personale, web, privacy, media March 1, 2007 10:19 am (Save post)
Matteo mi rilancia la palla, ricordando che c’è bisogno di creare informazione e coscienza sulla net neutrality, per evitare che un domani il problema si ponga da noi in modo irreparabile.
Il mio sunto della questione:
una rete neutrale se ne frega di quello che faccio
Una rete non neutrale invece può dirmi “no, meglio se non vai su quel sito porno.. mmh.. non penso che tu voglia vedere quel video di decapitazione.. emh.. forse è meglio che non scarichi software pirata da bittorrent..”
Ma può anche dirmi “Tu non puoi collegarti al sito di una compagnia telefonica concorrente. Tu non puoi ascoltare quella radio online. Tu non puoi chiamare col VoIP senza pagare. Tu non puoi vedere video con licenza CC. Tu non decidi, io decido.”.
In italia c’è poca conoscenza di questo problema fuori della blogosfera.it, motivo per cui, nel mio piccolo ho iniziato la traduzione della pagina di wikipedia sulla net neutrality, chi volesse aiutare è il benvenuto.
Non è mai successo
Io, comunque, sono un ottimista e credo nelle magnifiche sorti et progressive.
Quando Lessig dice che radio e giornali erano media bidirezionali ed ora non lo sono più, perché il cattivo danaro li ha pervertiti sta facendo populismo.
Chiunque può stampare oggi un giornale per un prezzo irrisorio e venderlo, se non distribuirlo per strada. Invito chiunque a farsi un giro dentro la Sapienza e procurarsi Lotta Comunista, Potere Operaio, Marxismo Continuo, Mao vs Wolverine e tutti gli altri giornali autoprodotti.
In italia abbiamo anche una (atroce) legge sull’editoria per cui le minoranze politiche ricevono soldi dallo stato per poter esprimere la loro idea, tanto per liberarle dal vincolo della commercializzazione, e guardate che successo che hanno! Il giornale che vende di più è la gazzetta dello sport che di finanziamenti non ne prende, non perché abbia più pubblicità ma perché i lettori apprezzano quel tipo di contenuto. Sorpresa, sono gli utenti che determinano la nascita del medium unidirezionale.
E lo stesso per le radio. Io sento praticamente solo radio rock, emittente locale che fa della partecipazione degli ascoltatori un suo vanto. E non sento radio ancor più partecipative, che a roma si sprecano. Ma la maggior parte delle persone sente radio deejay, che volete farci.
Ah, e se qualcuno vuole comprare una televisione locale ne vendono una qui da me.
L’essere one-way media è semplicemente un difetto della massificazione, ed è lo stesso che succede con i blog. Il 90% della blogosfera legge almeno un A-Lister. Ovviamente, l’A-Lister legge gli altri A-Lister, ma non legge il 90% della blogosfera.
Leggasi: Beppe Grillo non sa neanche cosa sia un trackback.
L’informazione vuole essere libera
Io ritengo che il pericolo che le telecom assumano troppo controllo sulla rete esista, esattamente come esiste il pericolo che DRM e TCPA divengano pervasivi, ma ritengo ci sia speranza.
Esempio: è stata pubblicata la terza versione (maggiore) delle licenze CC, cioè le licenze che più hanno contribuito a portare il concetto di materiale libero alla massa. Perché ciò è importante o rilevante?
Ad esempio perché queste licenze ora possono essere usate da Debian, e possono essere mischiate con il progetto OpenCourseWare , e finalmente c’è una clausola “condividi sotto CC o licenza compatibile”.
Questo è un ottimo esempio di come idee di libertà e condivisione effettivamente si mescolino e propaghino e si uniscano in un fiume in crescita.
Linux è una realtà, Firefox si prende il 30% del mercato, OpenID diventa uno standard, Microsoft abbraccia RSS, Java viene reso open source, linuxbios viene messo su dieci milioni di terminali, e che dire dell’Open Hardware? Esiste persino una Biologia Open Source
Per cui, sto attento alle cose pessima che potrebbero accadere, ma mantengo il sorriso, alla fine vinceremo noi

