PDI^2

Guida Galattica per gli Autostoppisti: And Another Thing

personale, lettura July 18, 2010 2:26 pm (Save post)

Warning: potrebbe contenere spoiler

È da un bel po’ di tempo che non scrivevo, e dubito di ritornare a farlo con frequenza a breve termine, ma il bello di avere un blog è che puoi scriverci comunque quando vuoi dire qualcosa.

E ho qualcosa da dire.

Ho appena finito di leggere And Another Thing che altro non è che il sesto libro della trilogia della guida galattica.

Solo che nel frattempo Douglas Adams è passato nella prossima vita, per cui il libro non è stato scritto da lui ma da Eoin Colfer, non m’è ben chiaro il perché.

Ora, io ho letto un certo numero di n-logie, in cui gli ultimi capitoli sono stati scritti da altri che l’autore originale, per capitalizzare brutalmente sui fan. Alcuni casi, come la pubblicazione di tutta la roba post-tolkieniana sono tollerabili.
Altri, come la conclusione di Dune, un po’ meno.

Per cui, quando ho scoperto che esisteva un seguito della guida galattica (che finisce con, beh, finisce che non può esserci un seguito) sono partito da un discreto livello di scetticismo.

Eppure, il libro è molto più piacevolo di quel che mi aspettassi.

Genesi di questo blog
Caro Lettore, prima di andare avanti dobbiamo chiarire una cosa: mai notato il titolo di questo blog?
PDI^2 sta per “Propulsione D’Improbabilità Infinita”.
Io non sono bravo a ricordare le cose, e non potrò mai essere un vero fan che recita a memoria i personaggi dei libri o film che ama. Però li amo lo stesso.

La guida galattica per l’autostoppista è non solo uno dei miei libri preferiti.
Nella mia lista di libri senza cui non sarei la persona che sono, è praticamente l’unico che non avrei potuto sostituire con nient’altro.
La Guida è in un sacco di modi il modo in cui avrei voluto vivere.

Quella gioia che c’è in ogni paragrafo, quel fatto che le cose vanno a puttane ogni due minuti però si va avanti comunque che sul pianeta accanto c’è qualcosa di figo e tutti da$DEITY in giù hanno cose di cui pentirsi che però vabè, capita e andiamo avanti.

I Vogon che vengono schifati dall’evoluzione, cercare qualcosa da bere mentre l’universo finisce, i topi che citano bob dylan, il pangalactic gurgle blaster, il robot depresso e le porte che godono ad essere aperte. Non c’è una singola cosa nei 5 libri che non abbia amato (tranne la bistromatic, che era un po’ fiacca).

Il che, ovviamente, ha causato la sua buona parte di problemi per una quindicina d’anni quando la mia risposta di default a ogni domanda è stata “quarantadue”.

Insomma, “And Another Thing” dovevo leggerlo anche a costo di lanciarlo contro la parete dalla rabbia.

E invece, non è stato così.

Scusate per il disturbo

Ritrovare Arthur, Ford, Zaphod e Trillian è stato come rivedere amici che hai perso di vista ma con cui hai fatto un sacco di cose da ragazzino. Certo, non è la stessa cosa ma fondamentalmente rimane un filo che vi unisce.

Ed Eoin Colfer, che io conoscevo solo per i libri per ragazzi della serie di Artemis Fowl (non capolavori, ma godibili) s’è guadagnato rispetto. Secondo me, nel libro si vede che è stato scritto da un altro appassionato. Certo, ci sono un po’ di ammodernamenti di contesto che stonano forse un po’, ma son pure passati trent’anni, e adesso ci troviamo con una versione quasi concreta della guida galattica, anche se gli manca il “don’t panic” e un bel po’ di ironia.

Colfer non è Adams, e la genialità di alcuni pezzi della Guida manca (vaso di petunie anyone?) ma non è un misero pastiche, né una fanfic infima.
Quando l’autore va a ripescare Thor, personaggio che poteva essere completamente dimenticato nel tourbillon di apparizioni dei cinque libri non sembra essere mancanza di idee, ma genuino lavoro nel ricollegare pezzi apparentemente scollegati, cosa che rendeva la guida così deliziosamente “comprensiva”.

