PDI^2

Dottor Renzi, presumo

personale, studio March 17, 2009 7:08 pm (Save post)

Sono sia stanley che livingston, e dottore. Non di quelli che curano la gente, ma sono laureato in ingegneria informatica, almeno sembra.

E s’è laureato pure Stefano con me, e con voti migliori :)

Come si conviene alla fine di un ciclo, è giusto faccia delle riflessioni. Attenzione, sono riflessioni di uno che non sa tutto dell’università, solo la mia esperienza diretta. E poi, magari ora è diverso.

Occhio, che mi dilungo.

De passione
Io ho studiato in un’università che si chiamava “La Sapienza”, ma che per ignoti motivi ora si chiama “Sapienza - Università di Roma”. Immagino che il “La” sembrasse obsoleto dopo settecento anni.

All’università ci ho studiato parecchio. O quantomeno, ci sono stato iscritto per un bel po’.
Quando ho iniziato non sapevo praticamente nulla di computer, e nonostante “fondamenti di informatica” (aka liste concatenate, alberi, ricorsione e PASCAL, che si scriveva in maiuscole) ho continuato a non capirne nulla fino al secondo anno. Perché ancora non avevo la passione.

Per quella non sono stati utili i corsi, professori e libri.
Ci sono voluti, per primi, antonio, federico e luca.

Che d’altronde, mi hanno forse rovinato un po’ la vita, visto che quasi dieci anni dopo continuo a stare su IRC a perder tempo.

Ma forse è questo il punto dell’università, come degli user group, dei blog collettivi, di IRC e di USENET. Non importa imparare, ma conoscere persone che ti facciano venire voglia di farlo.

De educatione
Anche perché, in my very humble opinion, quello che uno impara nel mio corso di laurea è del tutto inutile. Io capisco che un ingegnere informatico non debba essere un programmatore, ma a due mesi dalla (loro) laurea c’erano persone che ancora mi dicevano che la complessità di un algoritmo non è un problema importante “tanto nella vita non capita mai“.

D’altronde, so come funziona un transistor perché elettronica è un corso obbligatorio, anche se non disegnerò mai un circuito integrato, ma magari alcuni dei miei colleghi lo faranno, quindi a loro sarà stato utile. Non so quanto, visto che abbiamo studiato su un testo del 1982, ma forse si.

Quantomeno, uno dovrebbe aver acquisito la forma mentis.

Che, detto fra noi, non so neanche quanto sia vero. Certo, l’esame di Analisi II è propedeutico allo studio della fisica che è propedeutico allo studio di.. mh.. ok niente nel mio caso, ma forse a qualcuno serve. Però dovrebbe dare una forma mentis.

La da davvero? Non lo so. Forse serve comunque per apprezzare xkcd.

La mia impressione è che la mia università sia impastoiata in un mix tra nostalgia per quando informatica era ancora elettronica, l’ossimoro “software engineering” e l’altro “computer science”.

E in tutto questo finisce per fallire in vari modi:

  • “Industry-focus” mal-mirato tipo java al primo corso sulla programmazione, come imparare a leggere con la Divina Commedia. Dal paradiso. Credo sia possibile imparare a programmare usando java, ma non usando lo stesso programma che si usava col PASCAL (sempre maiuscolo).
  • “Science-focus” disconnesso. Nel corso di Informatica Teorica (von neumann, turing, church, automi etc) c’è una parte dell’esame in lisp. Nessuno ti dice perché. Nessuno torna mai più sul lambda calcolo. In Sistemi Distribuiti si studiano una marea di algoritmi e di problemi teorici. Nessun esempio di software reale, o di piattaforme esistenti.
  • Scomparsa di argomenti fondamentali. Provate a chiedere al 90% dei laureandi come funzioni l’allocazione di memoria in java. Intendo cose banali, tipo “dove stanno gli oggetti”. Credo di aver sentito il termine “heap” tre volte in nove anni. Tail call elimination? Sospetto che il concetto stesso di tail call sia ignoto ai più. Type system? Cazzarola, paolo, che ha fatto matematica, ha implementato un linguaggio in haskell come compito per casa, da noi credo che nemmeno venga mai nominato. Penso che alla domanda “dai una definizione di polimorfismo” la maggior parte dei miei colleghi non saprebbe rispondere
  • Rimanenze di esami ingegneristici senza senso. Chimica. Io ho amato chimica. Un esame bellissimo. E giuro su $DEITY che niente visto in tale esame mi è mai servito a niente nei 40 esami successivi.

