne avevo parlato e massimo mi aveva detto di leggerlo. Un uomo, una garanzia, è fantastico.

Ho anche ascoltato tutta la trilogia di his dark materials. L’esperienza dell’audiolibro è stata interessante, a parte uno stridio nella spina dorsale per alcuni attori.
La trilogia in se, mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca per il finale, peccato perché i primi due libri promettevano bene, sostanzialmente: The Chronicles of Narnia: cattolicesimo = His Dark Materials : gnosticismo. Il lettore fedele sa benissimo che da queste parti ermete trismegisto è sempre visto con piacere.

E ho iniziato anche To Mock a Mockingbird. Stimolante.

Ah, ma già la seconda motivazione. Non c’ho voglia di scrivere, non so bene perché.. forse non ho molto da dire, o ne ho troppo. Probabilmente, mi manca solo un libro che mi faccia pensare, ah che figo questo stile, e mi venga voglia di scimmiottarlo, come ci son stati gli hofstadter, benni, calvini, echi, pennac, lem, gaiman etc.

A proposito di scimmiette, ho anche giocato il primo episodio di Tales of Monkey Island. Bello, però mi serve ancora un pollo di gomma.

TvTrope e altri topi

personale, web, lettura June 3, 2009 8:36 pm (Save post)

Sebbene possa sembrare irrilevante, utimamente ho letto tutto DM of the Rings, un web-comic basato sulla geniale intuizione che i giochi di ruolo sono eredi diretti di Tolkien, ma qualsiasi RPGista troverebbe la storia contenuta nel Signore degli Anelli ridicolmente ovvia.
Puro. Genio.

Avendo letto interamente il fumetto, ed essendo rimbalzato su un’altra dozzina, alla fine sono capitato su TvTropes. Credo diventerà la mia nuova homepage.

Per quel che capisco, il sito è un wiki tematico, e ce ne sono così tanti. Quello che ha di meraviglioso ai miei occhi è che mi ricorda Il Wiki, quello originale, di Ward Cunningham, per il fatto che i link sono su proposizioni invece che nomi, e per l’aria di “contatto personale” che si respira. Tra l’altro sul wiki di ward ho ri-scoperto che c’era la mia pagina, edit 2004, che era questa

I like coding. I like python, ruby, and struggle to understand lisp.
But I’m a student and I have to use java all over the place. Go figure.

Notansi che ho potuto aggiornare il testo in quanto da poco non sono più studente. Sarà una casualità? Non ci crediamo più.

Torniamo a TvTrope. Si tratta di un wiki dedicato alla raccolta, descrizione e correlazione di differenti trope, che da quel che capisco sono quelli che a me a scuola avevano descritto come topos (topoi?). Insomma, idee ricorrenti.

TvTropes è una miniera. Non solo ci sono le varie pagine lui incontra lei, lei ama lui, lui cambia stato sociale, eroe/antieroe, tragedia/commedia/viaggio e così via, ma ci sono anche tutti quelli a cui un disadattato come me può aspirare. I setting After The End, i topic come Attack of the Killer Whatever, il discorso Do Not Taunt Chtulu etc.

Non solo, ad ogni trope sono associati riferimenti per dozzine di anime, fumetti, libri e film in cui il topos può essere individuato. Si, significa che partendo da qualcosa si finisce per avere una lista semi infinita di roba da voler leggere o vedere.

Non è per quello che sono sparito dalla blogopalla (blog topos: NonSonoMortoAncora), ma magari potete tenervici occupati un po’ anche voi. Come esca, Caro Lettore, ti lascio una citazione dalla pagina sul cyberpunk

“Anything that can be done to a rat can be done to a human being. And we can do most anything to rats. This is a hard thing to think about, but it’s the truth. It won’t go away because we cover our eyes. THAT is cyberpunk.”
— Bruce Sterling

E buona lettura :)

Una buona azione: donare il sangue

personale March 21, 2009 10:35 am (Save post)

Tre anni fa, in uno dei miei primi post, parlai di donare il sangue.

Siccome l’ho rifatto di recente, colgo l’occasione per ribadire il messaggio: in italia c’è sempre scarsità di sangue, e donarlo è una cosa che richiede poco tempo e può aiutare a salvare una vita.

Ergo, se non siete già donatori, provate a farlo almeno una volta (e magari a diventare pure donatori di midollo osseo), un domani ad aver bisogno di sangue potrebbe essere una persona a voi cara, o voi stessi, o magari io (consistente grattata).

Come extra, la legge vi riconosce una giornata pagata, vi fate le analisi gratis e potete perdere mezzo chilo in un quarto d’ora ;)

Dottor Renzi, presumo

personale, studio March 17, 2009 7:08 pm (Save post)

Sono sia stanley che livingston, e dottore. Non di quelli che curano la gente, ma sono laureato in ingegneria informatica, almeno sembra.