Ed il titolo stesso è una perla, essendo una citazione da “So Long, and Thanks for all the Fish”

The storm had now definitely abated, and what thunder there was now grumbled over more distant hills, like a man saying “And another thing…” twenty minutes after admitting he’s lost the argument.

Se c’è una differenza, ma può darsi me la sia inventata io condizionato come sono da informazioni extra-libro: la guida era, chiaramente, british. Questo è, decisamente, irish.
Colfer è irlandese, e così è uno dei personaggi nuovi nel libro.
C’è un pianeta, e un continente, che si chiamano Cong, e Innisfree.
E mentre la guida aveva quell’aria di aplomb inglese (di un secolo fa?) di Arthur che cerca il tè in accappatoio su un’astronave, “And Another Thing” ha l’allegra barbarie degli irlandesi (moderni?) che usano parole straniere senza ragione sbagliandone lo spelling.

Il libro è spiritoso, ritmato e ben scritto. Ci sono una mezza dozzina di deus ex machina, solo che se in qualsiasi altro libro uno si sarebbe avvelenato il sangue, nella guida sono, boh, quasi necessari.

C’è anche quel pizzico di coraggio di mettere dentro personaggi/cose/eventi che nell’originale non c’erano e che non stonano, ma senza esagerare.
Inizia che non ti convince, poi pian piano ti prende e poi finisce con un finale che, si è sensato, ma forse si poteva fare di più.

Insomma, non è male, se vi capita, provate a leggerlo, senno chiedetemelo e se posso ve lo presto :)

breve sintesi degli ultimi mesi

personale, lettura September 13, 2009 4:45 pm (Save post)

Ho trascurato il blog a lungo, per un sacco di ragioni diverse.

In primo luogo, mi manca il tempo di scrivere, in secondo luogo, mi manca la voglia.

Riguardo la prima ragione, la spiegazione è semplice: ragioni lavorative e personali mi tengono abbastanza occupato.

Ah, già, non l’avevo detto, credo, che sono passato nel felice mondo dei pagatori di irpef.

Una startup, una buona idea, problemi interessanti, e persone fantastiche con cui lavorare. E abbiamo il biliardino. 90% java (e almeno in un pezzo l’ho scelto io, pensate un po’), perché alcune cose ci venivano più facili così, un po’ di ruby & python come glue, un bel pezzo in objective-c (guess why).
C’è del web, ma come piattaforma, più che come interfaccia.

Non vi punto al nostro sito perché per ora è praticamente un placeholder e ce ne vergognamo un po’ (layout con table!), ma sappiate che “we’re always hiring“, quindi in caso pingatemi e vi dico di più, la sede è milano, per ora.

Per quel che riguarda il personale, sono ri-finito a vivere a budapest, anche se ancora non sono riuscito ad avere il tempo di incontrare gusty, ma ho ancora speranza. Continuo a non capire una mazza della lingua e finalmente ho fatto l’errore che temevo da tempo, dire ” sul culo” invece di “salute” (approx una lettera di differenza).

Sono stato a malta (cfr: the italian who went to malta) e se un giorno avrò tempo scriverò uno “spigolature” su quello.

Sono riuscito a incontrare una marea di gente interessante dentro e fuori dal mio mero ambito tecnico, e un giorno scriverò anche di loro.

Ho iniziato a leggere le ton beau de marot, il libro di hofstadter sull’arte della traduzione, ma che come al solito va molto oltre. Qua, ne avevo parlato e massimo mi aveva detto di leggerlo. Un uomo, una garanzia, è fantastico.

Ho anche ascoltato tutta la trilogia di his dark materials. L’esperienza dell’audiolibro è stata interessante, a parte uno stridio nella spina dorsale per alcuni attori.
La trilogia in se, mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca per il finale, peccato perché i primi due libri promettevano bene, sostanzialmente: The Chronicles of Narnia: cattolicesimo = His Dark Materials : gnosticismo. Il lettore fedele sa benissimo che da queste parti ermete trismegisto è sempre visto con piacere.

