PDI^2

spigolature da budapest: identità culturale

erasmus May 3, 2007 9:36 pm (Save post)

dove l’Autore torna a Budapest, da vacanziero. Ospite di D. compare del primo semestre, e C., arrivato nel secondo, entrambi di bari.

Tra gli effettivi abitanti della casa figurano anche E. ed F., ragazze francesi del primo semestre con il quale non si è mai stretta amicizia profonda per una loro tendenza a non socializzare (leggasi: uscire, alcolizzarsi e darmela), di cui parleremo tra poco. Ve l’ho già detto, ma F. non me la diede a Ibiza 8 anni fa, sebbene continui a negare sostenendo che all’epoca aveva dodici anni e che non si chaiama Julie. Non ci sta neanche questa volta.

Tra gli abitanti non effettivi della nuova casa un paio di portoghesi, due bambini francesi, il fidanzato di E. in visita e un paio di ungheresi di cui parleremo un’altra volta, nel post che, lo so, attendete: donne & statistiche.

Comunque, è stata una casa abbastanza affollata, il che ha portato l’autore a dormire in 3 letti differenti, una poltrona e un sacco a pelo.

Ora, dormire in un sacco a pelo finché si ha un tetto sulla testa è ok.
Dormire in un sacco a pelo completamente devastati (parola del giorno: shitfaced) è ok.
Svegliarsi e notare un preservativo aperto (presumibilmente non usato) a venti centimetri dalla propria testa è invece preoccupante, specie se ci si ricorda benissimo di aver dormito con due uomini.
Ho detto Dormito.

D. inizialmente nega che il fatto sia possibile, con la frase storica “ma no, in quella stanza non si usano preservativi da ottobre“. Dissolvenza.

La verità è che i ragazzi italiani sono fondamentalmente fancazzisti e disordinati, come l’autore. Le coinquiline sono invece femmine, e per definizione più ordinate, pulite e rompiballe.
Si, è una generalizzazione. No, non mi crea dei problemi.

Le fanciulle posseggono inoltre dei tratti che le rendono ancor più differenti dai maschietti, ovvero: sono francesi e sono architetti. Non me la sento di dire che siano geneticamente diverse da me, ma il fatto che le pareti della cucina siano coperte con ricette in formato 7x5 incollate alle pareti in scala cromatica è inquietante.

Un’occhiata alla dispensa è altresì rivelatrice:

italiani francesi
pasta latte di cocco
aglio coriandolo
pomodoro scaglie di mandorla
parmigiano mousse al cioccolato

Tutto questo per introdurre il concetto di questo post: l’identità culturale.

Fare il turista, fare l’erasmus, vivere con gente diversa, sono tutte cose che generano una lista di confronti da fare, di solchi che tiri tra Noi e Loro. È evidente che non sono un architetto francese, e questo lo sapevo anche prima di tornare a budapest.

Non sapevo però di essere un erasmus del primo semestre, che è parecchio diverso (e ovviamente migliore) rispetto al secondo.

Non sapevo di essere uno che si, ci torno sicuramente a in questa città, invece che uno no, non sarebbe la stessa cosa.

Uno di quelli che continua a comprare il vino scadente anche dopo che ha imparato a riconoscere l’etichetta, perché è tradizione. Che sperimenta liquori casalinghi ciprioti recuperati da uno a cui il coinquilino C. lo aveva chiesto 5 mesi fa. Che quando si sposta porta in dono liquori nazionali (io: caffè borghetti, G: limoncello, portoghesi: porto + vinho verde + ginja).

Che dorme sotto un portone per due ore perché non ha le chiavi e ha avuto la brillante idea di andarsene a casa da solo invece di restare in un locale in cui, ovviamente, c’è la più bella serata della storia dell’Uomo.

Insomma, uno continua a tracciare linee, suddivide i piani in semipiani, tirare fuori poligoni sempre più piccoli fino a che dice ecco, qua ci sono io, qua ci siamo noi, qui ci siamo altri noi, questa è un’altra versione di noi, e lì ci sono Loro. Che non è che Loro siano peggio, solo non sono Noi.