Ovviamente, ci sono un sacco di persone che escono preparatissime. Gente che per quel che mi riguarda può vincere il turing award, disegnare CPU avanzatissime e sviluppare il prossimo BigTable o Dynamo . Solo che il 90% di chi si laurea non farà quello, scriverà codice java senza aver mai visto junit, porco giuda.

Però la mia università sta migliorando, credo. Adesso abbiamo corsi in inglese, una nuova sede ed internet wireless. Dopo la terza riorganizzazione da quando mi sono iscritto, forse i corsi sembrano riorganizzati in maniera da non studiare l’algoritmo di dijkstra 6 volte e magari imparare qualcos’altro. Io sono speranzoso.

De magistris
Io ho avuto dei buoni insegnanti, e ne ho avuti di pessimi.
Credo che il problema permanga sempre lo stesso, e sia comune ad altre realtà: professori che non amano (più?) l’insegnamento, o che soffrono ad insegnare a gente che se ne frega del loro argomento (e.g. fisica a un informatico, interesse prossimo a zero), o che hanno scritto slide dieci anni fa e non hanno voglia di aggiornarle (e.g. “MD5 is currently considered secure” nel 2009) o che, semplicemente, non sanno insegnare pur essendo ottimi ricercatori.

Ho diligentemente compilato il modulo per esprimere giudizi sul corso appena finito, ogni volta che ho potuto. Non ho mai notato differenze.

De Economie Sapientiae (questa l’ho inventata)
Forse la cosa che più mi è mancata è stato capire perché una cosa mi servisse. Qualche professore eroico ha messo a fine corso delle lezioncine da parte di persone esterne all’università che operano in campi contigui all’insegnamento. Avrei voluto averne sempre.

Se non mi viene fatto capire a che serve, come posso imparare qualcosa?
Non è poi troppo difficile cavolo:

  • turing completezza: “a volte ha senso avere un linguaggio non turing completo perché così puoi sapere da analisi statica che la cosa che spegne una centrale nucleare impazzita non entrerà in un loop infinito
  • NFA/DFA ed espressioni regolari: “per esempio le espressioni regolari in java Pattern.compile(”a+b?c*”)
  • natural language processing: “la società X produce questo tool che classifica notizie automaticamente, potremmo farne uno semplice usando questa tecnica…
  • teorema di bayes: “ad esempio, uno spam filter si può fare così (20 righe di codice)…

Quello che mi è mancato, e credo manchi a molti, è capire quale sia il valore di quello che studio. Gli studenti, io almeno, amano gli esami di progetto. Perché, vedi a cosa serve quello che studi. Io ho dato “Metodi Matematici per l’Ingegneria”, immagino sia utilissimo per qualcosa, ma non ho idea di cosa.

Conclusions and future work
Io penso che l’università sia bella, e utile. Forse non nel senso di imparare davvero, ma forse serve ad essere esposti a bacilli che poi potranno svilupparsi, oppure no.

Serve a conoscere qualche persona che può cambiarti la vita e a scoprire l’esistenza di qualcosa che potrà diventare una passione. Serve ad andare in erasmus, se possibile, e ad essere costretti a studiare cose che resterebbero sul limite del disinteresse ma che ex post si apprezzeranno.

Dopo quasi dieci anni, mi piacerebbe ricominciare.
E poi, adesso mi trovo come mi trovavo una mattina ad agosto nel ‘99, quando un amico mi ha svegliato, mi ha portato all’università e mi ha fatto iscrivere ad ingegneria.
E penso le stesse cose: mi iscrivo a lingue, scienze della comunicazione o economia?

wooo wooo wooo

personale, studio January 12, 2009 2:03 pm (Save post)

ho passato l’ultimo esame!