E ho iniziato anche To Mock a Mockingbird. Stimolante.

Ah, ma già la seconda motivazione. Non c’ho voglia di scrivere, non so bene perché.. forse non ho molto da dire, o ne ho troppo. Probabilmente, mi manca solo un libro che mi faccia pensare, ah che figo questo stile, e mi venga voglia di scimmiottarlo, come ci son stati gli hofstadter, benni, calvini, echi, pennac, lem, gaiman etc.

A proposito di scimmiette, ho anche giocato il primo episodio di Tales of Monkey Island. Bello, però mi serve ancora un pollo di gomma.

TvTrope e altri topi

personale, web, lettura June 3, 2009 8:36 pm (Save post)

Sebbene possa sembrare irrilevante, utimamente ho letto tutto DM of the Rings, un web-comic basato sulla geniale intuizione che i giochi di ruolo sono eredi diretti di Tolkien, ma qualsiasi RPGista troverebbe la storia contenuta nel Signore degli Anelli ridicolmente ovvia.
Puro. Genio.

Avendo letto interamente il fumetto, ed essendo rimbalzato su un’altra dozzina, alla fine sono capitato su TvTropes. Credo diventerà la mia nuova homepage.

Per quel che capisco, il sito è un wiki tematico, e ce ne sono così tanti. Quello che ha di meraviglioso ai miei occhi è che mi ricorda Il Wiki, quello originale, di Ward Cunningham, per il fatto che i link sono su proposizioni invece che nomi, e per l’aria di “contatto personale” che si respira. Tra l’altro sul wiki di ward ho ri-scoperto che c’era la mia pagina, edit 2004, che era questa

I like coding. I like python, ruby, and struggle to understand lisp.
But I’m a student and I have to use java all over the place. Go figure.

Notansi che ho potuto aggiornare il testo in quanto da poco non sono più studente. Sarà una casualità? Non ci crediamo più.

Torniamo a TvTrope. Si tratta di un wiki dedicato alla raccolta, descrizione e correlazione di differenti trope, che da quel che capisco sono quelli che a me a scuola avevano descritto come topos (topoi?). Insomma, idee ricorrenti.

TvTropes è una miniera. Non solo ci sono le varie pagine lui incontra lei, lei ama lui, lui cambia stato sociale, eroe/antieroe, tragedia/commedia/viaggio e così via, ma ci sono anche tutti quelli a cui un disadattato come me può aspirare. I setting After The End, i topic come Attack of the Killer Whatever, il discorso Do Not Taunt Chtulu etc.

Non solo, ad ogni trope sono associati riferimenti per dozzine di anime, fumetti, libri e film in cui il topos può essere individuato. Si, significa che partendo da qualcosa si finisce per avere una lista semi infinita di roba da voler leggere o vedere.

Non è per quello che sono sparito dalla blogopalla (blog topos: NonSonoMortoAncora), ma magari potete tenervici occupati un po’ anche voi. Come esca, Caro Lettore, ti lascio una citazione dalla pagina sul cyberpunk

“Anything that can be done to a rat can be done to a human being. And we can do most anything to rats. This is a hard thing to think about, but it’s the truth. It won’t go away because we cover our eyes. THAT is cyberpunk.”
— Bruce Sterling

E buona lettura :)

Klaatu Barada Nikto! Necronomicon e pseudobiblia

personale, lettura January 10, 2009 2:29 pm (Save post)

Fra un po’ dovrebbe uscire al cinema (o è già uscito? non sono più aggiornato) un remake di The Day the Earth Stood Still, film culto degli anni 50 per una marea di ragioni.

Ad esempio, perché è una delle prime volte in cui i russi gli alieni non vengono perché ci odiano ma per fare del bene. Effettivamente eliminando il genere umano, ma comunque, in senso positivo. Inoltre, perché è ritenuto uno dei migliori film di fantascienza di tutti i tempi, perché si dice abbia ispirato piani anti-invasione-aliena negli US, e un sacco di altre ragioni.

E per una delle frasi più famose della storia del fantastico: Klaatu! Barada! Nikto!