In questi dodici giorni ci si ritrova con un bel po’ della vecchia gente. Il coinquilino G. è tornato, ci sono 4 portoghesi + una, E., (ragazza, da perugia), viene per qualche giorno.
E tutti quelli che sono rimasti italiani, turchi, francesi, portoghesi, spagnoli, ungheresi, inglesi, tedeschi. Spiace non rivedere il gallese, una volta che potevo prenderlo per il culo sul rugby. E qualcuno mi spieghi come cavolo takuro sia finito a pomiciare con clotilde.

Pare quasi che non sia cambiato niente. Molta della stessa gente, molto dello stesso spirito, molti degli stessi spiriti.
Voglio dire, lo sai che è diverso, lo sai che questo tizio lo conosci da dieci giorni e non da 5 mesi.. eppure sai anche che non vuol dire un cavolo, e che quello che è rimasto un estraneo per mesi continua ad essserlo. Fa parte del non cambiare.

Nella prima notte, festeggiata all’insegna dell’autodistruzione, il sottoscritto ha la splendida idea di chiudersi il dito nella porta del bagno (in stile saloon, misteriosamente) di un locale. Viene portato a morire sul divanetto di un locale, e perfino lì, in uno stato di quasi coma, si sveglierà numerose volte quando gente che si credeva perduta per sempre passa a salutarlo.

All’autore capita anche di incontrare gente che aveva conosciuto a febbraio e di cui non ricorda niente, sono inconveniente causati dall’aver tenuto una presentazione su alcolici ungheresi & club & flat party ai nuovi erasmus.
No, non ero solo. Si, è stato imbarazzante. Si, lo rifarei.

E altri invece di cui si ricorda. Mi avevi detto che ti trovavi male, io t’avevo detto che poi sarebbe passata. Vero, va bene, e come poteva andare diversamente. Infatti, può solo andare bene. E poi Noi siamo i migliori erasmus non lo sapevi? Chiedi al portoghese G, che sta in visita, è andato a trovare amici anche a siviglia e amsterdam e te lo confermerà.

Mica è un caso che l’anno prossimo viene mio fratello.

spigolature da roma: urbi et orbi

italia, erasmus March 2, 2007 11:35 am (Save post)

nelle quali i nostri eroi si trovano a roma in una compagnia mutietnica di romani, cervetrani, crotonesi, modenesi, lisbonesi e parigini. Parte 1 di ???.

Il primo shock all’ingresso in italia lo riserva l’aeroplano, il portoghese esterrefatto al tipico applauso dell’atterraggio, perché gli italiani applaudono il pilota quando atterra. Nessuno sa il perché.

Poi c’è lo shock del traffico, e dei parcheggi. I nostri eroi impiegheranno qualche giorno ad ammetterlo, ma alla fine tutti converranno che il traffico di roma è superiore a budapest, parigi e lisbona. Sommate.

A riguardo, il lettore è invitato ad ascoltare “il traffico di roma” dei radici nel cemento, o al limite MFC dei pearl jam, che la leggenda vuole scritta da eddie vedder imbottigliato nel traffico capitolino. Il cantante è infatti un romano d’adozione e pare si sia sposato in campidoglio.

Campidoglio che tra l’altro rappresenta una meta turistica obbligatoria, insieme all’ara coeli, anche perché permette di vedere fori imperiali e colosseo dall’alto. Nei fori si può poi entrare liberamente, ma l’ingresso al colosseo, dove non c’è niente, costa ben undici euri, che farete meglio ad investire in vino.

Quello che non costa molto è il caffè. Ah che bello o cafè pure incarcere o sanno fa.. peccato che in italia non si può fumare nei locali pubblici, per cui, nelle parole di C. è assurdo, avete il caffé buonissimo e non potete fumarvi la sigaretta subito dopo, è come farsi una gran trombata ed esser lasciati a piedi sul più bello. Tutti concordiamo che è una legge giusta, ma che palle. A proposito di caffé, il portoghese scopre il borghetti e sviluppa una dipendenza istantanea.