E s’è laureato pure Stefano con me, e con voti migliori :)

Come si conviene alla fine di un ciclo, è giusto faccia delle riflessioni. Attenzione, sono riflessioni di uno che non sa tutto dell’università, solo la mia esperienza diretta. E poi, magari ora è diverso.

Occhio, che mi dilungo.

De passione
Io ho studiato in un’università che si chiamava “La Sapienza”, ma che per ignoti motivi ora si chiama “Sapienza - Università di Roma”. Immagino che il “La” sembrasse obsoleto dopo settecento anni.

All’università ci ho studiato parecchio. O quantomeno, ci sono stato iscritto per un bel po’.
Quando ho iniziato non sapevo praticamente nulla di computer, e nonostante “fondamenti di informatica” (aka liste concatenate, alberi, ricorsione e PASCAL, che si scriveva in maiuscole) ho continuato a non capirne nulla fino al secondo anno. Perché ancora non avevo la passione.

Per quella non sono stati utili i corsi, professori e libri.
Ci sono voluti, per primi, antonio, federico e luca.

Che d’altronde, mi hanno forse rovinato un po’ la vita, visto che quasi dieci anni dopo continuo a stare su IRC a perder tempo.

Ma forse è questo il punto dell’università, come degli user group, dei blog collettivi, di IRC e di USENET. Non importa imparare, ma conoscere persone che ti facciano venire voglia di farlo.

De educatione
Anche perché, in my very humble opinion, quello che uno impara nel mio corso di laurea è del tutto inutile. Io capisco che un ingegnere informatico non debba essere un programmatore, ma a due mesi dalla (loro) laurea c’erano persone che ancora mi dicevano che la complessità di un algoritmo non è un problema importante “tanto nella vita non capita mai“.

D’altronde, so come funziona un transistor perché elettronica è un corso obbligatorio, anche se non disegnerò mai un circuito integrato, ma magari alcuni dei miei colleghi lo faranno, quindi a loro sarà stato utile. Non so quanto, visto che abbiamo studiato su un testo del 1982, ma forse si.

Quantomeno, uno dovrebbe aver acquisito la forma mentis.

Che, detto fra noi, non so neanche quanto sia vero. Certo, l’esame di Analisi II è propedeutico allo studio della fisica che è propedeutico allo studio di.. mh.. ok niente nel mio caso, ma forse a qualcuno serve. Però dovrebbe dare una forma mentis.

La da davvero? Non lo so. Forse serve comunque per apprezzare xkcd.

La mia impressione è che la mia università sia impastoiata in un mix tra nostalgia per quando informatica era ancora elettronica, l’ossimoro “software engineering” e l’altro “computer science”.

E in tutto questo finisce per fallire in vari modi:

  • “Industry-focus” mal-mirato tipo java al primo corso sulla programmazione, come imparare a leggere con la Divina Commedia. Dal paradiso. Credo sia possibile imparare a programmare usando java, ma non usando lo stesso programma che si usava col PASCAL (sempre maiuscolo).
  • “Science-focus” disconnesso. Nel corso di Informatica Teorica (von neumann, turing, church, automi etc) c’è una parte dell’esame in lisp. Nessuno ti dice perché. Nessuno torna mai più sul lambda calcolo. In Sistemi Distribuiti si studiano una marea di algoritmi e di problemi teorici. Nessun esempio di software reale, o di piattaforme esistenti.
  • Scomparsa di argomenti fondamentali. Provate a chiedere al 90% dei laureandi come funzioni l’allocazione di memoria in java. Intendo cose banali, tipo “dove stanno gli oggetti”. Credo di aver sentito il termine “heap” tre volte in nove anni. Tail call elimination? Sospetto che il concetto stesso di tail call sia ignoto ai più. Type system? Cazzarola, paolo, che ha fatto matematica, ha implementato un linguaggio in haskell come compito per casa, da noi credo che nemmeno venga mai nominato. Penso che alla domanda “dai una definizione di polimorfismo” la maggior parte dei miei colleghi non saprebbe rispondere
  • Rimanenze di esami ingegneristici senza senso. Chimica. Io ho amato chimica. Un esame bellissimo. E giuro su $DEITY che niente visto in tale esame mi è mai servito a niente nei 40 esami successivi.

Ovviamente, ci sono un sacco di persone che escono preparatissime. Gente che per quel che mi riguarda può vincere il turing award, disegnare CPU avanzatissime e sviluppare il prossimo BigTable o Dynamo . Solo che il 90% di chi si laurea non farà quello, scriverà codice java senza aver mai visto junit, porco giuda.

Però la mia università sta migliorando, credo. Adesso abbiamo corsi in inglese, una nuova sede ed internet wireless. Dopo la terza riorganizzazione da quando mi sono iscritto, forse i corsi sembrano riorganizzati in maniera da non studiare l’algoritmo di dijkstra 6 volte e magari imparare qualcos’altro. Io sono speranzoso.