Questa frase è un’icona, al livello di il mio tesssoro e del saluto vulcaniano con la differenza che potete sentirvi ancora un po’ elite geek perché nel remake l’hanno cancellata e quindi i vostri amici non la capiranno.

A meno che, come i miei, non abbiano passato gli anni ‘80 e ‘90 a vedere film horror (spesso con le mani davanti agli occhi). Infatti, nel 1981 usciva La Casa, un capolavoro del cinema horror con un sacco di sangue, la telecamera che insegue i protagonisti a due centimetri dal terreno (e ogni tanto rimane incastratata nei rami), e una motosega.

Passando attraverso La Casa II si arrivò poi a L’Armata delle Tenebre, che non è più horror ma continua ad avere gli elementi chiave della trilogia: motosega, sangue, e necronomicon ex mortis (o, in alcuni momenti des mortes, e nel primo film “Naturon Demonto”).
Tenete a mente il necronomicon.

Comunque, quando il giovane Ash/Bruce Campbell deve recuperare il suddetto libro si trova a dover pronunciare proprio questa frase. Quasi: klatoo.. verada.. necktie!

Volendo farci caso, la frase ritorna molto ma molto più spesso, nei simpson, in X-Files, in un sacco di film, fumetti, libri. Persino nella barra del titolo del vostro browser, se usate FireFox.

Una volta individuata, è evidente ovunque, come la metafora cristiana di The Day the Earth Stood Still dove il protagonista è buono, portatore di pace, muore e poi risorge. Ah, no, quello era Le Cronache di Narnia.

La frase è diventata un meme, un idea che usa la testa umana per riprodursi e passare alla generazioni successive. Con qualche mutazione, ovviamente, come si addice ad ogni agente.
Bear with me for a moment.

Ad esempio, consideriamo il necronomicon ex mortis, diretto discendente del necronomicon inventato da H.P. Lovecraft per la sua mitologia horror.

Il necronomicon è quello che viene definito uno pseudobiblium, ovvero un libro mai scritto ma citato come se lo fosse. Spesso artificio narrativo, come nei Miti di Chtulu o ne I Promessi Sposi, ma a volte non solo quello.

Ad esempio, la donazione di costantino, quella su cui si basava lo stato vaticano, è una colossale palla. Un documento che viene citato e riferito e di cui non solo non esiste copia, ma che è provabilmente falso. Eppure ha determinato un bel po’ di casini.

Ma torniamo al necronomicon, perché la storia è interessante. Perché il necronomicon non solo è stato citato ed inserito in bibliografie, ma perché pian piano è entrato nel reale.
Ad esempio, è nel catalogo della biblioteca centrale dell’universita della california, e in diversi bollettini per bibliofili.

E, cosa ancora più interessante, la legge italiana ha dichiarato con sentenza del 2001 che il necronomicon non esiste.
Questo perché Fanucci editore aveva pubblicato “Necronomicon. Nuova edizione con sconvolgenti rivelazioni e le tavolette di Kutu”, che fu ritenuto un titolo ingannevole. Nonostante gli autori avessero inserito una prefazione del Prof. Pincus dell’Università Sulcitanea, la gente voleva credere lo stesso.

Chiaramente, dal momento che Loro dicono che non esiste, chiaramente deve esistere (dimostrazione per complotto).

D’altronde lovecraft, nonostante esaurisca la sua vena creativa nella trama

  1. persona non crede nell’occulto
  2. strane cose non descrivibili accadono
  3. persona scompare

è stato un grande autore, soprattutto per aver perfezionato il metodo di Chambers di fare solo vaghe allusioni alle cose impronunciabili che accadono e che il protagonista vede, evitando la banalizzazione.
Chambers, d’altronde, scrisse The King In Yellow che è uno dei capostipiti del genere horror.

Re in Giallo. Quando ne lessi mi sembrò familiare. Poi capii che stavo pensando al Re Rosso di Stephen king.
Ma forse in realtà stavo pensando al Re Rosso di Lewis Carrol in Attraverso lo Specchio? O ai King Crimson?