Roma, aldilà dei caffè, è stupenda, e il francese decide di trovare una casa ed una moglie lì dopo mezza giornata in giro. Si aspettava di trovare il colosseo e qualche rudere, non un enorme museo a cielo aperto. Difficoltà degli italici nel capire se rudere e rovina sono concetti differenti.

La visita obbligatoria a San Pietro ha l’effetto terribile di ingenerare un paragone con la basilica di Santo Stefano a budapest. Quest’ultima è una bella chiesa. San Pietro è semplicemente impressionante.

L’interazione con i romani si rivela semplice: al centro quasi tutti parlano un po’ di inglese, mente il portoghese ha tempo di esercitarsi nell’italiano, imparando la frase chiave “Aoh, portace cinque arrosticini per uno, tre bruschette sarsiccia e mascarpone e facce pure ‘n giro de birre”. Chi fosse stato al Laboratorio 13 sa di cosa parlo, chi non c’è stato lo faccia.

Il francese sviluppa invece una dipendenza da supplì che sfocia in “Sei in grado di cucinarli? Come si fa? Per favore..”. Rimane affascinato anche dal quajaro, e nota la presenza della classica foto di alberto sordi che mangia gli spaghetti. Ah, di nuovo la foto di quel tipo. Certo, per gli italiani è importante, ma sembra che all’estero non lo conosca nessuno, così come non conoscono manfredi e tognazzi, si bloccano a mastroianni.

D’altronde sembrano ignorare anche canova, bernini e borromini, sebbene sgranino gli occhi quando dici “michelangelo”. Temo di fare lo stesso anche io con le culture straniere.

spigolature da budapest: deprivazione sensoriale

personale, erasmus February 12, 2007 7:24 am (Save post)

L’Autore chiede scusa al Lettore che ha apprezzato i suoi report da budapest, ma sta per tornare nel bel paese.

Il piano finale è stato compiuto con successo quasi completo, incontrando gli amici nel pub preferito, andando poi nella discoteca più scabrosa, effettuando finalmente la pisciata nel danubio che veniva rinviata da settembre e concludendo con la sigaretta sul balcone della casa che lo aveva ospitato negli ultimi mesi.
E lasciatelo dire, la mia città all’alba è favolosa.
Al momento si abusa la connessione ad internet dei ragazzi che gentilmente gli hanno salvato le chiappe ospitandolo per una settimana da quando è stato sfrattato.

E questo è il momento che si sta male, non perché la somma delle ore di sonno dell’ultimo mese è ad una sola cifra, e neanche perché si sta andando via, e neanche perché non si è riuscito a dire ciao a qualche persona cara.

Adesso si soffre per il fatto che a salutarti sono venute molte più persone di quel che credevi, comprese quelle che non avevi mai visto negli ultimi due mesi. Si sta male perché qualcuno ti ha fatto un regalo e non te l’aspettavi, e perché qualcuno che ti aveva detto non ci vedremo mai più a dicembre lo hai visto 5 volte negli ultimi 6 giorni. Perché le persone che credevi più pigre al mondo ti stanno accompagnando all’aeroporto svegliandosi alle 7 del mattino e facendosi un’ora di mezzi, e perché la tua vicina di (ex) casa ti ha incontrato in ascensore e ti ha detto che eri il suo preferito, anche se ti chiamava semplicemente “quello con i capelli lunghi”. Stai male perché le commesse del 24ore davanti casa ti hanno detto “arrivederci”, e perché nell’ultimo giorno hai conosciuto almeno trenta persone che stavano qui sin da settembre, e che ti hanno detto comuqnue che sono tristi perché parti. Perché la prima persona che hai conosciuto qui, e che non avevi più visto ha pianto abbracciandoti e parlandoti in italiano, anche se viene da un paese sperduto della catalogna, ma forse non è vero, è solo che ha parlato col cuore ed a un certo punto la grammatica e il lessico sono solo svolazzi sulla melodia dell’espressione.