UPDATE:

E ho pure aggiornato il blog in inglese dopo quasi un anno!

Appreso all’università: eΠi +1 =0

personale, studio April 15, 2007 8:40 pm (Save post)

Quella nel titolo è la formula dell’identità di eulero. Eulero se campasse ancora avrebbe 300 anni, e probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore.

Quantomeno uno avrebbe la prospettiva di aspirare all’immortalità se studia la matematica, che molto meglio che morire con filosofia.

Su eulero, vi segnalo il post di MJD.

(warning: misò che già lo feci un post su questa cosa)

Ma il vero motivo di questo post è che mi ha ricordato il mio professore di automatica, che un giorno se ne è uscito con questa equazione senza alcuna ragione valida.
Se ricordo bene, l’aveva vista sulla maglietta di un tipo, e gli era piaciuta, perché “ha dentro tutti i numeri importanti della matematica”.

Il professor Farina è stato un buon insegnante, che è di più che essere un buon professore, perché era riuscito a convincere un branco di deficienti fancazzisti che la teoria dei sistemi fosse affascinante. Cosa che indubbiamente è ma che è difficile comunicare.

Ma la cosa per cui non posso dimenticarlo, è che balbettava leggermente, ed in un’occasione si incastrò abbastanza pericolosamente mentre scriveva alla lavagna, si fermò e girò verso di noi e disse (parafraso):

Sapete, a me da fastidio balbettare, ma non troppo. Una volta ero una persona che si preoccupava molto di queste piccole cose, credevo che la gente mi giudicasse male per i miei difetti.

Poi però mi sono reso conto che a me non importava dei dettagli “sbagliati” negli altri.
E ho capito che alla fine non importa a nessuno di certe cose, le persone sono in grado di valutarti bene o male senza far caso se uno sbaglia a parlare, o fa qualche cosa di male, o fa una battuta che non fa ridere nessuno..
E ho cominciato a vivere meglio quando ho capito che non c’era motivo di preoccuparsi.

Io sono orgoglioso delle cazzate che vi sto dicendo!

A quel punto è partita la standing ovation dell’aula.

E io ci ho pensato un po’, e spero che non mi consideriate sempre scemo, ma se ogni tanto lo sono, non preocupatevi, sono comunque orgoglioso anche delle cazzate che continuo a dirvi.

Apri La Tua Mente n°1

studio April 11, 2007 8:22 am (Save post)

Citazioni per far pensare il Lettore:

Il tuo browser usa le Regexp quando fai “Cerca”? Perché no?

(Rob Pike, in The Good, The Bad and The Ugly of the Unix Legacy)

Post Archivio n° 14

ruby, personale, web, studio March 29, 2007 6:18 pm (Save post)

Nel quale il nostro eroe celebra il 23 in reti ottiche recuperando arretrati e riproponendoli al Lettore inerte, e recuperando obliate consuetudini

Scusa Lettore, avrei voluto bloggare, ma ero impegnato. Studio, progetto 1, progetto 2 progetto N. Dove per progetto intendo perdita di tempo (libero). Dove per tempo intendo minuti soggettivi in ore oggettive. Dove per oggettivo intendo il complemento, che in latino si fa con l’accusativo, che generalmente al singolare si fa con la “-m”.

E che per qualche strana ragione, dopo 10 anni che conosci inglese e latino (si fa per dire..) un giorno ti rendi conto che la forma corretta/elitista/pedante/desueta di “who will you marry” sarebbe “whom will you marry”. Poi dite che non vi acculturo.