Non so, ma restiamo su King.
Stephen King ha omaggiato lovecraft diverse volte. In I know what You need ritroviamo il necronomicon, mentre in Jerusalem’s Lot c’è yogsoggoth che altro non è che la divinità lovecraftiana Yog-Sothoth, anche se qui ci arriva tramite un diverso pseudobiblium, De Vermiis Mysteris.

Perché il pantheon dei miti di Chtulu è forse la più clamorosa progenie di uno pseudobiblium, al punto che ormai è ovunque. Hello Chtulu anyone?

Ma la cosa che più mi sorprese fu leggere, nei libri di Terry Pratchett, di quello che successe quando aprirono un negozio di pesce in Dagon street.

Perché io Dagon già lo conoscevo, è in uno dei primi racconti di lovecraft.
Ed è anche in Conan il Distruttore, B-capolavoro con Schwarzenegger (ma non bello come il primo film).

Anche Dagon, semplice divinità acquatica, sta usando la mente umana per perpetuarsi, anche se è dovuto mutare un po’ da quando era veramente adorato. Ma non si può sapere se tra qualche secolo non ricominceremo a sacrificargli vergini. Probabilmente da qulche parte lo stanno già facendo.

In Necronomicon: storia di un libro che non c’è, lessi per la prima volta l’opera del professor Chandra Singh, Considerations upon non existing realities, negli atti del primo convegno internazionale di paraletteratura del ‘75.
(pessimamente tradotto come Teoria Generale dell’Inesistenza Reale).

Singh sostiene che la credenza di massa tende a materializzare il reale.
Ora, non vogliamo certo dire che la verità è la fuori perché ci crediamo, ma ha forse importanza il fatto che la verità ci sia o meno se gli effetti sono gli stessi?
Nel momento in cui si scrivono blog post su analisi critiche su saggi su studui bibliografici su traduzioni del Necronomicon, che importanza ha che il libro non esista?

La realtà rimane concreta solo per un paio di link, se la terza pagina non esiste non ha nessuna importanza.

Io per esempio, continuo a bloggare convinto ci sia qualcuno out there che legge i miei post fino alla fine.
Caro Lettore, anche se non ci sei, mi fa piacere che tu sia qui.

Higher Order Perl scaricabile liberamente

programmazione, lettura December 10, 2008 9:57 am (Save post)

Piccolo post tanto per notificare i lettori che ancora non lo sapessero della possibilità di scaricare liberamente Higher Order Perl, un bellissimo libro che insegna ad usare perl5 in modo intelligente, non come un awk con la sintassi cambiata. “Cambiata” poi..

Ammetto che io leggendolo a volte mi son sentito uno snob, da nativo rubyista.. un intero capitolo dedicato a implementarsi gli iteratori? Davvero le dispatch tables meritano 22 pagine?
Ma mi rendo conto che in realtà il fatto che abbia già certe conoscenze non significa che siano banali, e MJD è un ottimo autore e gli esempi sono sempre interessanti quindi val la pena rileggerle. E poi viene fuori che alla fine non le conosco tanto bene.

Inoltre, i capitoli avanzati sono oggettivamente fichissimi: chi avrebbe pensato di sviluppare un software per disegnare diagrammi in ASCII spiegando la programmazione con vincoli?

Infine il libro va letto per tre motivi non tecnici.

Primo, il typesetting è bellissimo, se non sbaglio è una versione adattata di quello che si ottiene con ClassicThesis in LaTeX, o comunque qualcosa basato su gli elementi dello stile tipografico.

Secondo, la pagina about the cover, anche non voleste leggere il libro, anche non aveste idea di cosa è perl, non siete programmatori e non lo sarete mai, vi consiglio di leggere questa pagina.

Terzo, perché nella pagina per il download c’è una citazione geniale, che riporto qua in italiano perché so che non cliccate mai sui miei link, in risposta alla domanda perché ci è voluto tanto

[…]Ero.. rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione!
LE CAVALLETTEEE!!!

Buona lettura :)

Minirecensione: The Diamond Age, di Neal Stephenson

lettura November 1, 2008 12:22 pm (Save post)

Pare che le ultime recensioni le abbia fatte tutte su di lui, ma tant’è, anche questa è su un libro di Neal Stepehenson: The Diamond Age: Or, a Young Lady’s Illustrated Primer.