Stai male, perché immagini cosa avrebbe potuto essere, è un’amputazione del senso della possibilità. Ma il nero è tale solo perché ha uno sfondo bianco.

E buonanotte, jo eiszakat Caro Lettore, ci si risente in italia.

spigolature da cracovia> che cavolo ci faccio qui?

personale, erasmus February 2, 2007 9:04 pm (Save post)

la citta’ e’ una figata i miei dieci compagni di stanza stanno pasteggiando con vodka e patatine, e io devo convincerli ad uscire. E’ una bella vita, non dico di no, ma un filino di normalita’ forse farebbe bene a tutti.
Ma siamo agli sgoccioli, quindi si esagera, cercando di far scomparire la tristezza del perdersi nella follia dello stare insieme ad oltranza, 110 ore insieme con qualcuno, meno con altri ma nel tentativo di colmare quelle mancanze che sappiamo di aver avuto nei nostri rapporti.

Ciao Caro Lettore, ci si risente. Non ti diro’ che senza di te non ce l’avrei fatta perche’ non dico piu’ bugie, ma grazie per essere stato con me fino ad ora, mi ha fatto bene saperti vicino .

spigolature da budapest: final countdown

erasmus January 29, 2007 9:28 am (Save post)

Meno due settimane, the end is near, cantava frank sinatra.
O sid vicious se volete, in quella che imo è una delle cover più divertenti di sempre, anche se ammetto che take on me rifatta dai real big fish ha un posto speciale nel mio cuore.
E tanto per dirlo, ho visto un gruppo cover dei real big fish in concerto. Il mondo è piccolissimo, strano e connesso in modo molto fitto.

Il che spiega Norbert, un inglese effeminato di due metri che parla italiano e mi chiede di dove sono. Roma dico io, ma in realtà di un paese vicino. Quale, dice lui, e io glielo dico.
Cerveteri, tre millenni di storia, la nostra necropoli etrusca è patrimonio dell’umanità, abbiamo dato i natali ad uno dei sette re di roma e una volta la nostra squadra di calcio militò in C2. E nel complesso è solo un paesino con un sacco di problemi. Lo so, risponde lui, ci ho lavorato per sei mesi. Dissolvenza.

Sei mesi, sette re, sette colli. Sapete qual’è la città dei sette colli? Roma, ovvio, se siete italiani, per i portoghesi è chiaro che la città dei sette colli è lisbona.
Magari tutte le capitali hanno sette colli, chi lo sa. Per certo lisbona ha un ponte lungo 13 chilometri, o così dicono i portoghesi.
Pensate quanti cavolo sono 13 chilometri, significa che da metà non si vede ne’ una sponda ne’ l’altra. Pronto, no non mi disturbi, sono sul ponte nel mezzo del nulla, so e credo e spero che ci sia la terra di fronte e dietro di me, ma non so niente delle sponde ormai, seguo solo questa strada nella nebbia.

Deve essere una specie di fissazione portoghese, quella di perdersi sopra l’acqua.
Vasco de gama circumnavigando l’africa arrivò a 500 chilometri dal sudamerica. E poveraccio, non ci arrivò. E secondo alcune fonti fu anche il primo ad arrivare in australia, e lo hanno dimenticato. E secondo altri cristoforo colombo era portoghese.
Il coinquilino C. mi spiega anche il motivo per cui il brasile parla portoghese ed il resto del sudamerica spagnolo: i re dei rispettivi paesi si accordarono per una spartizione verticale del mondo, la parte di qua era portoghese, quella di là spagnola. Il re del portogallo però aveva una mezza idea che ci fosse qualcosa, di là, e quindi fece spostare il confine due chilometri più a ovest, beccando la punta del brasile. Astuto come una lince.
Mi spiegano anche che il portogallo è stato il primo stato europeo a definire i propri confini, e si lamentano di non aver conquistato la spagna. Sono costretto a sfuggire prima che mi dicano che “da Vinci” è un espressione in portoghese antico o che galileo era originario di coimbra.