Link del giorno:

  • l’altra volta avevo dato un bel po’ di link a blog. Oggi ne do uno solo a una cosa che smette di essere solo un blog. Clipperz è concettualmente una figata, e rientra nella nostra teoria della relatività linguistica ristretta, ovvero la maggior parte degli italiani che fanno roba innovativa sul web tendono a farla in inglese. Ben venga, se la fanno multilingue però è meglio.
  • oggi ennesimo aggiornamento effettuato su osx. Con questo raggiungo il giga di roba scaricata in circa un anno. Grazie a dio non pago la connessione
  • dal blog di XRuby, una simpatica sfida: sei in grado di definire Integer#times in puro ruby in modo che se vengano ridefiniti Integer#+ o Integer#succ funzioni ancora? Ok, adesso provate a renderlo resistente a qualsiasi modifica di una classe esistente. AFAICT è impossibile, ed è così che dovrebbe essere.
  • e sapevate che una volta c’era chi proponeva che in Smalltalk si potesse definire una propria #dispatchMessage per rendere ancora più dinamico il linguaggio? Mi sono perso il link, ma se chiedete vi passo il file.
  • e parlando di Smalltalk, congratulazioni & complimenti a giovanni corriga che non solo ha praticamente fatto entrare Squeak nella google SoC praticamente da solo, ma ha anche alcuni dei messaggi di stato più belli che si siano mai visti su un IM.
  • e finalmente, torniamo alla buona abitudine: Il koan di marzo

    Un bambino entrò nel tempio mentre i monaci erano fuori per dargli un dono, e non trovando nessuno si appoggiò alla statua del buddha per aspettare e si addormentò. Un monaco lo sveglio sgridandolo:
    “cosa fai, dormi sul buddah!?”
    “No!” rispose.
    Subito, il monaco fu illuminato

    .
  • Restando in tema di pseudozen, spesso ho pensato che le religioni orientali siano sopravvalutate. Voglio dire, a noi arriva tutta la roba spiritual-essenzialista da cioccolatino, ma in realtà c’è una marea di fuffa liturgica. Probabilmente dovremmo fare lo stesso con le religioni del libro, e pescare solo frasi e storielle ispiranti, per cui, parafraso

    il monaco stava passeggiando sulla spiaggia cercando di capire il mistero, e vide un bambino che aveva scavato una buca e prendendo l’acqua del mare con una conchiglia, la versava nella buca.
    “Cosa fai?” chiese il monaco.
    “Metto il mare nella buca”, disse il bambino.
    “Ma non è possibile mettere il mare in una buca, e certo non con una conchiglia”, rispose il monaco.
    Subito, fu illuminato.

  • PyCon Uno! Finalmente, e bravi organizzatori.
  • Non mi ricordo se l’avevo già linkato, ma date un’occhiata a questo fantastico Foozle Wars, che spiega l’ascesa e il declino della programamzione foozle oriented. Secondo me il paradigma delle Nimble Arrow è nettamente superiore.
  • Nel continuo tentativo di sovraccaricare la mia lista di cose da fare fino a che l’intero multiverso vada in stack overflow, mi sono messo a dare una mano al blog italiano su openid. Graze a claudio e michele.
  • E appunto dalla versione inglese di quest’ultimo, avevo salvato un bookmark su come scrivere il quicksort in Scala.

Ti lascio alla lettura e alla meditazione, Caro Lettore.

Bloglab: sperimentazione mediatica alla sapienza

blogosfera, studio, italia March 21, 2007 11:07 am (Save post)

Bloglab vorrebbe essere un laboratorio dedicato allo studio dei nuovi fenomeni comunicativi, e apre con un seminario nel quale blogger affermati dovrebbero, per quel che ho capito, adottare gruppi di studenti e guidarli nei meandri della social cosa. Iniziativa interessante, piuttosto e anzichenò, sono curioso di vedere che ne verrà fuori.

Se seguite il link, potete anche scoprire come partecipare nel ruolo di fellow, a quel che capisco l’unica condizione è avere esperienza nel bloggare. Se è così, ulteriore plauso, se non è così.. perché no?

Ovviamente, nell’interesse della scienza, vorrei ricordare che scienze della comunicazione è piena di gnocca, i miei lettori maschi e non troppo maturi ci pensino attentamente.