De magistris
Io ho avuto dei buoni insegnanti, e ne ho avuti di pessimi.
Credo che il problema permanga sempre lo stesso, e sia comune ad altre realtà: professori che non amano (più?) l’insegnamento, o che soffrono ad insegnare a gente che se ne frega del loro argomento (e.g. fisica a un informatico, interesse prossimo a zero), o che hanno scritto slide dieci anni fa e non hanno voglia di aggiornarle (e.g. “MD5 is currently considered secure” nel 2009) o che, semplicemente, non sanno insegnare pur essendo ottimi ricercatori.

Ho diligentemente compilato il modulo per esprimere giudizi sul corso appena finito, ogni volta che ho potuto. Non ho mai notato differenze.

De Economie Sapientiae (questa l’ho inventata)
Forse la cosa che più mi è mancata è stato capire perché una cosa mi servisse. Qualche professore eroico ha messo a fine corso delle lezioncine da parte di persone esterne all’università che operano in campi contigui all’insegnamento. Avrei voluto averne sempre.

Se non mi viene fatto capire a che serve, come posso imparare qualcosa?
Non è poi troppo difficile cavolo:

  • turing completezza: “a volte ha senso avere un linguaggio non turing completo perché così puoi sapere da analisi statica che la cosa che spegne una centrale nucleare impazzita non entrerà in un loop infinito
  • NFA/DFA ed espressioni regolari: “per esempio le espressioni regolari in java Pattern.compile(”a+b?c*”)
  • natural language processing: “la società X produce questo tool che classifica notizie automaticamente, potremmo farne uno semplice usando questa tecnica…
  • teorema di bayes: “ad esempio, uno spam filter si può fare così (20 righe di codice)…

Quello che mi è mancato, e credo manchi a molti, è capire quale sia il valore di quello che studio. Gli studenti, io almeno, amano gli esami di progetto. Perché, vedi a cosa serve quello che studi. Io ho dato “Metodi Matematici per l’Ingegneria”, immagino sia utilissimo per qualcosa, ma non ho idea di cosa.

Conclusions and future work
Io penso che l’università sia bella, e utile. Forse non nel senso di imparare davvero, ma forse serve ad essere esposti a bacilli che poi potranno svilupparsi, oppure no.

Serve a conoscere qualche persona che può cambiarti la vita e a scoprire l’esistenza di qualcosa che potrà diventare una passione. Serve ad andare in erasmus, se possibile, e ad essere costretti a studiare cose che resterebbero sul limite del disinteresse ma che ex post si apprezzeranno.

Dopo quasi dieci anni, mi piacerebbe ricominciare.
E poi, adesso mi trovo come mi trovavo una mattina ad agosto nel ‘99, quando un amico mi ha svegliato, mi ha portato all’università e mi ha fatto iscrivere ad ingegneria.
E penso le stesse cose: mi iscrivo a lingue, scienze della comunicazione o economia?

On Milan

personale March 7, 2009 9:50 am (Save post)

Non tutti sanno che:
Sugli aerei della ryanair manca la fila numero 13 perché porta sfiga.
I milanesi dicono andiamo in centro in bus e i romani andiamo al centro in auto intendendo la stessa cosa.
Forlanini è sia Enrico, a cui hanno intitolato un aeroporto a milano, che Carlo, a cui hanno intitolato un ospedale a roma, ed erano fratelli, ma all’illustre papà non hanno intitolato una mazza.
bold is the new italic, dicono.

Ultimamente son stato a Milano, ripetutamente. , ma non ho tempo (mi laureo giovedì, ho finito la tesi ieri e sono un tantino occupato a fare le ultime cose) di dire esattamente tutto quel che è successo mentre ero lì, ergo riassumo.

  • I Mikamatti mi hanno portato al dorkbot milanese ed è stato fichissimo. Il prossimo c’è il 26 marzo sperabilmente, non perdetevelo.
  • Sempre con loro, sono finito a bere birra in un posto in cui, insospettatamente, facevano balli di gruppo. Western. Lui ha pure ballato.
  • Tra gli altri, ho incontrato nell’ordine: Alice (che mi ha anche messo in vendita), Gioia (che posta dall’11 febbraio 2009 ma siamo solo al 7), Marco (che non si è fatto foto con me), Carlo (che non ha uno url), Valerio (che non mi ricordo il cognome, ma sospetto sia qui)
  • Ho anche dormito con Lorenzo, in cambio di una cena e una crostata. Sono economico.
  • Mi hanno dato più o meno buca ludo, rhymes, matley, il bianconiglio e nrk con scuse ignobili tipo “ho un esame”, “sono in un altra nazione”, “emergenza al lavoro”, “vedo una donna”, “sono un personaggio immaginario” e “ftaghn yhll”. Sarà per la prossima volta.

Ah, si perché poi torno su a fine febbraiomarzo, dopo essermi laureato. Se mi laureo. Se febbraiomarzo finisce, anche.

Nel frattempo, a Roma dovrebbe esserci un incontro di agilisti che agilmente mi perderò, ma magari dovreste interessarvi un po’ voi.

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