Altro che europeismo, l’erasmus rende ipernazionalisti, ed ha particolarmente effetto sulle nazioni sfigate, come italia e portogallo. Ci attacchiamo a tutto: i portoghesi ricordano di essere stati sempre fortissimi a Giochi Senza Frontiere, noi ci bulliamo che persino uno dei vigneti tradizionali ungheresi si chiama “rizling italiano”, e che non è mai esistito un matematico o un fisico proveniente della penisola iberica, il gallese mi deride perché becchiamo sempre il cucchiaio di legno al 6 nazioni e io lo sbeffeggio dicendo che a) non è vero, b) in galles si gioca solo a rugby, se vuole lo distruggo a biliardino.

E, finalmente, ho capito perché questo cavolo di programma si chiama così. Niente a che vedere con erasmo da rotterdam, niente elogio della follia, semplicemente un acronimo “fico”, european qualcosa student mobility qualcosa.
Questo è il ventesimo anno del programma, che ora si chiama SOCRATES II, e magari sarebbe tempo di riflessioni. Io posso fare le mie: sei mesi non sono abbastanza, ed una sola volta non è abbastanza.
Ma forse il sapere che è una volta sola, e che dura poco, è qualcosa in più. Lo so che dall’altra parte c’è di nuovo lisbona, ma al momento lasciatemi pensare al ponte.

Parlavo con D. capitato qui in vacanza e che fece la sua esperienza in inghilterra. Parliamo di quanto sia diverso stare nello studentato rispetto al vivere da soli, stare sempre con gli altri studenti o mischiarci con i locali, il costo delle sigarette e le difficoltà linguistiche, mangiare poco e bere troppo.

Concludiamo che ogni erasmus è diverso, ma il tuo è sempre il più bello.

(Oppure puoi viverlo male, e in quel caso è sicuramente il più brutto.)

spigolature da budapest: gennaio, genova

personale, erasmus January 18, 2007 3:25 pm (Save post)

(l’ispirazione del titolo è gentilmente concessa da “aceto, arcobaleno” di erri de luca)

‘T was very hard to be french in new year’s day mi dice l’amico parigino quando siamo per strada, e riesco benissimo a capire il perché: portoghesi e tedeschi sembrano prediligere melodia e parole di “la mamma di zidane..”.
E tutti gioiamo nel notare come sia semplice capire l’italiano per un persona di qualsiasi nazione, se la insulti. Tra l’altro, ho appena scoperto che l’equivalente del nostro “cornuto” in portoghese è “corno” o “cornudo”, con lo stesso significato, mente in francese è “cocu”, credo ancora con significato simile. Ah, che bello essere parte della grande famiglia latina.
O volendo, che bello non fare parte della grande famiglia ugro-finnica, visto che _tutte_ le ungheresi che conosco (tranne una) mettono le corna al fidanzato.

Ora, questo non è necessariamente troppo rilevante, per una serie di motivi. Anzitutto le persone che conosco io sono quelle che orbitano nello stile di vita da rock star degli studenti di scambio. Secondariamente, non tutte le ungheresi che conosco sono fidanzate. Terzo, magari dicono che sono fidanzate ma non è vero, (la teoria prevalente al momento è che dicendo a un ragazzo “sei il mio amante” lui non rompa le scatole riguardo all’altro, e lo stesso vale per l’altro, per cui la ragazza fa quello che gli pare). Quarto, un campione di nemmeno cento persone non è rilevante su una popolazione di 10 milioni.

Ad ogni modo, l’Autore si prende la libertà di generalizzare, forte del fatto che le persone che dicono “non mi piacciono le generalizzazioni” generalmente sono stupide, e non sanno cambiare idea.
Tra l’altro l’italiano è oggetto di una serie sterminata di pregiudizi, spesso riassumibili in sintagmi semplici come “bastardo”, ma questo non vieta al resto del mondo di voler bene a noi che veniamo dal bel paese.