In pratica narra di un futuro cyberpunkish dove al posto delle classiche megamultinazionali ci sono i phyle, ovvero l’evoluzione globalizzata delle nazioni/etnie. I NeoVittoriani WASP, i comunisti sudamericani, il Regno Celeste di ispirazione confuciana etc etc.
E tutto gira grazie alle nanotecnologie, in una struttura in cui dall’alto discendono i Feed di naniti usati per costruire qualunque cosa, a un tempo garanzia di benessere e di immobilità sociale.

In questo futuro si svolge la storia di Nell, bambina con problemi che entra in possesso del Young Lady’s Illustrated Primer un libro interattivo destinato a formare la futura classe dirigente dei vittoriani (per evitare che si autodistruggano per mancanza di stimoli) e del creatore del libro, e dell’attrice che lo intepreta e dell’intero mondo civilizzato.

Come al solito Stephenson ammicca ai computer geek, e lo fa pesantemente: la piccola Nell nelle sue avventure nel libro si trova a programmare macchine di turing, assembly, lisp, passa alla crittografia e poi rimbalza sulla rod logic.

Il libro è scritto benissimo, e i dettagli sono abbastanza pochi da non appesantire la lettura e abbastanza frequenti da far sentire che il mondo è proprio qui, dietro l’angolo. Ritorna un altro tema (che mi pare) classico dell’autore, quello della commistione tra hardware e corpo, così come nel libro si mescolano la storia del mondo reale e quella della Principessa Nell, l’alter ego della ragazzina nella storia narrata dal Primer.

Sotto a questo, i due dei temi costanti del libro, la filosofia confuciana e il comportamento british dei Vittoriani, riescono a dare un senso organico ai comportamenti degli attori.

Capolavoro non so, ma altamente consigliato.

io, il postmoderno

personale, lettura, fun May 20, 2007 10:20 pm (Save post)

warning: il post contiene riferimenti gratuiti agli anni ‘80 e probabilmente ripetizioni di cose che l’Autore ha già detto.
Egli inoltre plagierà numerose fonti, ed in assenza di uno strumento che permetta di effettuare link con espressioni xpath a parti arbitrarie di una pagina XHTML, si limiterà a fornire degli indizi ove ne abbia coscienza. La lettura è sconsigliata a chi non ami le interrelazioni potenziali

Circolo correlativo transmediatico
Stamane mi son ritrovato di fronte al tutto già detto, tutto già fatto.
7000 anni di storia sono parecchi, suvvia, come credere che quel che si fa o si dice non sia già stato detto? Quel che si scrive è sempre un esercizio di stile[1,queneau] . Andiamo alla trattazione.

Lettore, tu vivi nel mio stesso intervallo storico, ergo dovrai ricordare, o spero di poterti ricordare, The Monkey.
Questo cartone animato narrava della scimmia Gokò, che aveva una nuvola volante e un bastone estensibile ed era incredibilmente potente. La scimmia era nata da una roccia ed aveva commesso dei crimini per cui Buddha l’aveva punita ed essa aveva iniziato un viaggio verso l’india insieme ad un monaco (che in italiano si chiamava Prete Gianni, tienilo a mente), un maiale, un minatore e una specie di scimmietta femmina rosa che in realtà era una principessa mal disegnata.

Ora fin da piccolo io ho trovato delle somiglianze inquietanti con Star Zinger, per il fatto che il protagonista avesse la stessa fascetta sulla testa, un attrezzo volante e un bastone che si allungava. Certo starzinger era un cartone ambientato nello spazio, ma c’erano 4 personaggi, uno grasso che potremmo considerare maiale, e una principessa.

Anni dopo, arrivato Dragon Ball in italia, i miei sospetti si son fatti vieppiù fondati. Goku, nuvola, bastone, E ritroviamo anche il maiale e Bulma, che per quanto non sia principesca è almeno femmina.

La scoperta di Saiyuki, su MTV è stato l’ultimo tassello. 4 protagonisti, monaco buddista, personaggio di nome Goku con fascetta sulla testa identica e che viene chiamato scimmia regolarmente.