Enigma linguistico reto-romancio

studio March 8, 2007 4:59 pm (Save post)

Nella mia vita alternativa, che si svolge nel continuum-B del multiverso, faccio il linguista.
Ricordo che fin da piccolo ho saputo che il friulano è una lingua a se, e non un dialetto. Poi da grandicello ho scoperto l’esistenza del ladino, strana lingua dolomitica. E oggi, grazie a questo blog, linkato da luca togni ho scoperto l’esistenza del romancio, e del fatto che tutte e tre queste lingue possono essere messe in un comune blocco linguistico noto come reto-romanzo.

Poi ho impiegato dieci minuti per decifrare a occhio gli esempi linguistici riportati sulla pagina di wikipedia, arrivando alla conclusione che parli della volpe che, affamata, vide un corvo in cima ad un pino che aveva roba da mangiare nel becco, e gli disse “che bell’uccello che sei, se il tuo canto è al livello del tuo piumaggio sei davvero l’uccello più bello di tutti”.

Cosa si fa pur di non studiare reti ottiche.

Prerequisiti

personale, studio May 12, 2006 7:09 am (Save post)

Scusa, Caro Lettore, vado di fretta ma volevo condividere questo pensiero che mi è venuto sotto la doccia un momento fa:

non esistono materie difficili solo materie che richiedono più o meno prerequisiti

Informatica Teorica ad esempio è una sfilza di pippe mentali incomprensibili.
Eppure qualsiasi programmatore guardando questo codice

 while not finale?(valore)
   valore=calcola(valore)
  end

potrebbe dirvi “non so se termina“.
Allora perché il teorema di rice sembra complicato? Due minuti fa ho capito: è solo perché mi (ci) mancano i prerequisiti.

PS
occhio che è attiva la moderazione se commentate e non si vede niente siete finiti nella coda. Scusate ma 300 commenti spam in un giorno andavano un filino controllati..

Link per imparare il giapponese da italiano

personale, web, studio, italia March 22, 2006 10:10 am (Save post)

Listible.com è una figata, non fa altro che aggregare liste di cose.
Devo ammettre che inizialmente non avevo capito a cosa servisse, ora invece lo ritengo un’idea buona se non ottima. Pensandoci bene è una una di quelle da 5 dollari.

Vabè, fatto sta che ho messo su una mia lista personale di risorse online per imparare il giapponese per italiani.

Una lista di risorse di lingua inglese esiste già, ma mettetela come volete, io leggo e scribacchio engrish ma preferisco sempre la mia di lingua, in particolare quando devo sentire cose tipo “japanese is an incredible language, you can actually omit the subject of the sentence and it will be inferred and you can even omit the “ka” for interrogative forms if you use a suitable emphatization” o spiegazioni interminabili su come siano da pronunciare le vocali in giapponese.

Vabè, insomma, se avete qualcosa da parte vi invito ad aggiungerlo alla lista imparare il giapponese.

Pensieri veloci da gente che studia

personale, studio, lettura March 13, 2006 1:15 pm (Save post)

Una citazione da “Godel, Escher, Bach”, ovvero quel libro meraviglioso che ogni geek dovrebbe leggere (ma anche tutti gli altri):

In breve, Godel metteva in evidenza che la dimostrabilità è una nozione più debole della verità, indipendentemente dal sistema assiomatico considerato

non sono particolarmente credente (ne’ particolarmente ateo (ma forse vagamente agnostico)) però mi pare una bellissima descrizione dell’avere fede :)

Ed a seguire un piccolo koan, che credo provenga ancora dallo stesso libro

due monai dibattevano osservando le foglie dell’albero muoversi al vento. “è il vento che si muove” diceva l’uno, “è la foglia che si muove” diceva l’altro. Il maestro passò di lì e li riprese “stolti, non è la foglia ne’ il vento a muoversi, è la mente che si muove“.

e mo me ne torno a studiare sistemi ditribuiti, sigh.. anzi, primo vi passo anhe una citazione da quel libro, a sua volta presa da groucho marx:

Questi sono i miei princìpi. Se non vi piacciono ne ho altri

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