Io, personalmente, continuo ad odiare l’intera popolazione francese, pur continuando ad amare tutti i cugini d’oltralpe che conosco. Peraltro, _tutti_ bisticciano con i propri vicini. I finlandesi prendono in giro gli svedesi dicendo che sono finocchi (con battute pessime del genere “come finge un orgasmo uno svedese?”). i portoghesi fanno battute sugli spagnoli. I catalani fanno battute sugli spagnoli. I brasiliani prendono per il culo i portoghesi dicendo che le donne hanno i baffi e puzzano di baccalà.

Gli ungheresi odiano tutte le nazioni confinanti, per il semplice fatto che nella maggior parte dei casi, erano pezzi di ungheria. La transilvania, ad esempio era tutta in ungheria. La slovacchia era in parte ungheria. Ia polonia era in parte ungheria etc etc. I poveri discendenti di attila si sentono defraudati dei loro eroi (tutti ritengono che liszt venga dalla propria nazione), della loro storia e di un bel pezzo di geografia.
Gli unici con cui intrattengono buoni rapporti sono gli austriaci, che chiamano “cognati”.

A proposito di vicini, i miei sono per lo più anziane placide signore che parlano solo ungherese. ciononostante riusciamo ad intrattenere rapporti di vicinato cordiale, gli chiediamo zucchero e sale e un giorno ci han regalato dei bicchieri.
Ci dicono che dobbiamo metterci il cappello, che fa freddo e sennò ci ammaliamo. E appena tornato qui ne ho incontrata una sulle scale, e mi ha detto “*§ò#çç$è***\/^ùçç italia” che ho interpretato come “ah sei tornato? sei stato in italia?”. Si ci sono stato, e sono tornato il 5 gennaio, ma non lo so come si dice gennaio, provo con january. “Ah, genova?” risponde lei, e io mi interrogo sul cavolo di motivo che abbia portato questa persona a conoscere genova. Voglio dire, è una persona di un’altra generazione, nata e cresciuta dall’altra parte della cortina di ferro, e genova non è firenze o venezia.

No, le dico, roma, “Ah, roma jol jol”. Ah, roma, bene bene. Fra un mese ci torno, e sinceramente no, non va bene bene.

il lungo addio

personale, erasmus December 22, 2006 12:58 pm (Save post)

Caro Lettore, avrai notato che non ho scritto per un po’, e poi ho fatto una sfilza di minipost non personali. Siccome ho stima di te, so che potresti immaginare il perché, ma penso valga la pena spiegarlo lo stesso.

Fondamentalmente, sono triste, perché tu non lo sai, ma tanta gente se ne va per il mondo per natale per non tornare più (bonus per 3, ops 4), e a me è presa brutta. Poi un giorno sono andato da Eszter, la nostra responsabile su in magiarolandia e lei mi ha chiesto se gli italiani stavano sentendo freddo. Certo, ma non nelle mani, è che ti intorpidisce il cuore sapere che c’è gente che non vedrai mai più, e lei mi ha detto che lo sa, sono anni che fa questo mestiere e si intristisce, e che alla fine uno deve ricordarsi delle cose belle e bla bla. Sono frasi fatte, ma che ci devi fare, sono anche vere.

Però mi ha dato un biscotto, e ricorda questo, Caro Lettore, puoi maturare quanto ti pare ma non puoi smettere di essere un ragazzino, quindi le strategie classiche biscotto/abbraccio/fai le tò-tò/carezze funzionano sempre come antidepressivo.

Sicché alla fine mi trovo a tornare nel bel paese, e ricomincio alla grande col traffico sul Grande Raccordo Anulare, fila al casello, mio padre che si lamenta di mia madre che lavora troppo, mia madre che si lamenta dei miei capelli e di mio fratello che è un cretino e tra l’altro ha messo Snoopy nel posto sbagliato sull’albero di natale quindi devo spostarlo, e posso mangiare gli avanzi del pranzo, e gli spaghetti con le vongole e il pane del forno a legna e posso grattarmi i paesi bassi sul divano, che finalmente sono solo. Casa.