A questo punto dovevo indagare, e ho scoperto Viaggio ad Occidente, che è uno dei romanzi fondamentali della letteratura cinese, e che parla, sostanzialmente di una scimmietta, che viene punita da buddha, e finisce per fare questo viaggio verso l’india con il monaco Sanzo, un semidio suinesco ed un altro con una pala magica. Credo che abbia un’importanza letteraria al livello dell’Orland Furioso. Su questo torneremo.

Viaggio ad Occidente ha una dozzina di livelli di lettura diversi, dalla favola al testo iniziatico al religioso al mitologico. I cartoni animati che ne sono derivati ovviamente sono differenti ma condividono l’idea principale, prova evidente che quel che dovevamo dire l’abbiamo detto, possiamo ricamarci intorno, ma le storie son sempre quelle.

Lui incontra lei, lui ama lei, lui cambia stato sociale[2,AntZ], è la tipologia più diffusa, da quando lui cresce, lui affronta prova, lui diventa uomo ha perso mordente, ma in fondo sono 5 o 6 tipologie standard.

Sulla seconda tipologia, vorrei ricordare come il racconto di gilgamesh sia stato reintepretato una dozzina di volte in chiave fantascientifica, oltre ad aver dato idee per omero, la bibbia e qualche altra piccola publicazione di quel tipo.
E parlando di omero, cavolo, abbiamo Borges, che ebbe a dire “sono io omero”, nella convinzione che tutti gli scrittori sono in realtà lo stesso. E tutte le biblioteche sono in realtà la stessa, essendo connesse attraverso lo spazio-B[2.71828182845905].

Torniamo a Orlando. Quello che forse non sapete è che anche questo non è altro che un misero tentativo di succhiare successo da un’idea, la Chanson de Roland, che ne aveva già avuto, e da cui sono derivati più sequel che dal silenzio degli innocenti.

A questo punto, il postmodernista che vi sta crescendo dentro non può non vedere la correlazione tra il Roland francese ed il Roland inglese.
E come può l’Autore, kingista d’annata non pensare alla torre nera?
A quello stephen king che nella torre nera mette tutto quello che esiste di post moderno, le citazioni da akira kurosawa, il gioco linguistico, la mise en abime.

E una volta che parli di stephen king ti tocca collegare dylan dog, perché la Bonelli è la più grossa macchina da citazione/plagio che esista al mondo e da king ha preso a piene mani.

E chi è il fan più famoso dell’indagatore dell’incubo? Esatto, Umberto-erto-erto-erto Eco [3, horropoppin], che forse tra gli autori italiani viventi è il più postmoderno.

E indovinate chi ricompare nel suo romanzo Baudolino? Sfortunatamente non è la scimmietta, ma il Prete Gianni, che è già parecchio e mi permette di chiudere il cerchio e saltarne fuori.

Che cavolo stai dicendo
Sto parlando di internet, che altro. Del labirinto informativo.
Questo edificio, caratterizzato da un intrico di stanze e corridoi, rappresenta infatti perfettamente la complessità e la magmaticità del mondo contemporaneo
La reazione degli individui che prendono coscienza di questa realtà si manifesta in due opposti atteggiamenti: la “resa al labirinto” e la “sfida al labirinto”[4], e come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l’arte della scrittura[5], ma vale la pena di insistere nello scrivere e leggere, nel portare avanti la sfida.
Non per orgoglio, né per speranza riaccesa alla vista della meta,
ma per la gioia d’aver visto una fine[6], anche se a volte si perde la strada.

La ricerca della verità è fatta anche di questi episodi, l’importante è non scoraggiarsi ed avere sempre l’umiltà di riconoscere i propri errori e la forza per continuare a cercare[7].
To strive, to seek, to find, and not to yield[8].

Ed esprimersi, perché il mondo è grosso e non lo capisco, e quando parlo non mi nota. Ma la prossima volta mi vedrà[9]!