Il mio fido mecbuc (ma quale fido, lo odio) mi ha seguito nel mio rientro, e finalmente ho tempo di farvi un filo d’ordine, sapete com’è al giorno d’oggi tutti hanno una macchina digitale, per cui ho 9 gigabyte di foto. E diciamocela tutta, non è che siano tutte bellissime, ma vale la pena ordinarle, perché ogni tanto si trovano delle chicche (guarda sullo sfondo, ci sono due donne che palpano XYZ! Chi cavolo è questo tipo che mi sta abbracciando? Scusa, quand’è che siamo stati ad un concerto dei pearl jam? Perché in questa foto a budapest c’è un mio amico di roma?). Tra l’altro devo ancora caricare tutte le foto dei finlandesi, etnia meravigliosa che però ha speso una parte notevole della sua vita girando per fiere erotiche, il che causa dei problemucci nel gestire le fotografie.

In compenso ho anche 18 gigabyte di musica, io che ero partito senza niente, e adesso mi trovo con folk italiano, heavy metal catalano, reggae/ska/raggamuffin ungherese, punk brasiliano, e musica demenziale portoghese. Vorrei poter dire che ho voluto io che accadesse tutto questo, ma non è vero, la gente ha semplicemente abusato del mio laptop.

Su altri fronti ci sono impicci quindi meglio non parlarne, scusa ma sono riservato alle volte.

la vita, l’universo e i SO real time

fun, erasmus December 6, 2006 4:49 pm (Save post)

Teacher: “e quindi, con pochi processi si perde reattività, ma con troppi si perdono garanzie sul worst case response time, quanti usarne?”

4 studenti su 5: “fortytwo!”

Quinto studente si guarda intorno perplesso.

Teacher: “you should read some douglas adams”

Siamo tutti dannati geek.

spigolature da budapest: il belgio

personale, erasmus November 19, 2006 1:10 pm (Save post)

Pare che l’italiano, in belgio, si chiami Ciccio. Col che non si intende dire che questo nome sia comune, semplicemente rappresenta la ricca comunità di emigranti italiani nel paese, lavoratori sfruttati in miniera per lo più. Ricordiamo ai lettori distratti che la regina del belgio è italiana.
Alla domanda su come sia l’italiano stereotipale in belgio, i miei interlocutori rispondono “come M. o come D.”, al che il Vostro si trova a paragonare i due personaggi in questione, alla ricerca di quel quid, qualcosa, qualità quintessenziale (bonus x5 per l’allitterazione) che caratterizza il maschio della propria etnia.

Capelli: uno è liscio, castano, ingelatinato; l’altro è riccio, e moro.
Occhi: entrambi castani, credo.
Altezza: media.
Peso: uno magro, l’altro robusto.

Ore ed ore di riflessione più tardi, il Vostro arriva alla soluzione: ciò che caratterizza gli italiani è la camicia. Il che spiegherebbe anche perché l’Autore viene spesso scambiato per turco o spagnolo, data la quasi totale assenza del’indumento in questione nel proprio guardaroba.

Nota per la prossima vita: scegli un’abbigliamento prima di nascere da qualche parte.

E parlando di abbigliamento: qualcuno ha un link ad un corso di cucito su web? In occasione dell’ultima festa da noi, l’Autore ha tentato di aggiustare un paio di pantaloni, rigorosamente strappati sul culo,con risultati penosi.E parlando della festicciola, tenutasi in occasione del compleanno di A. il solito veloce collage dalla mia memoria:

compleanno del coinquilino A.
i nostri cominciano a bere palinka alla paprika & sangria alle sette
l coinquilino C. ha una specie di shock anafilattico dovuto alla sua scarsa resistenza al piccante
gioia del coinquilino A. che in quanto calabrese è dipendente dalla capsicina. Finirà più tardi a mangiare peperoncini impazziti del guatemala insieme ad un tedesco
invitati imprecisati portano liquori con alcool > 80%
i gioiosi festanti eseguono giochi pirotecnici con l’infiammabilissimo liquido
tutti cantano allegramente happy birthday in sette lingue
il coinquilino A. prende fuoco
il sottoscritto si sbafa mezza torta nascosto in un angolo
futile tentativo di capire come un etiope ed un W.A.S.P. del colorado possano cantare buon compleanno in portoghese
complimenti alla sangria dagli spagnoli presenti, next steps: sangria de cava e agua de valencia
il secchio di biscotti da due chili comprato nel pomeriggio rimane intonso finché un invitato non comincia a venderli, dimostrando la legge per cui se un prodotto non si vende al prezzo X andrà a ruba a un prezzo Y >> X. Startuppari, meditate.
impressione che il coinquilino A. abbia spaventato una delle ragazze presenti in qualche strano modo
i coinquilini riescono a cacciare via la gente ad un orario ragionevole
i festanti se ne vanno in un locale, chiudendo dentro casa due ragazze che non abitano li
e senza avere basse mire su di loro
e le ragazze puliscono tutto
i portoghesi registrano video di gente che magnifica le nostre feste
un invitato che neanche vive a budapest mostra il cosidetto “lavoro slovacco”, manovra per il rimorchio che viene tramandata oralmente da secoli
il coinquilino A. realizza alle otto del mattino di avere un kinder bueno in tasca e nessuno sa il perché
poco dopo, nota la collanina nuova che ha al collo

vocabolario erasmus

erasmus November 4, 2006 11:00 am (Save post)

Non sono morto. O almeno ancora non me ne sono accorto. Succedono una marea di cose interessanti in italia in questo periodo, lo so, e me le perdo tutte per mancanza di internet.
Tra l’altro se in questo post le z e le y risultano scambiate é perché sto usando la tastiera ungherese. Lo stesso dicasi per l`uso improprio di apici e accentate.

Ad ogni modo volevo usare questo piccolo spazio di tempo per dire due cose che ho reimparato qui.

Sconforto é:

  • stai viaggiando da solo da praga a budapest
  • ed il viaggio é in autobus e dura sette ore
  • e l’orario previsto di arrivo é mezzanotte
  • e sull’autobus proiettano film in ungherese con sottotitoli in ceco
  • e 2/4 dei coinquilini sono ancora a praga
  • e 1/4 é in italia
  • e tutti ritornano dopo qualche giorno
  • e 1/4 é a un concerto goth methal in transilvania
  • e non hai il telefono, perso
  • e non hai il numero di nessuno
  • e tutte le persone di cui conosci l’indirizzo a budapest sono fuori cittá
  • e la tua ragazza viene domani e si aspetta di vivere a casa tua
  • e non hai un soldo
  • e il bancomat impazzisce e non ti da i soldi
  • e budapest é diventata freddissima in questi giorni
  • e per la seconda volta in due mesi sta piovendo
  • e hai le sigarette ma non l’accendino
  • e hai i fiammiferi,ma solo quattro (4)
  • e non hai le chiavi di casa.

Al contrario, conforto sarebbe:

  • la vecchia a cui chiedi da accendere a Brno, e ti regala l’accendino
  • tre tizi che ricordi di aver visto a una festa, di cui non sai neanche il nome, che incontri per strada e ti dicono di andare con loro per la notte
  • i due spagnoli che incontri poco dopo, che stanno andando a ballare,ma ti danno le chiavi di casa loro
  • il coinquilino A. che sta in italia e per la prima volta dal ‘91 si sveglia spontaneamente prima delle 14.00 e risponde al telefono,l’unico numero che ricordi a memoria
  • e ha il numero del padrone di casa
  • ed il padrone di casa viene ad aprirti la porta di domenica mattina, soto la pioggia, e ti dice anche “cavolo,potevi chiamarmi ieri notte”
  • e mentre vai all’aeroporto, in autobus, una bambina ti sorride.

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