Zipper e Teseo

haskell, lettura May 13, 2007 4:04 pm (Save post)

Leggendo LtU ho visto un sacco di riferimenti a Zipper, una struttura dati puramente funzionale che sostanzialmente unisce uno stato “dove mi trovo” a una struttura dati container (albero, lista etc) permettendo aggiornamenti ed interrogazioni con complessità O(1).
Ma ovviamente me ne sono sempre altamente fregato, mantenendola nella cosa Cose Che Imparerò In Un Giorno Lontano.

Poi ho trovato questa pagina sul wikibook relativo ad haskell, che spiega Zipper nel contesto del povero Teseo che cerca di scrivere un videogioco su se stesso per non cadere nel dimenticatoio e rimodernare la propria figura di eroe.

Bellissima, specie la parte in cui è costretto a chiedere aiuto ad Arianna dopo averla accannata su un’isola qualche millennio prima.

Minirecensione: Snow Crash di Neal Stephenson

lettura March 21, 2007 9:10 pm (Save post)

Ritratto il mio giudizio preliminare su Snow Crash (due righe, verso la fine).

Il libro inizia in modo volutamente iperesagerato e demenzialmente ironico (il personaggio principale che si chiama Hiro Protagonist e sfoggia carte da visita con su scritto Freelance Hacker & Miglior Spadaccino Del Mondo”, lo Zio Enzo presidente della megacorporazione nota come Mafia che gestisce gli stati autonomi di Nova Sicilia etc..) ma la carica satirica finisce in poche pagine, e lascia spazio a un testo più classico.

Ci sono tutti i crismi del cyberpunk, le megacorporazioni, la dissoluzione degli stati nazionalistici novecenteschi, il megamagnate delle telecomunicazioni, le IA, wikipedi^Wla mega libreria online dove c’è tutto e la realtà virtuale alternativa.

Stephenson sa scrivere, e il libro prende ritmo man mano che si va avanti, e pian piano che escono fuori riferimenti ai sumeri, a babele e alla qabbalah.
Sono un geek, NGE & Eymerich & il pendolo di foucalt mi hanno reso ricettivo a certi input, quindi passo allegramente sopra alle falle di realismo, ma in generale la trama si regge.

All’autore perdoniamo anche le eventuali marchette, come i dettagli sessuali superflui, o il citare gratuitamente FORTH, Lisp e perl.

Lo facciamo in virtù di spezzoni come

“why, exactly, is Marduk handling Hammurabi a one and a zero in this pictures?” Hiro asks
“They were emblems of royal power”, the Librarian says.

Crediamo quindi in una genuina geek’ezza dell’autore, specie dopo aver letto la postfazione in cui spiega che sa quali siano le parole nascoste dietro B.I.O.S. , ma che secondo lui avrebbe avuto molto più senso si chiamasse Basic Integrated Operating System.

Mi trovo d’accordo, e mi lancio nella lettura di Cryptonomicon, che pare essere molto più gustoso, non so bene se per lo script in perl a pagina 240, perché Bruce Schneier ha inventato un cifrario carta & penna robusto per il libro, o perché uno dei personaggi è alan turing.

Perle Perl6 n° 2

perl6, pugs, lettura March 19, 2007 12:17 pm (Save post)

Forse cose come questa sono un errore di percorso:

# warning: codice inutile e volutamente oscurato, benché valido
=<>!====<>====<>

ciò perché in perl6 si può usare =<> per leggere una riga, in modo analogo a <> in perl5, credo.

Ed esiste un simpatico operatore === che rappresenta l’uguaglianza con semantica eterna, che è un modo perverso per dire che confronta l’identità degli oggetti invece che la loro rappresentazione (i.e. “ciao” e “ciao” possono essere oggetti diversi ma $s e $s sono lo stesso).

Infine, è possibile concatenare gli operatori di comparazione, in modo da avere, come in python: a < b > c.

Nell’angolo di pugs culture voglio invece perlarvi del file READTHEM che si trova nel trunk svn, in pratica un file di consigli per la lettura, sia informatici, come Advanced Topics in Types and Programming Languages che non.

Esempio: Il Silmarillion, che ha delle strane connessioni con pugs, come dimostrano header in giro per i sorgenti, o strane parafrasi di Eärendil il marinaio

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